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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
In Albania la stagione della democrazia. Forse
In Albania la stagione della democrazia. Forse

di Simone Petrelli

Nella foto sui giornali Sali Berisha si asciuga il sudore dalla fronte. Perché da presidente uscente e calato in una situazione delicata e quantomai instabile come quella del suo paese, l’Albania, quel leggero vantaggio che le prime timide polls gli concederebbero potrebbe essere un buon viatico. Con gli osservatori intenti a lodare i progressi fatti sembrerebbe quasi che le prove generali della democrazia stiano andando piuttosto bene, in quell’angolo nemmeno tanto remoto dei Balcani. Ma si denunciano ancora violazioni, e ce ne vorrà prima di poter mettere la parola “fine” sul travaglio del calderone albanese.

In principio era Sali Berisha. Esponente di punta del partito democratico e del centro destra nazionale, alla fine ha raccolto la sfida di Edi Rama, sindaco di Tirana e uomo di spessore dei socialisti. Il primo verdetto che sta emergendo dal lento ma continuo spoglio dei voti vedrebbe Berisha in testa con 68 deputati conquistati contro i 66 dei socialisti. Se non altro sembra una conclusione più oggettiva. Anche perché a ben vedere si tratta del secondo risultato. A rigor di logica, il primo risale infatti alla serata di ieri, quando frettolosi exit poll avevano assegnato la vittoria al presidente uscente.

Per la gioia delle centinaia di suoi sostenitori, da subito scesi in strada per festeggiare. Ma l’entusiamo della prima, anzi primissima ora si è già stemperato. Ora un conteggio più attento e forse degno di maggior fede rispetto al precedente sta presentando un risultato ben più incerto, e magari un conto più amaro. L'Odihir, Ufficio per Istituzioni Democratiche e Diritti dell'Uomo creato dall'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione europea, afferma che questa volta, però, l’aria è cambiata. Che l’Albania non solo si sta sforzando di sviluppare un moto di correttezza nelle procedure di voto, ma che stavolta ci sta addirittura riuscendo. 

E’ stato creato ex novo un registro elettronico dei votanti. E ci sono nuove, forse anche efficienti procedure per l'identificazione degli elettori. Eppure, sembra che una certa politicizzazione degli aspetti tecnici affligga ancora il Paese. E sembra che si siano verificate comunque alcune violazioni nel corso della campagna elettorale. L'Albania, insomma, ha fatto tanto. Ma altrettanto deve ancora fare. Gli standard democratici sono ancora lontani, e dietro l’angolo c’è ancora molta strada, con parecchi ostacoli di percorso. A titolo di esempio, la preoccupante diffusione delle pratiche di voto familiare. Per non parlare poi di tutte quelle violazioni procedurali di natura più spicciola.

Intanto passano i minuti e le ore. E, con un po’ di fortuna, in giornata si saprà chi tra il premier uscente e il suo sfidante si assumerà l’impegno non da poco di governare l’Albania, ricevendo in eredità, tra l’altro, il fardello delle procedure di ingresso del Paese nella Nato. Berisha ha dalla sua l’avvio di una stretta collaborazione con gli States di Bush Jr., strappata con un accordo incentrato sul potenziamento delle infrastrutture interne, leggi costruzione dell’autostrada Durazzo-Kukes, il fiore all’occhiello della gestione Berisha, inaugurato non a caso a 24 ore dalla fine della campagna elettorale. In realtà l’autostrada non funziona ancora. Ma resta la più grande opera pubblica della storia albanese, con i suoi 170 chilometri di asfalto e lo sbocco sul mare, sulle coste del Kosovo.

Di ingresso nell’Unione Europea, invece, per il momento neanche a parlarne. Albania è ancora sinonimo di sistema d’informazione non libero e tutt’altro che autonomo. Colpa della troppa censura esercitata dal sistema politico sui contenuti. I media sono in sostanza controllati dai partiti. Emblema dell’ingerenza, il caso Gerdec. Il fatto: un anno e mezzo fa un deposito di armi esplode a Gerdec, Tirana. 26 i morti. E centinaia di feriti. Sulle prime sembra un caso, l’ennesimo, tragico incidente che funesta un Paese già povero e devastato. Poi qualcosa scatta. E riaffiorano gli scheletri.

Con il coinvolgimento di Shkelzen Berisha, figlio illustre. Al centro di un intrigo fatto di traffico d'armi, corruzione, noncuranza. Un episodio gravissimo. Ma sul quale né magistratura nè stampa hanno voluto (o potuto) dire la loro. Con credenziali come queste, niente Europa.

 

 

Dalla rete di Articolo 21