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Vita di Costanza Arconati

 

È uscita in questi giorni, presso la casa editrice “Enciclopedia delle donne”, l’opera postuma di Dina Bertoni Jovine, dedicata a Costanza Arconati, nobile e protagonista di alcuni passaggi fondamentali del Risorgimento. L’opera, curata da Giuliano Bertoni, nipote dell’insigne pedagogista scomparsa a Roma nel 1970, è stata interamente trascritta dal manoscritto originale e pubblicata grazie al gentile interessamento di un’editrice interessata alla valorizzazione delle figure femminili che hanno contribuito a scrivere tratti importanti della nostra storia. Di seguito, trovate una breve prefazione di Giuliano Bertoni, posta all’inizio dell’opera, e una ricca biografia di Dina Bertoni Jovine, curata da Marco Todeschini per la suddetta casa editrice.

Prefazione

Quest’opera fu rinvenuta da mio padre fra le carte della sorella nel 1970, anno del suo decesso, e inviata ad un’importante casa editrice che però la restituì senza neppure leggerla, perché ritenuta estranea alla propria linea editoriale. In seguito restò nuovamente dimenticata, fino ad una mia recente riscoperta. Il manoscritto era conservato tra le carte di famiglia, insieme con gli autografi di Francesco Jovine di cui, con i miei fratelli, sono erede e custode. Non vi è una data. Suppongo che sia stato scritto entro il 1950 perché alla prima pagina c’è l’indirizzo di via Palombini; e l’autrice da quella casa traslocò in quell’anno, dopo la morte del marito Francesco Jovine.

È possibile che la morte del marito e la conseguente, inevitabile, riorganizzazione della propria vita l’abbiano indotta a trascurare questo lavoro che non fu più ripreso, se non forse per attingerne la breve nota biografica inserita nella “Enciclopedia della donna”, da lei curata per gli Editori Riuniti.

Ho letto con emozione ed ammirazione questo saggio, scritto con la fluente penna della donna dotata della cultura più vasta di cui io abbia memoria. Mi è parso quasi di leggere un romanzo; e credo che questa sensazione sarà condivisa da ogni lettore, nonostante il rigore scientifico della narrazione che si avvale di una vasta gamma di riferimenti bibliografici, compresi alcuni carteggi, all’epoca, e forse tuttora, inediti, scoperti fra le carte dell’epoca risorgimentale conservate nei magazzini di musei romani. Attraverso la storia personale di Costanza Arconati, “eroina” del Risorgimento italiano, il libro fa rivivere il periodo che va dai moti del ’21 all’unità d’Italia, regalandoci la sensazione di penetrare dentro l’anima dei personaggi che ricordiamo freddamente narrati dai libri di storia.

Non è stato un lavoro da poco recuperare l’intero testo dalle pagine ingiallite, scritte con l’inseparabile “Olivetti Studio 44”. Pagine coperte talora di correzioni e chiose scolorite, scritte con la minutissima calligrafia della zia. Purtroppo, tra i molti, manca qualche riferimento bibliografico, lasciato in bianco nel testo e che non mi è stato possibile recuperare. Certamente l’autrice non aveva ancora finito di “limare” l’opera ma a me è sembrata già più che degna di vedere la luce ed ho rispettato alla lettera il testo apportando solo quegli aggiustamenti che mi sono parsi appartenere solo a dimenticanze o sviste della compilazione. Ho pure ritenuto necessario inserire in nota la traduzione dei brani di carteggio riportati nell’originale francese nel testo, dato che l’insegnamento scolastico di questa lingua in Italia è andato sempre più scemando con l’andare degli anni. Ho cercato, quando possibile, di conservare i ritmi espressivi del testo originale senza cercare forme interpretative soggettive.

Giuliano Bertoni

Dina Bertoni Jovine

Falvaterra (Frosinone) 1898 – Roma 1970

«La politica scolastica del Vaticano si svilupperà in una duplice direzione: diffondere una crescente indifferenza per la scuola dello Stato; sviluppare e rinvigorire una legislazione che favorisca la scuola privata, nella sicurezza che, nel campo dell’iniziativa privata, nessun ente potrà, per lungo tempo, competere con le forze clericali». Non sono parole scritte nel 2012, regnanti Joseph Ratzinger, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco. Scritte nel 1954, regnante il principe Eugenio Pacelli, firmò queste parole Dina Bertoni Jovine, educatrice e pedagogista. Qualche anno prima Piero Calamandrei, giurista, avvocato, costituente, aveva fatto considerazioni analoghe in difesa della scuola pubblica, centrate però sull’azione di governo piuttosto che su quella vaticana, nel discorso dell’11 febbraio 1950, che viene ricordato col titolo del passaggio più allarmato: “Facciamo l’ipotesi”.

