| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 15:00
Caso Mills, ecco in che stato è l'informazione
da L'Unita' di Giovanni Maria Bellu
C’è un modo molto semplice per verificare lo stato dell’informazione, e dunque della democrazia, nel nostro paese: ascoltare con attenzione i telegiornali e leggere i giornali di oggi e di domani. Vedere quanto tempo e quanto spazio viene dato alla sentenza del processo Mills. E anche «come» la notizie viene riferita.
Si scoprirà che nei telegiornali – sia pubblici, sia privati – verrà presentata non come un «fatto» ma come un’«opinione». L’opinione di un collegio giudicante. E che la sommaria descrizione del merito della vicenda sarà seguita dai commenti politici. L’ultimo dei quali – a chiusura di questo giro di opinioni attorno all’opinione-sentenza – sarà affidato a un esponente del Pdl o a uno degli avvocati di Berlusconi (ma spesso le due qualità sono riassunte in un singolo soggetto).
L’intervistato non entrerà nel merito del caso giudiziario ma dirà che si è trattato di «giustizia a orologeria». Il concetto sarà ripetuto in modo martellante dai telegiornali e, con un po’ di fortuna, sarà possibile – in una conversazione al bar, su un autobus – sentire qualcuno che, senza sapere nulla della vicenda, lo ripeterà in modo testuale: «Giustizia a orologeria».
Più complesso il discorso sui quotidiani. Parliamo, naturalmente, dei normali quotidiani di informazione e non di quelli che, per vie politiche o familiari, sono direttamente controllati dal premier. Là si potrà leggere una sintesi abbastanza completa del fatto che, in qualche raro caso, sarà anche accompagnata da un commento. Non di più e, difficilmente, per più di un numero.
E se qualcuno – su un giornale non allineato come per esempio l’Unità – oserà insistere sul tema, sarà liquidato come «giustizialista». Nel caso in cui l’inopportuna insistenza fosse espressa in una trasmissione televisiva, saranno inquadrati gli ospiti politicamente vicini al premier che, in quello stesso istante, cominceranno a sorridere con gli occhi rivolti verso l’alto e a scuotere la testa.
E’ possibile fare la verifica sullo stato dell’informazione del paese anche seguendo un’altra via. E cioè osservando con attenzione in che modo televisioni e giornali danno la notizia di altre sentenze. Sarà facile scoprire che un imputato per omicidio condannato in primo grado (e dunque ancora presunto innocente) sarà indicato come l’«assassino». E che un extracomunitario, subito dopo l’arresto e dunque in assenza non solo di processo ma anche di rinvio a giudizio, sarà qualificato «stupratore». Nel caso in cui facciate notare l’incongruenza in uno studio televisivo, vi osserveranno con aria perplessa, cominceranno a scuotere la testa, e qualcuno ci definirà «buonista». Non avrete il tempo di dire: «Ma non ero giustizialista?». Si spegnerà la luce.
Mentre a Londra infuria lo scandalo delle note spese siamo andati a vedere
gli "extra" dei nostri parlamentari. Scoprendo che qui è tutto a forfait
Onorevoli, che rimborsi quanto ci costano i politici
Dalla Jacuzzi sul terrazzo di casa alla trasferta ministeriale con famiglie al seguito
da LaRepubblica di CARMELO LOPAPA
IL rimborso spese per il parrucchiere delle onorevoli senatrici è stato l'ultimo a finire nel calderone delle astute sconvenienze da cancellare. Certo, pesa "solo" per 81 mila euro l'anno. Certo, non indecente come i filmini porno del marito del ministro dell'Interno britannico messi a carico del bilancio. Certo, non come gli specchi inseriti in nota spese dal deputato inglese Richard Younger Ross, ma anche a Roma, che figura. Tanto che anche a Palazzo Madama, giusto pochi giorni fa, se ne sono accorti e allora il presidente Renato Schifani ha invitato a cancellare quella voce in bilancio. D'ora in poi, sottinteso, vadano a farsi belle a loro spese.
Non è ben chiaro invece se i senatori e gli "ex" che passeranno a miglior vita in questo 2009 potranno godere ancora del rimborso spese funerarie che nel 2008 ha pesato un po' troppo sui conti del Palazzo, 134.290 euro. La voce è inserita "per memoria", e in fondo non sarà un problema loro ma di chi dovrà far quadrare i conti.
Conti stracciati, conti allegri, conti che non quadrano ma chi se ne frega, nel nostro Paese. Altro che Inghilterra indignata per pochi spiccioli di note spese. Qui lo scandalo è codificato, è a norma di legge, è tanto palese da non destare, appunto, scandalo.
Benefit, rimborsi a go-go, voli, treni, navi, Telepass e corsi di lingua e buvette e ristorante a 8 euro. Non è più tempo da viaggi in Tanzania della commissione Lavoro di Montecitorio per "studiare il sistema pensionistico del paese dell'Africa orientale", ricordo appannato di qualche anno fa. Come pure l'onorevole Lorenzo Cesa non proporrebbe più l'indennità per ricongiungimento familiare, come si azzardò a ipotizzare quando, nella rovente estate 2007, il suo partito venne segnato dallo scandalo del deputato Cosimo Mele, la prostituta in albergo, l'uso (sospetto) di cocaina. Adesso ci si accontenta di piccole cose, ma è il pensiero quello che conta. L'ultimo lo hanno avuto i tre questori della Camera guidati da Francesco Colucci (Pdl) ed è planato ieri mattina sulla casella postale dei 630 deputati sotto forma di lettera-invito a "usufruire di un corso di 15 ore di lezioni individuali di informatica da 1,5 ore cadauno" che si svolgeranno a Montecitorio. Costo risibile da 235 euro a testa, il resto lo mette la Camera, ovvio.
Quisquilie, appunto. Sarebbe bello invece sapere anche qui da noi come il deputato utilizza i 4.003 euro mensili che il Parlamento gli mette in saccoccia ogni mese come "rimborso spese di soggiorno". Certo, magari anche l'elettore italiano vorrebbe sapere almeno dove risiede il suo onorevole di riferimento, quando trascorre quei tre giorni nella Capitale. Per esempio se lo utilizza tutto, il suo budget da diaria extra stipendio. O che ne fa di quell'altro da 4.190 euro al mese che gli viene erogato proprio a titolo di "rimborso spese". Qualcuno non vorrà mica sospettare che una parte di quei soldi o addirittura tutti finiscano nel conto in banca dell'onorevole? Sospettosi o malpensanti. Qui la nota spese è bandita, il piè di lista è sconosciuto. Le Camere pagano anzitempo, pagano sulla fiducia, pagano a forfait. Non c'è nulla da scoprire. Altro che dimissioni dello Speaker del parlamento inglese.
Che ridere, il milione di sterline per colpa del quale Westminster sta precipitando nello scandalo, col suo carico di rimborsi gonfiati dai deputati. Che ridere, perché Montecitorio e Palazzo Madama, in questo 2009, distribuiranno ai nostri 630 deputati e 322 senatori rimborsi spese destinati sulla carta a viaggi, diaria e segreterie per qualcosa come 96 milioni di euro, parenti molto vicini di 100 milioni. E il tutto, va da sé, senza chiedere lo straccio di una prova documentale che attesti se davvero saranno utilizzati per gli scopi "istituzionali". Sono 72 milioni di euro alla Camera e 24 milioni al Senato. E va da sé, che quegli 8.190 euro mensili ai deputati e 8.678 mila euro ai senatori sono solo, appunto, rimborsi. Nulla a che fare con le indennità da 5.500 euro, lo stipendio in senso stretto.
"Uno scandalo come quello britannico da noi è impensabile - racconta un grande conoscitore del Palazzo come Gabriele Albonetti, deputato questore già da due legislature - Al di là dell'eticità del comportamento di deputati e senatori, la questione è tecnica. Da noi, non esiste la nota spesa, la Camera e il Senato affidano una somma, diciamo così, sulla fiducia. Sarà poi l'onorevole a gestirla a suo piacimento". Nulla da spiegare e nulla da giustificare. Né gli alberghi, né i ristoranti, né le segreterie, né - chiamiamoli così - gli "extra" molto extra. Come non sono da rendicontare gli oltre 4 mila euro al mese (4.678 al Senato) erogati a ciascun onorevole per i cosiddetti portaborse. Col risultato ormai arcinoto che buona parte degli assistenti sono sottopagati o pagati in nero. Ieri il Consiglio dei presidenza del Senato, prossimamente quello della Camera, ammetteranno l'ingresso dal primo luglio solo per i portaborse dotati di badge, rilasciato dietro esibizione di regolare contratto. Ma molti dei ragazzi, in questi giorni, ti raccontano come alcuni dei loro onorevoli siano pronti a far sottoscrivere loro un contratto da addetto alle pulizie del gruppo parlamentare, che ne possa comunque consentire l'ingresso quotidiano a Palazzo e continuare come sempre. Come sempre in nero.
Un po' di pulizia, va detto, la si sta pure facendo. Al Senato hanno cancellato i 730 mila euro sborsati, tra l'altro, per garantire un ufficio ai senatori rimasti privi di scrivania. O i 690 mila euro che sono parte della voce "rimborsi spese telefoniche". Ha fatto pure scalpore scoprire in questi giorni che i 1.058 "ex" senatori per fortuna ancora in vita costano però 1 milione 726 mila euro per viaggi in treni, aereo o per passaggi autostradali, al netto, ovvio, del vitalizio. Platea di beneficiari ridotta ora a 291 in uno slancio di austerity. Rigorismo che ancora non ha scalfito l'Asis, l'assistenza sanitaria garantita ai senatori e ai deputati e ai loro familiari. Basta pagare 25 euro al mese per ciascun figlio o consorte, ma anche - magia del Parlamento - per il convivente, e ogni cura è assicurata. Gratis. Perché la coppia di fatto che le Camere non hanno mai voluto riconoscere, lì dentro esistono, eccome, da tempo. Per l'esattezza dal 1985, quando è stata approvata la legge 687. Qualche sprovveduto Don Chisciotte, di tanto in tanto, prova pure a divertirsi e ad agitare le acque. In questa legislatura la dipietrista Silvana Mura, con un ddl che prevede tra l'altro la riforma del sistema dei rimborsi, da erogare solo dopo l'esibizione delle spese effettive. "Ma, per usare un eufemismo - racconta - non ha suscitato grandi entusiasmi tra i colleghi".
Fuori dai confini, qualche italiano finora ha potuto fare il furbo nell'Europarlamento. Tratta Bruxelles-Roma (o Milano) rimborsata forfaittariamente per la business class in base al chilometraggio. Quando invece era notorio che molti dei nostri 78 (come tanti altri) viaggiavano in low-cost. E lì, via con la cresta. Da luglio però, col nuovo Parlamento, si cambia registro: rimborso solo dei biglietti effettivamente acquistati. Il rimborso spese per lo staff viaggia sui 17 mila euro mensili. Non sarà per sfiducia, ma il tesoretto lì non lo fanno transitare dalla busta paga dell'onorevole. È a disposizione e le somme le paga direttamente il Parlamento agli assistenti che dimostrano con contatti e contributi di prestare servizio per il deputato. Rigore e trasparenza che i portaborse italiani sono costretti per ora solo a sognare.
