Sei qui:  / Opinioni / Milano: La Corte dei Miracoli

Milano: La Corte dei Miracoli

 

I giovani d’oggi, e non si tratta certo di una jeunesse dorée, amano baloccarsi in siti dall’estetica seducente e si muovono in branco verso zone gremite d’altri branchi. Uno dei molti siti del diletto milanese sono le celebri Colonne di San Lorenzo, antiche rovine romane ornate da opulenti pilastri marmorei. Che ciò sia un’attrazione estetica è innegabile, ma che l’affluenza ne rispetti complessivamente l’integrità può essere legittimo oggetto di dubbio…

Nella traversata del colonnato, infatti, è prassi consolidata che un buon numero di spacciatori ambulanti offra regolarmente droghe di varia natura a prezzo da concordare. Nulla di sorprendente per il pubblico esteta, che considera tutto questo parte di un’inflessibile naturalità, dove chi vuole favorire lo fa e chi preferisce la sobrietà lascia indifferentemente ogni accadimento alla propria inevitabilità.

Tale fruttuoso commercio non è racchiuso semplicemente in questo spazio angusto, ma fiorisce anche nei molti bar della zona, veri snodi strategici in cui pusher e mercanti di irrealtà concordano o subiscono il business, nel retrostante Parco delle Basiliche, nella cui vegetazione ogni prodotto è ben custodito, nel frequentatissimo Parco Sempione, in ogni indisturbata zona periferica, oltre agli spazi più chic come Corso Como. I siti che ospitano questi commerci sono ben noti ed un cliente non deve far altro che presenziarvi per partecipare ad un normale scambio confluito in una delle innumerevoli declinazioni del capitale.

La zona di San Lorenzo e i suoi viveur notturni sono stati più volte oggetto di denuncia: oltre all’odore delle sostanze consumate che serpeggia fino alle abitazioni sovrastanti, a molestare gli abitanti innocenti sono le urla sguaiate ed il rumore assordante di strumenti o percosse. Non ultimo, un cittadino limitrofo di nome Massimo Cacciari condannò aspramente, in un’intervista su Repubblica di qualche anno fa, gli intollerabili danneggiamenti di quello che è a tutti gli effetti un raro e prezioso reperto archeologico.

Tutto il traffico di stupefacenti non è racchiudibile nel solo atto della vendita, il quale cela una ben più complessa catena che conduce ai pusher, ad un codice linguistico che indica i ricorrenti cambi del patrio rifornimento in un rimando ad infinitum in cui la responsabilità originaria si sottrae e consente una vendita produttiva ed impunita. Nemmeno le vite di coloro che, anziché dedicarsi all’edificante sviluppo personale, praticcano sordidi commerci ci sono note; ma quel che è noto è che il malaffare si realizza, lo fa in determinati luoghi ed il suo realizzarsi è imprescindibilmente illegale.

La domanda che più spontaneamente sorge è: dove sono le forze dell’ordine in questo marasma d’illegalità incontrollata? Esse dimorano, forse attratti dalla stessa estetica adolescenziale, proprio alle Colonne di San Lorenzo e siedono, ancora emulando la nostra jeunesse, in uno dei molti bar, muniti di sigaretta e bicchiere, discorrendo cordialmente. I loro volti vestono le smorfie dell’impotenza e di una rassegnata indifferenza.

Certo, non è pensabile che sia sufficiente farli alzare dai tavoli ed esercitare il terrore per estinguere il malaffare o sospendere la criminalità organizzata. Allontanare o impedire l’attività malavitosa locale significherebbe, infatti, solo rimandarla altrove, senza fare sparire le istanze dei numerosi clienti che si muovono a passo di java dipendente dai propri mercanti, né l’offerta che ben conosce le leggi del mercato e le loro camaleontiche declinazioni di strada.

E’ più facile maledire l’oscurità che accendere una candela, ma se una rieducazione collettiva appare utopistica, è necessario allora educare, comprendendone il gravoso impegno, costantemente ed in ogni modo possibile, assumendo ed esercitando la totalità di ogni nostra specifica responsabilità.

Quei volti vestiti di mestizia sono la più limacciosa educazione all’inflessibile necessità della corruzione e all’impotenza dello Stato. Non sarà possibile plasmare un nuovo sole, ma certo lo è accendere una candela e ciò avverrà quando, anche solo nel locale, l’esercizio di quei volti si farà capillare, efficiente e responsabile, riscattandosi, così, da ogni artefatta mestizia, dal peso insostenibile di ogni discolpante rassegnazione.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE