| Venerdì, 03 Settembre 2010 - Ultimo aggiornamento: 18:52
Procuratori messicani e statunitensi in Italia per dieci giorni di confronti con istituzioni e società civile
di Stefano Fantino
Una folta delegazione di magistrati messicani, più di trenta, e un piccolo drappello di magistrati statunitensi, guidati dal procuratore del New Mexico, Gary King, hanno pianificato una decina di giorni in Italia. Obiettivo incontrare le procure, la poltica e tutte le associazioni del terzo settore che possano spiegare come funziona, in Italia, il contrasto istituzionale ma anche civile e sociale alle mafie.
Introdotti all'ambiente del terzo settore da Tonio Dell'Olio, che ha spiegato il lavoro di Libera a orecchie ancora vergini, la delegazione ha avuto modo di incontrare, dopo la visita in DNA, anche la commissione antimafia, con la presentazione del lavoro svolto da parte della deputata Garavini.
Una dieci giorni di lavori che toccherà anche realtà meridionali come la Calabria e la Sicilia e sarà utile soprattutto ai magistrati messicani in vista delle grandi riforme penali che il governo messicano ha predisposto e continuerà a portare avanti nell'immediato.
Libera Informazione ha incontrato la delegazione intervistando due magistrati.
Procuratore González Lastra, quali sono gli strumenti di riforma penale che permetteranno al Messico un miglioramento delle modalità di persecuzione dei narcos?
In Messico attualmente si stanno portando a termine delle particolari riforme strutturali del sistema penale per dare più forza e mezzi alla lotta contro la criminalità organizzata. In particolari sono due gli strumenti della riforma. Il primo è la riforma costituzionale in materia penale, datata 21 giugno 2008, in virtù della quale il sistema messicano si sta indirizzando verso un sistema di tipo accusatorio orale mentre al momento vige un sistema di tipo inquisitorio e prevede inoltre obblighi ben precisi per quanto riguarda il governo federale. Il secondo strumento è invece rappresentato dall'accordo per la sicurezza, la giustizia e la legalità firmato il 21 agosto 2008, un protocollo che per la prima volta porta i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario a riflettere sui loro obblighi e le loro responsabilità. Un accordo che non solo delimita le aree di competenza ma indica, precisamente i nomi dei responsabili e le tempistiche di azione, permettendo la riconoscibilità dei doveri di ciascun ente.
Procuratore, in Italia si è parlato di mafia come entità ontologicamente legata alla politica e al potere? In Messico è forse la corruzione il fattore chiave?
Io ritengo che i tipi di criminalità siano diversi, soprattutto rispetto a un caso come quello italiano dove da anni sono presenti le mafie e hanno diverse sfaccettature. Anche in Messico la mafia cerca l'impunità, ma non l'avrà. Si certamente la corruzione è presente. Il 27 maggio si è venuto a concludere con la loro detenzione la storia di 30 persone, funzionari statali e municipali, accusati di essere collegati ai narcos. Questa è la dimostrazione del grado di penetrazione dei municipi locali delle mafie messicane.
Cosa pensa delle strategie di contrasto ai narcos, ci sono risorse sufficienti?
Mi sembra che lo sforzo e la decisione del governo messicano di combattere la criminalità organizzata meriti di essere maggiormente conosciuta e necessiti di un ampliamento di risorse che sono messe a disposizione da piani messicani ed esteri di contrasto.
Come il Plan Merida?
Esattamente, anche come il plan Merida. Non si può inoltre ignorare che il Messico è un paese di transito, e che la destinazione finale sono gli Stati Uniti d'America da dove proviene la domanda. E domanda significa, infine, consumo. Un problema che ha bisogno di soldi e attenzione. Per questo bisogna renderlo un problema comune, far gruppo intorno a questa piaga e questa presenza, dei narcos, che umilia l'umanità.
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