Mentre Calamandrei fu attivo, dopo la fine del Partito d’Azione, in diverse formazioni politiche dell’area socialista, ma non fu mai comunista, è chiara e inequivoca l’appartenenza di Bertoni Jovine all’area del Partito Comunista Italiano, al quale giunse durante la guerra e la resistenza.
Vediamo come, dal principio.  Il giovane stato “unitario” era, fin dalla nascita, notevolmente irrequieto: mentre milioni d’italiani sfuggivano alla povertà andandosene – soprattutto – verso le Americhe (ma pure in terre germaniche o in Francia), frequenti e numerose erano anche le migrazioni interne, in un paese che era unitario di nome, ma di fatto era ancora da costruire. Per costruirlo, un attore fondamentale era la scuola, se al momento dell’unità, tre quarti degli abitanti non sapevano leggere e, novant’anni dopo, ancora due terzi degl’italiani usava il dialetto in ogni circostanza.

La famiglia Bertoni era emiliana, ma Dina venne al mondo nel 1898 in Ciociaria, a Falvaterra (FR), dove erano stati mandati i genitori, entrambi maestri. Succedeva così per gli insegnanti come per i militari, i magistrati, i medici condotti e tutti gli altri dipendenti pubblici. I Bertoni erano impegnati a combattere l’analfabetismo per migliorare, anche con corsi gratuiti per adulti, la situazione culturale e sociale degli abitanti del piccolo paese cui erano stati assegnati.

Malgrado le ristrettezze economiche riuscirono ad avviare tutti i loro sette figli (tre erano morti da piccoli) agli studî nella città di Roma. Dina si diplomò – a sedici anni di età – presso l’Istituto Magistrale Vittoria Colonna e poi conseguì anche il diploma di licenza liceale e si iscrisse all’Istituto Superiore di Magistero, lo stesso nel quale aveva insegnato anche Maria Montessori.

Migrante interno era anche Francesco Jovine, nato (1902) nelleTerre del Sacramento (il titolo del suo migliore romanzo), a Guardialfiera in Molise, da Amalia Loreto e da Angelo Jovine, contadini, nella cui casa era presente una discreta biblioteca. Deciso a diventare insegnante, lasciò l’istituto tecnico agrario di Larino per frequentare la scuola magistrale di Velletri e poi di Città Sant’Angelo (Pescara), dove si diplomò nel 1918. Continuò a studiare per proprio conto e dopo il servizio militare a Roma ottenne l’abilitazione magistrale, insegnando poi a Guardialfiera e, dal 1925, a Roma, dove s’iscrisse al Magistero, si laureò, rimase come assistente di Giuseppe Lombardo-Radice e divenne direttore didattico. Nel 1928 sposò Dina Bertoni, anche lei direttrice didattica a Roma, dopo aver studiato al Magistero, come si è già visto.

Allontanandosi dall’ambiente ostile del fascismo, Dina Bertoni, con il marito, si trasferì a Tunisi nel 1937 e successivamente al Cairo, dove fu ispettrice didattica negli istituti scolastici italiani fino al 1940. Lo scoppio della guerra (la Tunisia era colonia francese, l’Egitto era protettorato britannico) costrinse entrambi al rientro a Roma, ove Dina continuerà la sua opera di educatrice e anche di giornalista, collaborando successivamente al «Giornale d’Italia», a «Il Politecnico» di Elio Vittorini e alla Enciclopedia della donna, per conto degli Editori Riuniti.  Nel 1953, insieme con Ada Marchesini Gobetti, dirige la rivista «Educazione Democratica» e in seguito collabora ad altre riviste quali «Scuola e città», «Belfagor» e «I problemi della pedagogia».