IL COMMENTO - Dov'è la vergogna
da La Repubblica di EZIO MAURO
IMMERSO fino al collo nello scandalo Mills, rispetto al quale le leggi ad personam lo hanno aiutato a fuggire la condanna ma non il disonore, impegnato a lottizzare in fretta e furia la Rai prima delle elezioni, ieri Silvio Berlusconi ha perso la testa insultando "Repubblica". E' successo quando Gianluca Luzi, il nostro notista politico, gli ha chiesto durante una conferenza stampa se e come avrebbe risposto alle dieci domande che gli abbiamo rivolto sul caso del "ciarpame politico" sollevato dalla moglie con la denuncia dei suoi metodi di selezione delle candidate, i suoi comportamenti da "malato" che "frequenta minorenni".
"Vergognatevi", ha intimato il Presidente del Consiglio. Per aver colto le contraddizioni tra le sue versioni dei fatti e quelle degli altri protagonisti della vicenda? Per avergli chiesto di chiarirle? Per aver posto queste domande in pubblico? Per aver rotto il conformismo italiano che è l'altra faccia del cesarismo? O per non aver censurato la denuncia della moglie? Spiace per il premier ma le contraddizioni del potere e le domande che ne nascono sono lo spazio proprio del giornalismo. Che cosa intenda il Capo del governo quando dice che "se Repubblica cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo" non è chiaro ma è impossibile.
Non cerchiamo "accordi", ma trasparenza. E in ogni caso, non cambieremo atteggiamento anche perché l'imbarazzo di Berlusconi e la sua ira spingono a cercarne le ragioni, come deve fare un giornale. Il premier dovrà rassegnarsi. Non tutto in questo Paese è "arrangiabile", risolvibile con qualche patto oscuro. Se è capace di togliere le sue contraddizioni dal tavolo, lo faccia davanti ai cittadini. Altrimenti, continueremo a dire che non può farlo, e a chiedergli perché.
Per il resto il Presidente del Consiglio ripete la sua invettiva abituale: ora rivendica una dimensione privata, dopo che anche la sua Prima Comunione viene spacciata dai suoi giornali come volantino elettorale. E insiste sull'odio "politico" e l'invidia "personale", come se non fosse possibile la critica dei cittadini che non hanno bisogno di odiarlo e non si sognano nemmeno di invidiarlo, perché gli basta giudicarlo.
"Gli italiani stanno con me, con me", ha urlato alla fine il premier. Intendendo che il numero dei consensi oltre al pieno diritto di governare gli conferisce anche l'immunità da critiche, osservazioni e domande. Non è così in nessun paese democratico, signor Presidente, s'informi, entrando finalmente in Occidente. Ma il fatto che lei lo pensi, per tappare la bocca ai giornali, ci fa davvero vergognare un po'.
L'ANALISI - Un leader in fuga dalla verità
da La Repubblica di GIUSEPPE D'AVANZO
È giusto ricordare che, se Silvio Berlusconi non si fosse fabbricato l'immunità con la "legge Alfano", sarebbe stato condannato come corruttore di un testimone che ha protetto dinanzi ai giudici le illegalità del patron della Fininvest. Condizione non nuova per Berlusconi, salvato in altre occasioni da norme che egli stesso si è fatto approvare da un parlamento gregario.
Le leggi ad personam, è vero, sono un lacerto dell'anomalia italiana che trova il suo perno nel conflitto di interessi, ma la legislazione immunitaria del premier è soltanto un segmento della questione che oggi l'Italia e l'Europa hanno davanti agli occhi. Le ragioni della condanna di David Mills (il testimone corrotto dal capo del governo) chiamano in causa anche altro, come ha sempre avuto chiaro anche il presidente del consiglio. Nel corso del tempo, il premier ha affrontato il caso "All Iberian/Mills" con parole definitive, con impegni che, se fosse coerente, oggi appaiono temerari: "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999, ore 15,17). Nove anni dopo, Berlusconi è a Bruxelles, al vertice europeo dei capi di Stato e di governo. Ripete: "Non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Il sole24ore. com; Ansa, 20 giugno 2008, ore 15,47). È stato lo stesso Berlusconi a intrecciare consapevolmente in un unico destino il suo futuro di leader politico, "responsabile di fronte agli elettori", e il suo passato di imprenditore di successo. Quindi, ancora una volta, creando un confine indefinibile tra pubblico e privato. Se ne comprende il motivo perché, nell'ideologia del premier, il suo successo personale è insieme la promessa di sviluppo del Paese. I suoi soldi sono la garanzia della sua politica; sono il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica; quasi la condizione necessaria della continua performance spettacolare che sovrappone ricchezza e infallibilità.
Otto anni fa questo giornale, dando conto di un documento di una società internazionale di revisione contabile (Kpmg) che svelava l'esistenza di un "comparto estero riservato della Fininvest", chiedeva al premier di rispondere a qualche domanda "non giudiziaria, tanto meno penale, neppure contabile: soltanto di buon senso. Perché questi segreti, e questi misteri? Perché questo traffico riservato e nascosto? Perché questo muoversi nell'ombra? Il vero nucleo politico, ma prima ancora culturale, della questione sta qui perché l'imprenditorialità, l'efficienza, l'homo faber, la costruzione dell'impero ? in una parola, i soldi ? sono il corpo mistico dell'ideologia berlusconiana" (Repubblica, 11 aprile 2001). Berlusconi se la cavò come sempre dandosi alla fuga. Andò a farsi intervistare senza contraddittorio a Porta a porta per dire: "All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest? Assolute falsità".
