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VERSO IL FORUM DI ASSISI – “Forse il giornalismo non c’è più e non ce ne siamo accorti. O sì?”

 

L’Italia è un grande paese, il paese della bellezza come ha ricordato in una intervista a “ Che tempo che fa “, l’architetto Renzo Piano. Ci ha fatto riflettere, ci ha ricordato cose a cui non facciamo caso, il mare con la montagna alle spalle, lo splendore dei monumenti non solo nelle grandi città ma sparsi in tutto il territorio,  i tesori dell’arte, della pittura,  il fascino della grande musica,  si celebra il bicentenario della nascita di Versi, lo ricordano in tutto il mondo. Una vera intervista, giornalistica davvero, quella che Fazio ha fatto con Piano. Domande scarne, mirate a far parlare l’intervistato. E Piano ha anche ricordato che questa bellezza la sprechiamo, la deturpiamo, la sfregiamo, che l’ambiente è abbandonato a se stesso, ha ricordato i rischi che si corre, nubifragi, terremoti,le occasioni che perdiamo visto che il nostro territorio si presta più di altri all’uso di energie alternative. In due parole: siamo un Paese, non solo bello, ma che si può raccontare nel bene e nel male.

Raccontare, informare, far riflettere, produrre conoscenza
Già raccontare, questo sarebbe il compito del giornalismo, raccontare, far riflettere, informare, produrre conoscenza. Facciamo un esempio:  grande dibattito sul messaggio di Napolitano il quale richiamava le vergognose condizioni in cui si trovano più di sessantamila persone costrette a vivere ammucchiare in pochi metri. E’ vero che hanno commesso dei reati e sono state condannate al carcere. Ma è altrettanto vero che devono poter vivere, espiare con dignità le proprie colpe.  Per molti addirittura la colpa deve essere ancora discussa nei tribunali. Bene, anzi male perché l’informazione si riempie di dichiarazioni, interviste, scattano subito i sondaggi. Nel messaggio il capo Capo dello Stato indica le possibili le strade per affrontare questo dramma del sovra affollamento, interventi legislativi possibili, affrontando i problemi di struttura relativi al funzionamento della giustizia, leggi che devono essere cambiate, rivisitate. Pone al Parlamento la valutazione sulla possibilità di utilizzare amnistia, indulto, per affrontare l’emergenza che ci viene posta dall’Europa. Cosa fa il giornalismo italiano? Si scatena, interviste, dichiarazioni, dibattiti e via ai sondaggi. I quali sondaggi ci mostrano il volto peggiore del nostro Paese, si varia fra il 55% al 70% di contrari alla amnistia e all’indulto. E i politici furbastri puntano i fucili contro Napolitano, da Grillo a Renzi, ai Leghisti, un mix infame. Ma il giornalismo italiano ha mai fatto conoscere cosa sono questi carceri? Neppure quando ci sono suicidi, tanti di carcerati e di poliziotti, ha avuto la bontà di farci vedere le condizioni di vita di decine di migliaia di persone. Pannella per anni ha gridato nel deserto, lui e i radicali.

Si discute di amnistia ma si ignora la vergogna della carceri
Il giornalismo dove stava? Sono convinto che se i cittadini conoscessero, vedessero perché la televisione racconta, o dovrebbe, per immagini, questa vergogna tutta italiana, se gli si chiedesse no se sono d’accordo o meno per l’amnistia ma se sono favorevoli o contrari a che tanta gente viva in condizioni estreme il risultato dei sondaggi sarebbe ben diverso. Non solo,ora ci si decide a dire che l’Europa ci ha dato l’ultimatum e che se non risolviamo la situazione decine di migliaia di cause vedranno il nostro paese soccombere e dovremo pagare i danni, quasi una finanziaria. Un giornalismo che fa fallimento proprio di fronte a grandi eventi, corrotto dai talk show che sono una delle principali disgrazie italiane. Forse sbagliamo ad usare la parola giornalismo perché non di questo si tratta. Un mix fra il “ conduttore” e i politici intervistatici dice quanto siamo ormai lontani da un giornalismo di inchiesta, che indaga,racconta, mette i protagonisti, gli intervistati, di fronte ai fatti. Siamo lontani anni luce. Gli “ ospiti” non fanno altro che gridare, ognuno sventola le sue verità, il giornalista si trasforma, diventa lui il politico, indica ricette, accusa. A volte siamo al ridicolo. Si sono giornalisti che parlano di economia ma non sanno neppure di che si tratta, indicano ricette, in tre battute si potrebbe risolvere la crisi. Uno, molto noto, ha fornito una prestazione straordinaria. Dice non investiamo più in aziende in crisi, facciamole morire, investiamo tutto nella rete. Fra tre o quattro anni avremmo creato qualche migliaio di posti di lavoro. E quelli che lo perdono ora dove vanno? E chi usufruirà della rete quando avremo creato un grande deserto industriale?Facciamo altri esempi.

Impazzano i retroscema, giornalismo tutto inventato
Il giornalismo televisivo ha qualche cosa in più rispetto alla carta stampata: le immaginiMa le usiamo ? Prendete le cronache su Berlusconi. Lo raccontano nervoso, depresso, lui stesso dice che non dorme, Francesca, la fidanzatina è molto<preoccupata, Dudù è il vero bastone della sua vecchiaia. Ma le immagini che accompagnano la cronaca mostrano un cavaliere tronfio, sorridente, ben “ pettinato”, che risponde ai fan che lo applaudono., in piena forma, un po’ imbolzito. Andiamo avanti negli esempi. Quando si parla di fabbriche in crisi si mettono in fila un po’ di operaie e operai, qualche cartello. Si dedicano loro due o tre minuti, poi l giornalista ci pensa lui. Tutto si discute in studio. L’operaia/o aspettano che tocchi l loto turno. E quando tocca a loro la trasmissione manda in onda la pubblicità, poi la fine. Sulla scia dei talk si muove la carta stampata. Qui il racconto, la notizia, l’informazione non turbata da immagini, da sussurri e grida negli studi televisivi e radiofonici, dovrebbero ritrovare grandi spazi. Ma per far questo bisogna, come si diceva una volta, “ andare sul posto”, seguire dibattiti, convegni, ascoltare, indagare, scrutare. Lavoro faticoso,noioso. Ci sono editorialisti che non li vedi mai da nessuna parte e il giorno dopo leggi dotti articoli che ti spiegano come va il mondo. Al posti delle inchiesta ci sono i retroscena. Impazzano le virgolette fra le quali vi sono le parole del personaggio. Al colloquio,si scrive, fra tizio e caio non ha assistito nessuno e poi si riporta ciò che si sarebbero detti. Tutto inventato, ovviamente. Ma fa notizia perché apre un dibattito, parla un altro tizio e un altro caio che danno risposte. E finiscono, il tizio e il caio, magari, a prendersi a male parole, a chi urla di più, in qualche talk televisivo. Il cerchio è chiuso, giornalismo è altra cosa. Forse non c’è più

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