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Rai: alcune proposte per affrontare i temi del rinnovo della concessione e della riforma

 

All’indomani dell’indebita sottrazione da parte del Governo dei 150 milioni di euro dal bilancio della Rai per il 2014 si è sviluppata una vera gara tra proposte di riforma della Rai, del canone, della concessione, del progetto editoriale e di altri temi ancora. Man mano che i giorni passavano questa frenesia riformatrice si è andata man mano spegnendo. Forse gli ardori riformatori erano solo una vernice di facciata. Proviamo dunque noi di Articolo21 a raccogliere il testimone e rivolgiamo pubblicamente  alcune domande su come procedere.

  1. La prima questione è il rinnovo della Concessione che scade nel 2016 e che deve essere fatta con legge dal Parlamento. Chi assume l’iniziativa? La nostra risposta è che deve essere una iniziativa parlamentare.
  2. Nei giorni scorsi il Governo aveva detto che sarebbe stato opportuno anticiparla rispetto al 2016. Per anticiparla di un solo anno siamo già al limite perché i tempi di approvazione parlamentare di una legge richiedono almeno 6 mesi. Quindi è necessario che qualcuno si muova.
  3. Un rinnovo appropriato della concessione richiede una seria consultazione. Non basta mandare una mail ad un indirizzario più o meno lungo ed attendere una risposta purchessia. Articolo 21 aveva cominciato a fare questo lavoro coinvolgendo tutta una serie di soggetti.
  4. La consultazione ha bisogno di regole precise e di trasparenza. Deve fondarsi su un rapporto firmato da alcuni soggetti autorevoli. Deve articolarsi sui principali capitoli di quel rapporto.  Deve iniziare in un giorno prestabilito e concludersi a distanza ragionevole con un nuovo rapporto sulle risposte ai quesiti da parte dei soggetti consultati. Quelle risposte opportunamente organizzate devono rappresentare un vincolo per chi elaborerà il progetto finale.
  5. Alcuni temi  devono essere affrontati dalla politica ed altri dalla Rai. Invertire i ruoli è pericoloso. La politica deve stabilire la missione generale del servizio pubblico nella società contemporanea. L’Europa che è caratterizzata dal maggior numero di questi network deve indicare le premesse fondamentali che sono ancora quelle del Trattato di Amsterdam.
  6. Gli Stati devono sviluppare queste premesse e dettare norme sulla missione, sui conflitti d’interesse, sul finanziamento e sulla “governance”. Garantire il diritto di accesso dei cittadini all’informazione, alla cultura, alla produzione e alle nuove forme di alfabetizzazione in condizioni di indipendenza economica e politica.
  7. I cittadini che pagano il canone devono avere peso nella formazione della governance ma anche nelle scelte essenziali sui contenuti della programmazione. L’Auditel e la pubblicità – con l’intreccio tra testimonial pubblicitari e protagonisti dei programmi – non possono diventare i nuovi padroni al posto della politica.
  8.    Anche la Rai deve fare la sua parte e non aspettare passivamente un progetto che gli venga proposto da altri. La Rai ha bisogno di un radicale ripensamento che metta al centro il prodotto, la qualità dell’offerta, la esaltazione della ideazione, la valorizzazione delle risorse interne e magari anche il recupero di quei talenti che sono stati messi alla porta per ragioni di carattere  politico.
  9.     Per questo è indispensabile che quanto prima, il gruppo dirigente della Rai voglia presentare in modo pubblico l’annunciato piano di riforma editoriale ed industriale
  10. Un progetto di tale natura, ovviamente, ha bisogno di trasparenza, di confronto pubblico, di coinvolgimento di quanti, dentro e fuori la Rai, credono davvero nel ruolo e nella funzione del servizio pubblico.
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