La scena oggi è mutata in modo radicale. Se il processo "All Iberian" (condanna e poi prescrizione) aveva concluso in Cassazione che "non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato", le motivazioni della sentenza che ha condannato David Mills ci raccontano il coinvolgimento "diretto e personale" di Silvio Berlusconi nella creazione e nella gestione di "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le creò David Mills per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mentì in aula per tener lontano Berlusconi dai guai, da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuì la paternità ricevendone in cambio "enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali", come si legge nella sentenza.
È la conclusione che ha reso necessaria l'immunità. Berlusconi temeva questo esito perché, una volta dimostrato il suo governo personale sulle 64 società off-shore, si può oggi dare risposta alle domande di otto anni fa, luce a quasi tutti i misteri della sua avventura imprenditoriale. Si può comprendere come è nato l'impero del Biscione e con quali pratiche. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" sono transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come "i politici costano molto? ed è in discussione la legge Mammì"). E ancora, il finanziamento estero su estero a favore di Giulio Malgara, presidente dell'Upa (l'associazione che raccoglie gli inserzionisti pubblicitari) e dell'Auditel (la società che rileva gli ascolti televisivi); la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. Sono le connessioni e la memoria che sbriciolano il "corpo mistico" dell'ideologia berlusconiana: al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche internazionale della sua reputazione. Magari con un colpo d'ala rinunciando all'impunità e accettando un processo rapido. Non accadrà. Il premier non sembra comprendere una necessità che interpella il suo privato e il suo ufficio pubblico, l'immagine stessa del Paese dinanzi al mondo. Prigioniero di un ostinato narcisismo e convinto della sua invincibilità, pensa che un bluff o qualche favola o una nuova nebbia mediatica possano salvarlo ancora una volta. Dice che non si farà processare da questi giudici e sa che non saranno "questi giudici" a processarlo. Sa che non ci sarà, per lui, alcun processo perché l'immunità lo protegge. Come sa che, se la Corte Costituzionale dovesse cancellare per incostituzionalità lo scudo immunitario, le norme sulla prescrizione che si è approvato uccideranno nella culla il processo. Promette che in parlamento "dirà finalmente quel che pensa di certa magistratura", come se non conoscessimo la litania da quindici anni. Finge di non sapere che ci si attende da lui non uno "spettacolo", ma una risposta per le sue manovre corruttive, i metodi delle sue imprese, i sistemi del suo governo autoreferenziale e privatistico. S'aggrappa al solito refrain, "gli italiani sono con me", come se il consenso lo liberasse da ogni vincolo, da ogni dovere, da ogni onere. Soltanto un potere che si ritiene "irresponsabile" può continuare a tacere. Quel che si scorge in Italia oggi ? e non soltanto in Italia ? è un leader in fuga dalla sua storia, dal suo presente, dalle sue responsabilità. Un leader che non vuole rispondere perché, semplicemente, non può farlo.
Il presidente del Pontificio consiglio per i migranti: «LORO PRESENZA INDISPENSABILE»
Vaticano:«Immigrati meritano rispetto» Berlusconi: «Cie come lager»
Le parole del nuovo presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegliò
da Corriere della Sera
MILANO - Secondo il Vaticano gli immigrati «meritano rispetto, gratitudine e ammirazione». Secondo il presidente del Consiglio i centri di identificazione (Cie) come quello di Lampedusa, «assomigliano molto a campi di concentramento ed è meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto di asilo».
«RISPETTO E AMMIRAZIONE» - I politici, le istituzioni, le comunità cristiane, gli organi d'informazione devono imparare a guardare con altri occhi agli immigrati la cui presenza «è preziosa e indispensabile nelle nostre città», essi meritano «rispetto ammirazione, gratitudine». Sono le parole del nuovo presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegliò, pronunciate domenica scorsa nel corso della Messa celebrata per la XVIII Festa dei popoli svoltasi in piazza San Giovanni in Laterano; il testo dell'omelia è stato diffuso martedì dal dicastero vaticano.
Si è trattato della prima uscita pubblica del nuovo responsabile del dicastero dei migranti. Alla Messa erano presenti fedeli di ogni parte del mondo e a loro si è rivolto mons. Vegliò: «Vi assicuriamo del nostro impegno perché assumano occhi nuovi i responsabili della politica, delle amministrazioni centrali e locali, dell'informazione, dell'opinione pubblica, di tutta la cittadinanza. Meritate rispetto, ammirazione e anche gratitudine. La vostra presenza è preziosa e indispensabile. Mi auguro - ha aggiunto mons. Vegliò - che anche voi assumiate occhi nuovi per rendervi conto della tanta gente che vi vuol bene e delle tante opportunità che vengono offerte a tanti di voi per una promozione nella scala sociale e civica, fino a sentirvi cittadini fra cittadini, e soprattutto fratelli fra tanti fratelli». «E non deve venir meno - ha spiegato ancora - la speranza che il meraviglioso pluralismo introdotto da voi migranti sia accolto da tutti noi come una grande risorsa e che porti a una convivenza pacifica e benefica». Iniziando la sua omelia mons. Vegliò aveva portato ai migranti il saluto di Benedetto XVI.
