| Giovedì, 02 Settembre 2010 - Ultimo aggiornamento: 18:52
«Se la politica desse delle risposte non ci sarebbe proprio bisogno di alcun “anti”»
Che cosa è successo in questo paese in due anni di governo Prodi dopo e prima di Berlusconi? Come abbiamo fatto a ridurci nello stato comatoso in cui siamo? Che ne è stato della politica, di maggioranza come di opposizione, ormai trasformata in vuoto marketing? E come reagiscono gli italiani a questa regressione di democrazia? Chi sono, oggi, questi italiani, o che cosa sono diventati? E che cosa si augurano per il loro futuro? Oliviero Beha porta in radiologia le “lastre” della realtà, quella vera e quella mistificata dai media, passando al vaglio un periodo fosco della Repubblica, a sessant’anni dalla sua fondazione costituzionale.
La radiografia è impietosa, e coglie i passaggi tra politica e antipolitica, conflitti di interessi e svuotamento della giustizia, informazione/spettacolo e brutto spettacolo dell’informazione, patriottismo in calzoncini e Calciopoli, uno scandalo ancora tutto da decifrare. L’Italia mafiosa di oggi, ma si teme anche di domani, che di solito viene occultata dalle convenienze e dalle dipendenze. Nel paese dei Gattopardi tutto sembra già scritto ma, mettendo a fuoco le varie tessere dello sdrucito mosaico, contemporaneamente ancora da scrivere.
Oliviero Beha continua ad essere forse il più noto clandestino d’Italia. Giornalista di carta stampata (la Repubblica), radio e tv, è autore di trasmissioni radiofoniche e televisive di successo (Radio Zorro, Radio a colori, Va’ pensiero). Per primo ha denunciato il marcio nel mondo del calcio. Lo si definisce “scomodo” con un’epigrafe da designer, come fosse una sedia. È stato “espulso” quasi completamente da radio e televisioni. Collabora all’Unità e scrive libri. I più recenti: Crescete & prostituitevi (Bur 2005), Trilogia della censura (Avagliano 2005), Indagine sul calcio (con Andrea Di Caro, Bur 2006), Diario di uno spaventapasseri (Tropea 2006) e Italiopoli (Chiarelettere 2007).
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