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Articolo 21 - Osservatorio Esteri
Gli Scorpioni di Serbia alla sbarra
Gli Scorpioni di Serbia alla sbarra

di Simone Petrelli

Anche a Podujevo furono loro i colpevoli. Loro, i killer che fecero indiscriminatamente fuoco sugli albanesi di Kosovo. Senza esitazione, senza pietà. Perché è così che si battono, gli Scorpioni. Non altrettanto repentina, ma alla fine è arrivata, la condanna, per bocca di Bruno Vekaric della Corte serba per i crimini di guerra. Con pene fino ai venti anni di carcere per i componenti della famigerata unità speciale degli Scorpioni, alle dipendenze più o meno ufficiali del ministero degli Interni di Belgrado durante la guerra di Kosovo, nel 1999.

Sul capo degli imputati ha pesato particolarmente, ed in modo decisivo, la responsabilità del massacro di Podujevo, Kosovo, i 14 di etnia albanese massacrati tra uomini, donne e bambini. Così, la colpa ora ha un volto. Il volto di Zeljko Djukic. E di Dragan Medic. E, ancora, di Dragan Borojevic e Miodrag Solaja. Solaja però di anni ne sconterà solo 15. La motivazione: era troppo piccolo all’epoca. Nemmeno 18 anni, ma addosso già tanta voglia di strage. Le ultime condanne vanno ad aggiungersi a quella già spiccata: 20 anni di carcere per Sasa Cvjetan, anch’egli membro degli Scorpioni.

Truci veterani delle guerre in Croazia e Bosnia, poi in Kosovo fino al 1999, si sa che presero parte alla mattanza di Srebrenica, apponendo il loro sigillo di violenza nel massacro di 8mila musulmani. Reclutati dal generale Ratko Mladic in persona, ex comandante serbo-bosniaco ed ora latitante, che si prese perfino la briga di visitare in compagnia del suo entourage la loro base presso Djeletovici. Al Tribunale dell’Aja (e sugli schermi della tv serba) è perfino apparso un video artigianale che riprende le loro gesta.

La pellicola è stata girata presso Trnovo, Bosnia orientale, a poche ore dalla caduta dell’enclave di Srebrenica. Nelle immagini, gli Scorpioni di Slobodan Medic che giustiziano prigionieri musulmani, uomini o ragazzi poco importa. In video compaiono uomini in uniforme a viso scoperto, la bandiera serba sui berretti, mentre fanno scendere da un rottame di camion i giovani prigionieri, uomini magrissimi in abiti civili, le mani legate dietro la schiena. Pochi fotogrammi dopo, le esecuzioni a freddo. E, peggio ancora, i commenti dei membri dell'unità speciale. "Cosa tremi?!" dice uno Scorpione rivolgendosi ad uno dei prigionieri.

Frattanto, una seconda voce commenta: "Guarda questo, se l’è fatta addosso." Altra inquadratura: le raffiche di mitra alla schiena sparate contro i prigionieri inermi e con le mani legate. E l’antefatto: un pope che benedice gli Scorpioni prima di partire per l’infame missione criminale. Ma la chiesa tace, per ora. Perché a Trnovo, se i paramilitari ci sono stati, hanno fatto davvero del loro meglio (o del loro peggio), bloccando un'importante via per i rifornimenti militari dell'esercito bosniaco. Ma se invece il nesso criminale Milosevic-Scorpioni reggerà, sarà possibile il miracolo.

Ovvero, dare forma concreta alle accuse di genocidio in Bosnia, provando come Belgrado si sia fattivamente adoperata nei massacri. Dal canto suo, Slobodan Medic aveva a suo tempo già raccontato la sua versione della storia. E aveva rilasciato dichirazioni circa la formazione degli Scorpioni, datata 1991 con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei campi petroliferi di Slavonia orientale. Dal 1996, il gruppo paramilitare era diventato unità di riserva della SAJ, l'unità speciale antiterrorismo del Servizio di Pubblica Sicurezza serbo.

Ma in un rapporto recentemente pubblicato dal Dipartimento serbo sul crimine organizzato si sostiene che l'unità paramilitare passò sotto il comando del SAJ solo a marzo del 1999, e comunque soltanto per compiti “politically correct”… Dov’è finita la verità?

 

Dalla rete di Articolo 21