La fine dell’Ottocento aveva una grande fiducia nelle scienze e, in educazione, una grande attenzione per le tecniche didattiche. L’emergere della figura di Benedetto Croce (che pure aveva avuto un marcato interesse per Marx e il suo pensiero) e di Giovanni Gentile, aveva radicalmente cambiato interessi e atteggiamenti culturali. Entrambi furono ministri della pubblica istruzione e il secondo è rimasto titolare di un completo riassetto dell’istruzione, noto come la “riforma Gentile”. Il crocianesimo fu poi talmente pervasivo da non lasciare spazio ad altre concezioni filosofiche, in particolare alla “filosofia della prassi” (Gramsci), peraltro oggetto di attenzione da parte degli “apparati repressivi dello stato” (Althusser). Quanto a Gentile, l’antico maestro di scuola Benito Mussolini definì la sua azione legislativa come «la più fascista delle riforme». Il suo intervento, malgrado Lombardo-Radice, non incoraggiò affatto il cosiddetto “attivismo pedagogico” né l’attenzione ai temi specifici della competenza didattica. In questo clima è comprensibile che entrambi i coniugi Jovine si riconoscessero nella opposizione più radicale al fascismo, quella del partito comunista; nella polemica contro un attivismo frammentario e “spontaneista” Dina Bertoni Jovine conservò una visione che le fece condividere l’obiettivo dell’educazione come emancipazione morale e intellettuale. Tuttavia la sua pedagogia socialista non poteva fare a meno di mantenere Marx, Engels, Labriola e Gramsci all’interno di un chiaro orizzonte volontaristico e personalistico: «Coloro che accusano il pensiero marxista di sottomettere l’individuo alla collettività, cioè a una situazione storica determinata, si irretiscono in un mare di contraddizioni; come si irretirebbero in contraddizioni coloro che volessero dare al pensiero pedagogico socialista un orientamento individualistico ». L’ortodossia marxista non le impediva di continuare a sentirsi parte della scuola di Giuseppe Lombardo-Radice di cui fu allieva e collaboratrice, di Ernesto Codignola e della tradizione umanistica e neoidealistica. La sua personale esperienza di insegnante e dirigente scolastica maturò in lei la coscienza dei limiti storici, sociali ed economici delle strutture educative, che si è tradotta in un fattivo impegno di educatrice, di studiosa e anche politico. Dopo una lunga serie di approfondimenti e di esperienze culturali presso le organizzazioni scolastiche di numerosi paesi esteri, scrive la Storia dell’educazione popolare in Italia (1954 Einaudi) e, qualche tempo dopo, la Storia della scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri (1958 Editori Riuniti), cui seguiranno: I periodici popolari del Risorgimento (1959 Feltrinelli), Scritti di pedagogia e di politica scolastica (1961 Editori Riuniti), L’alienazione dell’infanzia (1963 Editori Riuniti), Storia della pedagogia (1966-1968 Laterza) opera in tre volumi realizzata insieme a Nicola Badaloni, L’educazione femminile in Italia. Un secolo di discussioni 1861 – 1961, Firenze, La Nuova Italia, 1961. L’impulso allo studio della storia della scuola è stato certamente anche di tipo politico e non poteva prescindere dall’apporto del partito comunista che, proprio in quegli anni, decideva di portare avanti una nuova linea politica che puntava sulla scuola di massa e fondava, nel 1955, la rivista «Riforma della scuola» di cui la studiosa è stata redattrice capo e condirettrice.

Dina Bertoni Jovine ha offerto il suo contributo di specialista dell’educazione e il suo impegno di ricerca nella convinzione che il movimento di riforma della scuola dovesse muovere dalla conoscenza delle radici storiche dei problemi presenti. Una specifica attenzione alla storia dell’infanzia come storia di alienazione emerge dai suoi studi e ricerche, in L’alienazione dell’infanzia. Il lavoro minorile nella società moderna (Editori Riuniti, Roma 1963), da cui affiora, in modo particolare, la storia dell’infanzia dei ceti subalterni, letta e interpretata secondo il paradigma della violenza sociale e di classe, del lavoro e dello sfruttamento, delle carenze alimentari e delle malattie endemiche, dell’abbandono e dell’elevato tasso di mortalità, della condizione di inferiorità e del dominio da parte degli adulti.

Nel 1967 divenne docente di pedagogia all’Università di Catania. Rientrando a Roma da Catania, morì per un infarto nella notte tra il 18 e il 19 marzo 1970.

(Dalla biografia a cura di Marco Todeschini, tratta dall’“Enciclopedia delle donne”)

(L’opera è disponibile in formato e-book presso la casa editrice “Enciclopedia delle donne”: http://www.bookrepublic.it/book/9788890773341-vita-di-costanza-arconati/)

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