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Le Affinità Elettive di Expo e Spazzatura

 

Da un po’ di tempo, alcuni rivenditori di biglietti Expo nella Metropolitana milanese affiggono una scritta relativa all’imminente evento internazionale: “Parteciperà il mondo. E tu?”. I mercanti di giustizia alimentare a buon prezzo dicono il vero: Expo, la bastiglia della sostenibilità, non ha scrupoli nell’accogliere gli ospiti globalmente più impensabili all’evidenza del buon senso. Le barriere dell’evidenza, infatti, vengono prontamente flesse senza timori e si annuncia così il trionfale ingresso di Coca Cola e Mc Donald’s fra i partner ufficiali dell’evento.

I pochi diffidenti ricordano che, cliccando sulla sezione “Che cos’è” nel sito ufficiale di Expo, la descrizione del progetto recita: ” Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”. Una proposta, dunque, tutt’altro che anonima. Il cibo non è posto nella sua fredda necessità, ma accolto nel prospetto di un favorimento ormai irrevocabile della sana alimentazione.

Un vago germe di dissenso non sembrerebbe, allora, una reazione incomprensibile di fronte all’invito delle due più celebri multinazionali produttrici di cibo spazzatura, le cui condizioni di sfruttamento di animali vivi in condizioni raccapriccianti e il cui uso di sostanze nocive è notoriamente oggetto di battaglie animaliste, ecologiste e in sostegno dello sviluppo sostenibile in generale.

Ma quali pregiudizi abitano le nostre menti malfidenti! Expo, ovviamente, argomenta convincentemente e nell’autorevolezza della legalità le proprie iniziative: “Coca-Cola […] è stata scelta in virtù del suo impegno sul fronte dell’innovazione e della crescita sostenibile, capace di generare ricchezza per le comunità, tutelando le risorse utilizzate e incoraggiando consumi e stili di vita equilibrati.”

E anche l’individuazione di Mc Donald’s non è certo una manovra spietatamente economica e gravida di irresponsabilità, ma si tratta di una scelta rivolta a tutti gli imprenditori agricoli italiani con meno di quarant’anni che offre a ben venti di loro la possibilità di entrare a far parte dei fornitori italiani di Mc Donald’s per la bellezza di tre anni. A convalidare la scelta contribuisce il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina: “Questo progetto rappresenta un’occasione per sperimentare nuovi rapporti di lavoro con i giovani imprenditori agricoli, puntando sulla innovazione che incarnano, dando loro stabilita’ anche nel medio periodo e contribuendo al ricambio generazionale in un settore chiave come quello agroalimentare”.

Gli argomenti di sostenitori e partecipanti sono un surrettizio nonsense: l’illusione di fornire un benché minimo ruolo ad una ridicola élite di giovani allevatori è, in realtà, un ostentato assorbimento della piccola imprenditoria nello stritolamento economico ed ambientale che, imponendo mezzi, tempi e direttive che non hanno nulla a che vedere con la cosmica ciclicità, inasprisce il mortifero dissesto fra i tempi dell’uomo ed il tempo della Natura.
L’Expo si è più volte appellata al paradosso del miliardo di obesi e il miliardo di affamati nel mondo per promuovere la propria politica di revisione alimentare, eppure oggi ne invita i massimi colpevoli. Non può trattarsi di un semplicistico sodalizio con i responsabili per uno spostamento di cibo, non si tratta solo di evangelica condivisione: non è nella misericordia la soluzione, ma nella riformulazione dell’intera catena di distribuzione e della gestione alimentare mondiale.

Insomma, la riscossa riconoscente la sostenibilità di marchi come Coca Cola e Mc Donald’s, solo gli ultimi di millanta habitué all’innocente affarismo, sembra tanto la nomina di un piromane a ruolo di guardaboschi o di un ostruzionista antieuropeista al Parlamento Europeo (in certi paesi, incredibilmente, ciò accade…).

Allora, quello che scrivono i rivenditori di biglietti Expo è vero: parteciperà il mondo, e tu, impotente spettatore ambientalista sensibile all’uomo libero da condizionamenti economici, resti la sola incognita, che, nella pressante imminenza dei tempi, sembra inesorabilmente volgere al negativo.

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