BERLUSCONI: «CIE COME LAGER» - «È molto meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto di asilo. Non vorrei dirlo, ma questi campi di identificazione assomigliano molto a campi di concentramento», ha detto Berlusconi in conferenza stampa all'Aquila insieme al presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso. «Da oggi in Libia c'è un'agenzia Onu che esamina le richieste degli immigrati che intendono venire in Italia e toglie loro il disagio di essere inseriti in campi dove la loro libertà è limitata per poi magari essere rispediti nel loro Paese d'origine», ha aggiunto Berlusconi. «Per noi il respingimento ha come premessa l'aiuto che viene fornito a questi immigrati e negli ultimi giorni abbiamo osservato che i respingimenti funzionano come deterrenza alle partenze». Barroso ha aggiunto che sull'immigrazione clandestina «l'Ue è disposta a dare una risposta forte con gli strumenti a sua disposizione. Sappiamo che la situazione è molto seria e difficile soprattutto in Italia e a Malta. Dobbiamo fare in modo che i battelli non lascino i Paesi garantendo il controllo delle coste insieme agli Stati da cui si parte, senza violare il diritto di asilo e la possibilità di richiederlo». La Commissione europea appoggerà l’Italia se chiederà che la questione dell’immigrazione sia messa all’ordine del giorno nel vertice Ue di giugno.
La rivoluzione brunetta - Stretta sui fannulloni, fino a 5 anni di carcere per certificato medico falso
Multa fino a 1.600 euro, anche per il medico che concorre al fatto
da Corriere della Sera
ROMA - In carcere per un certificato medico falso. Lo rischiano i dipendenti pubblici alla luce del decreto legislativo pubblicato su Internet sulla «ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico».
CINQUE ANNI - La stretta sui fannulloni e sui dipendenti pubblici scorretti - la cosiddetta «rivoluzione Brunetta» - prevede dunque come punizione anche il carcere: per le false attestazioni o certificazioni si fa riferimento a una sanzione anche penale che può arrivare alla «reclusione da uno a cinque anni» oltre alla «multa da 400 a 1.600 euro». La medesima sanzione è prevista anche per il medico che concorre al falso.
Franceschini:«Non si è mai visto prima delle elEzioni». Casini: «Azzerata credibilità azienda»
Rai, via alle nomine di Tg1 e Ra1 - Insorge il Pd: «Vanno rinviate»
All'ordine del giorno del Cda di mercoledì le nomine di 4 vice dg e dei direttori di Raiuno e Tg1
da Corriere della Sera
ROMA - Rush finale sulle nomine Rai. Dopo aver affrontato il dossier Sky (in vista della scadenza a fine luglio del contratto che lega Raisat alla piattaforma satellitare), il Consiglio di amministrazione dell'azienda di viale Mazzini convocato per mercoledì alle 14 potrebbe dare già il via libera a una prima tornata di nomine. La partita dunque potrebbe sbloccarsi prima delle Europee, questione quest'ultima sulla quale esprimono più di una perplessità il Partito democratico e l'Udc. All'ordine del giorno del cda Rai il direttore generale Mauro Masi porterà le nomine di quattro vicedirettori generali, del direttore di Raiuno e di quello del Tg1.
LE NOMINE SUL TAVOLO - Rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi, slittano dunque (salvo sorprese dell'ultima ora)le proposte di nomina per Raidue, Tg2, Raitre e Tg3, mentre ancora più indietro sarebbero quelle relative ad altre posizioni di rilievo, come Rai Fiction, la direzione comunicazione. Non ci sarà, quindi, nessun pacchetto corposo, ma saranno coperte soltanto le emergenze, visto che ad esempio per Raiuno e Tg1 manca da tempo il direttore e gli incarichi sono affidati ad interim. A Raiuno - stando sempre alle indiscrezioni - andrà l'attuale direttore del Tg2 Mauro Mazza e il suo attuale incarico sarà gestito per il momento ad interim, probabilmente da uno dei vicedirettori del tg. Al Tg1 dovrebbe approdare da La Stampa, Augusto Minzolini che prenderà il posto lasciato libero da Gianni Riotta e al momento affidato ad Andrea Giubilo. Per i vicedirettori generali viene confermato Giancarlo Leone, mentre verranno nominati Lorenza Lei, Gianfranco Comanducci e Antonio Marano, che manterrà anche l'interim di Raidue. Ai vice direttori generali andranno deleghe organizzative e istruttorie per rimettere in moto l'azienda che ha vissuto una lunga stagione di prorogatio del vertice scaduto.
