| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 21:27
Sul Sessantotto italiano soffia il vento della Cina di Mao. E dalle suggestioni di un'idea alternativa di comunismo nasce uno dei gruppi più originali della sinistra extraparlamentare: l'Unione dei comunisti italiani (marxisti-leninisti), meglio conosciuta con il nome del loro giornale, Servire il popolo. È una breve stagione, la loro, compresa tra il grande big bang della rivolta giovanile e la dissoluzione dell'autunno 1975, celebrata dal rito di addio, in 271 errori, del leader Aldo Brandirali. I "cinesi" italiani passeranno alla storia come quelli del matrimonio comunista, dell'asilo maoista, quelli che attiravano gli artisti e "servivano il pollo" anzichè il popolo. Slanci generosi e vacue illusioni, dogmatismo e utopia, amori e tradimenti: la storia del maoismo all'italiana è stata tutto questo e molto di più. Una vicenda corale, in cui compaiono - protagonisti o comprimari - molti volti noti dell'Italia di oggi (da Michele Santoro a Renato Mannheimer, dai fratelli Pennacchi a Marco Bellocchio, da Lou Castel a Enzo Lo Giudice, da Barbara Pollastrini a Linda Lanzillotta¿): un piccolo esercito di sognatori che credeva di poter cambiare il mondo.
Stefano Ferrante (Ascoli Piceno, 1970) è giornalista parlamentare del Tg di La7, per il quale ha seguito gli eventi politici più importanti degli ultimi anni.
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