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Costituzione, se si cede sui principi, poi si può cedere su tutto

 

Ho firmato convintamente l’appello sulla Costituzione promosso da “il Fatto Quotidiano” e mi auguro che tante e tanti iscritti al Partito democratico sentano l’urgenza di esprimersi contro una deriva pericolosa, come denunciato nel testo. E sì, in un paese come il nostro, profondamente attraversato da culture autoritarie e populiste, mettere mano alla Carta fondamentale della Repubblica è assai rischioso. Tanto più se si rivede l’articolo di “salvaguardia” –il 138- esautorando il referendum confermativo. Attenzione, a furia di sottovalutare il lupo, il lupo arriva sul serio. Non basta ricordarsi di quando non fu colto il ruolo di persuasione di massa della vecchia televisione generalista berlusconiana? Tanto che non si adottò una seria legge sul conflitto di interessi e neppure si diede vita ad una rigorosa normativa antitrust? Di tali assenze vediamo ora nitidamente i danni diretti e i numerosi effetti collaterali. Inoltre, i costanti attacchi alla magistratura da parte della destra stanno a significare quanto poco siano autonomi e distinti i poteri. Dunque, ogni tentazione presidenzialista, questo essendo lo spirito della contro-riforma, non è da inserire in un astratto dibattito specialistico, bensì nel vivo dello scontro reale e dei concreti rapporti di forza sociali. Conservatorismo? Suvvia… Si tratta di arginare la marea in atto, costruendo le premesse per un’alternativa.

Guai ad abbassare la guardia, guai a permettere la formazione di quello che felicemente Norma Rangeri ha chiamato il “partito unico di Palazzo Chigi”. Si parla in questi giorni se aprire o non aprire ai non iscritti –sì senza dubbio- il congresso del Pd per la votazione del Segretario. Il gruppo dirigente del partito tenga conto anche di una terza possibilità: che molti di noi restituiscano la tessera. La vicenda delle “riforme” istituzionali è brutta e sgradevole, soprattutto se è vero ciò che si dice a mezza bocca, vale a dire che il tutto è pensato per permettere all’Esecutivo di sopravvivere. Non scherziamo, la cultura riformista di governo è tutt’altra cosa. Se si cede sui principi, poi si può cedere su tutto.

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