LE REAZIONI - «Non ho mai visto fare delle nomine Rai che incidano direttamente sul sistema dell'informazione in piena campagna elettorale e in par condicio» tuona il segretario del Pd, Dario Franceschini, a margine di un comizio elettorale a Biella. «Il semplice buon senso - dice Franceschini - dovrebbe portare a rinviare tutto di 15 giorni dopo le elezioni europee». Duro attacco al premier da parte di Massimo D'Alema: «La lottizzazione c'era anche prima, ma almeno quando il padrone delle tv private è all'opposizione non controlla lui quelle pubbliche. Invece il monopolio del potere gli ha fatto perdere il senso del limite. Il Paese appare debole nelle sue difese, con una massa plaudente in Parlamento - sostiene l'esponente del Pd - . Vedo rischi? Sì. C'è una situazione gravemente preoccupante, con un'enorme concentrazione di potere, interpretato in modo così arrogante, nelle mani di un uomo che non è in grado di governare il Paese». «Già nei giorni scorsi avevamo sottolineato l’assoluta anomalia di nomine significative in piena campagna elettorale. Se a questa anomalia si accompagnasse la conferma dei nomi già emersi al famoso vertice di maggioranza di palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio e pubblicati oggi dai giornali, saremmo di fronte a qualcosa di impresentabile» aggiunge il capogruppo del Pd in Vigilanza Fabrizio Morri. Sulla questione interviene lo stesso Sergio Zavoli, presidente della Vigilanza, sottolineando che il primo lotto di nomine che si prospetta nel consiglio di amministrazione Rai «non tiene conto della ricchezza culturale dell'azienda e del Paese». Col suo monito, Zavoli ripropone «in termini ancor più stringenti» il suo «richiamo alla necessità e al dovere di rispettare il pluralismo». Per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini «il quadro delle nomine Rai che si sta delineando in queste ore mina già la credibilità di una dirigenza che non può permettersi di accettare qualche indicazione fotocopiata, senza tenere in alcun conto le esigenze di un'azienda che è la principale industria culturale del paese». Al numero uno dei centristi ha replicato Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Lascia stupiti l’uscita di Casini - sostiene Bonaiuti -. Il Presidente della Rai Garimberti e il Direttore Generale Masi si muovono unicamente nella logica di rilanciare un’azienda pubblica che è stata lasciata in stato quasi comatoso dalla gestione disastrosa della sinistra».
Diverbio tra il governatore pugliese e il capogruppo del Pdl al Senato
Caso Mills, a Ballarò il "vaffa" di Vendola
La replica a Gasparri sull'assessore pugliese indagato: «Io l'ho sostituito. Tu perché difendi il premier?»
da Corriere della Sera
MILANO - Il processo Mills e le motivazioni della sentenza di condanna per corruzione dell'avvocato inglese che coinvolgono anche il premier («Mills mentì per Berlusconi, sostengono i giudici di Milano) irrompono nel dibattito politico e anche in tv. Dando luogo, in diretta a Ballarò, a una lite dai toni piuttosto accesi tra il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, e il leader di Sinistra e libertà e governatore pugliese, Nichi Vendola. Il primo fa andare su tutte le furie il secondo, che a un certo punto sbotta in un «vaffa.....» di cui l'interlocutore sembra non accorgersi.
Dopo l'intervento del premio Nobel per l'economia Amartya Sen sulla crisi, Gasparri prende la parola e punge Vendola, ricordando l'inchiesta che costrinse alla dimissioni l'ormai ex assessore alla Salute della Regione Puglia, Alberto Tedesco, indagato per presunti abusi relativi alla fornitura di servizi e prodotti da parte di società private ad alcune Ausl della Regione e subito sostituito dal governatore Vendola. Il caso Tedesco citato da Gasparri fa andare su tutte le furie il leader di Sinistra e libertà: «Ci vuole coraggio a parlare di questo nel giorno della sentenza Mills» è in sostanza la posizione di Vendola. «Io ho subito sostituito l'assessore indagato e tu difendi il premier» è l'accusa rivolta dal governatore pugliese all'esponente del Pdl. «Berlusconi ha l'appoggio della maggior parte degli italiani» è la replica di Gasparri. A questo punto il diverbio. Le voci di Vendola e Gasparri si accavallano e i tentativi di Floris di placare gli animi dei due ospiti servono a poco. Il governatore pugliese si lascia sfuggire un «vaffa.....» quasi bisbigliato tra i denti ma accompagnato da un gesto di stizza che lascia pochi dubbi di interpretazione. Gasparri non coglie. Forse. Nessuno degli altri ospiti in studio sembra notare l'accaduto. E la trasmissione prosegue. C. Arg
DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA. IL Cavaliere: «in aula dirò cosa penso dei giudici»
I giudici: "Mills mentì per Berlusconi" - L'ira del premier:«Sentenza scandalosa»
L'avvocato inglese condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari: agì «da falso testimone»
da Corriere della Sera
MILANO - «È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills». In conferenza all'Aquila, Silvio Berlusconi rompe il silenzio, durato una mattinata, sulla sentenza di condanna dell'avvocato inglese David Mills che lo vede coinvolto. Il premier scandisce la parola «scandalosa» riferendosi a quelle 400 pagine di motivazioni depositate in giornata (scarica in pdf) che hanno portato alla condanna di Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. Agì «da falso testimone» - si legge nelle motivazioni di condanna -«per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall'altro lato (Mills) ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico».
LA VICENDA - Al centro del procedimento che riguarda Mills c'è l'accusa secondo cui il legale inglese tra il 1996 e il 1997 avrebbe incassato da Silvio Berlusconi 600.000 dollari come ricompensa per non aver rivelato in due processi (All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza, con Mills in qualità di testimone e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla), le informazioni su due società off- shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Si legge in un passaggio delle motivazioni: «Il fulcro della reticenza di David Mills in ciascuna delle sue deposizioni sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società off-shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti». E poi ancora: «David Mills ha ricevuto enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali, da Fininvest e da Silvio Berlusconi, fin dagli anni 1995 - 1996, e quindi da un'epoca anteriore a quella delle sue deposizioni nei procedimenti tenuti a Milano» che vedevano imputato il premier. Dal processo Mills è stata stralciata la posizione di Silvio Berlusconi, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del lodo Alfano riguardante le quattro più alte cariche dello Stato. Il dibattimento nei confronti di Berlusconi è quindi stato sospeso.
«NESSUN VERSAMENTO» - «Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice e io sono sereno. Se c'è un fatto indiscutibile è che non c'è stato alcun versamento di nessuno al signor Mills» si è difeso il premier dall'Aquila. «Da questi giudici - ha aggiunto il premier riferendosi a Nicoletta Gandus - non mi farò processare. Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneità» ha chiarito il premier. «Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta...» ha anche spiegato il Cavaliere. Berlusconi ha confermato l'intenzione (già annunciata in mattinata) di riferire in Parlamento sulla vicenda. «In quella sede - ha spiegato il Cavaliere - dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura».
REAZIONI - Le 400 pagine scritte da giudici di Milano sul caso Mills tengono banco nel dibattito politico. Il Pd chiede al premier di rinunciare al lodo Alfano. Berlusconi «venga in Parlamento, ma venga a dire: 'io rinuncio ai privilegi del lodo Alfano e mi sottopongo a un giudizio come tutti i normali cittadini"» sostiene il leader dei democratici Dario Franceschini. «Non capisco perché Silvio Berlusconi abbia scelto di andare in Parlamento. Sarebbe dovuto andare in tribunale per accettare di essere processato e chiarire le accuse che gli vengono rivolte. A questo punto sono preoccupato che la seduta in Parlamento diventi una gazzarra contro la magistratura. Questo sarebbe intollerabile» rincara la dose Massimo D'Alema. «Ora si capisce il motivo del Lodo Alfano» aggiunge l'esponente Pd. «Berlusconi è un corruttore giudiziario che si è fatto una legge per non farsi processare, rinunci all'immunità del Lodo Alfano o si dimetta» è la posizione del leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Spazza il terreno da ogni equivoco Niccolò Ghedini (Pdl), ascoltato consigliere giuridico del premier: Berlusconi non rinuncerà all’immunità, altrimenti «per un anno anziché stare a governare dovrebbe stare in aula a difendersi». Pdl e Lega fanno quadrato attorno al presidente del Consiglio, chiedendo un no secco alle strumentalizzazioni e piena difesa del premier. Per Sandro Bondi coordinatore nazionale del Pdl, «ancora una volta teoremi giudiziari tanto infondati quanto perseguiti con ostinazione intervengono, specialmente alla vigilia di appuntamenti elettorali, a condizionare e turbare pesantemente la vita politica italiana».
«COSE INVENTATE»- La conferenza stampa all'Aquila è stata per il premier anche un'occasione per attaccare l'opposizione («sconfitta, divisa e annullata si attacca a cose di questo tipo in modo vergognoso come ha fatto con il caso delle "veline", che non sono mai esistite») e sfogarsi con la stampa. Sul presidente del Consiglio «sono state scritte cose inventate di sana pianta», ha sottolineato Berlusconi riferendosi al «caso veline» e a Noemi Letizia. Duro scontro tra il premier e la cronista dell'Unità Claudia Fusani. La giornalista chiede a Berlusconi se, dopo le motivazioni della sentenza Mills, non sia il caso di farsi processare e quindi di congelare il lodo Alfano. «Con questi giudici non si può fare» esplode. «Il processo c'è ed è a Mills. Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice ed io sono sereno. Quando il processo riprenderà ci sarà una assoluzione assoluta». La Fusani insiste: si faccia processare. Berlusconi alza moltissimo la voce: «Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o sennò se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi».
Sulmona, rivola degli operai della Magneti Marelli
"Controllati anche al wc, violata la nostra dignità"
In bagno col permesso firmato dall'azienda
DA La Repubblica di GIUSEPPE CAPORALE
SULMONA - Occorre un permesso per andare in bagno alla Magneti Marelli - Sistemi Sospensioni spa, azienda del gruppo Fiat. Un permesso scritto. Almeno nella fabbrica di Sulmona, dove lavorano oltre 750 operai. Si tratta di un tagliando su carta intestata - grande quanto un post-it - dal titolo "permesso interno".
Qui viene annotato il nominativo, il numero di riconoscimento dell'officina dove si lavora, l'orario. In basso, la motivazione per cui ci assenta (seppur brevemente). Quest'ultimo spazio completamente in bianco, è il più lungo.
E a leggerne alcuni, di questi tagliandi - compilati appena pochi giorni fa - si scopre che ogni operaio (per andare in bagno) si "giustifica", paradossalmente, a modo suo. Non c'è mai una richiesta standard. C'è chi chiede di "recarsi presso il wc", chi di andare prima "in bagno e poi all'esterno", chi scrive di doversi assentare per un bisogno "fisiologico". Sotto ogni coupon c'è sempre la firma del capo-officina. Altrimenti il permesso non è valido, ed è vietato assentarsi.
Secondo quanto ufficiosamente spiegato dall'azienda al personale, questo tipo di controllo si è reso necessario in quanto nella fabbrica si lavora in postazioni singole e l'assenza compromette le varie fasi. Quindi "è fondamentale coordinare ogni singolo movimento per ottimizzare turni e produzione". Ma, ufficialmente interpellato, il responsabile del personale, Michele Villani, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito: "Non sono autorizzato a parlare con la stampa", ha spiegato.
Certo è che questa nuova regola nella fabbrica di Sulmona ha scatenato la dura reazione dei sindacati. Per le segreterie provinciali di Fiom, Fim, Uil e Ugl "la prassi di chiedere il permesso per andare in bagno" affermano "non rispetta la dignità della persona e nemmeno la privacy delle donne che devono chiederlo perfino per esigenze legate al ciclo mestruale". I sindacati contestano anche l'iniziativa dell'azienda di voler imporre una pausa di 18 minuti per tutti i lavoratori, e chiedono pause individuali e non collettive.
E la difficoltà che vivono gli operai con l'introduzione di questo permesso-bagno è fin troppo evidente. "Anche prima era necessario comunicarlo seppure verbalmente, ma adesso... Perdiamo più tempo a cercare il responsabile nei vari reparti per la firma - spiega un addetto all'officina - che ad espletare in nostri bisogni fisiologici. E poi, sinceramente, ci sembra una violazione della privacy che non è contemplata dal contratto di lavoro".
I sindacati della triplice hanno inviato anche una lettera all'Ispettorato del lavoro, per denunciare strane anomalie nella mancata rotazione della cassa integrazione, nell'uso degli interinali e nel frequente ricorso agli straordinari.
Il gruppo Magneti Marelli produce alternatori, batterie per auto, bobine, centraline, navigatori, quadri di bordo, sistemi elettronici, sistemi di accensione, sistemi di scarico e sospensioni per auto e motoveicoli. Dal prossimo 25 maggio nella sede di Sulmona scatteranno altre tre settimane di cassa integrazione. Che è in corso già da sei mesi.
Terremoto, aiuto per la ricostruzione anche della seconda casa in Abruzzo
da Il Messaggero
Buonasera gentilmente vorrei porre alla Vostra attenzione il problema della ricostruzione post-terremoto delle seconde case. Permetteteti una piccola premessa: io vivo a Roma ed ho una seconda casa a L'Aquila nel centro storico, dove sono nate e vissuta i primi anni della mia infanzia insieme ai miei nonni (quindi casa eridatata alla quale sono particolarmente legata e affezionata).
Quindi mi sono data da fare e sono riuscita a contattare persone nella mia stessa situazione. Cosa vogliamo? Un po' di attenzione per i sacrifici da tempo sopportati (tasse , I.C.I. e quant'altro). Si parla poco della ricostruzione e degli eventuali finaziamenti per noi. Come la mettiamo se in un condominio da ristrutturare ci sono persone che riceveranno un contributo del 100% in quanto prima casa, mentre quelli di seconda casa come farranno a sopperire a tutte le spese?. Il terremoto non ha fatto distinzioni tra prime e seconde case le ha danneggiate tutte indistintamente. Chiediamo anche noi un po' di attenzione e che venga messo in evidenza anche questo nostro grosso problema. Fin'ora si parla solo di ricostruzione prime case al 100% e noi che fine faremo? Dovremmo fare debiti? Litigare fra con condomini. Essere costretti a vendere ?. Tutte e tre le soluzioni sarebbero per noi disastrose. Ci tengo a farvi presenti che non abbiamo stipendi d'oro. Vi chiediamo cortesemente una mano affinche l'opinione pubblica venga nella maniera migliore sensibilizzata, dateci una mano anche a sensibilizzare Senatori e Deputati. In attesa di un cortese e sollecito riscontro, porgo distinti ossequi.
Maria
Ausiliari: occhio al tagliando!
da Il Messaggero
Non è possibile! ... non è proprio possibile!.... Ieri sera mia figlia Virginia entra in casa dal lavoro e sbotta. Io, preoccupato le chiedo cosa fosse successo. Lei, dopo essersi un po' calmata, mi racconta che era andata a lavorare con l'auto perché aveva fatto tardi a causa di alcune commissioni (lei lavora dalle 14,30 alle 19,30), consapevole che avrebbe dovuto pagare il ticket per tutto il pomeriggio nel parcheggio a pagamento. Beh, nonostante avesse pagato il ticket e quindi fosse in regola, ha trovato una bella multa fatta dai nostri amati ausiliari.
Ora io mi chiedo per quale motivo? Forse per sfregio verso un'utente della strada? E' possibile che non abbiano visto il tagliando appoggiato in bella vista sul cruscotto? Non credo! Le soluzioni sono solo due: o pagare e amen, oppure fare ricorso e andare ad intasare ulteriormente quel girone infernale che è l'ufficio del giudice di pace.
Poi dicono che la gente odia questi ausiliari e quello che rappresentano. Infatti il primo pensiero che mi è venuto in mente è quello di un augurio a quell'ausiliario che non posso scrivere su queste pagine. La rabbia è tanta perché ti senti inerme nei confronti di istituzioni arroganti e in ogni caso impunite. Tenete presente che personalmente ho depositato in passato già quattro (dico quattro) ricorsi in quanto con la mia auto con regolare e certificata trazione a GPL (con tanto di vetrofania sul lunotto) circolavo con pieno diritto nelle domeniche ecologiche. Ma vi pare possibile? E con questa di ieri sono cinque. Alleluia!!!
Albino Liberatore
Strisce blu, stesso rione tariffe diverse?
da Il Messaggero
Spett.le Redazione,
certo come sempre del vostro ascolto scrivo per segnalare una strana ma paradossale incongruenza che ho notato riguardo la sosta tariffata sulle cosiddette "strisce blu" nel Rione XX, quartiere Testaccio.
Andando a trovare spesso dei parenti ho appreso, già da diversi mesi, dell'aumento a 1,20 € l'ora della sosta da parte dell'ATAC che pago regolarmente senza batter ciglio...fino a qui nessun problema, ma osservando così per caso i cartelli nelle vie limitrofe (Via di Monte Testaccio, Via Caio Cestio, Via Galvani) mi avvicino al parcometro e...SORPRESA, lì la sosta è 1,00 € l'ora!!!
Mi sono accertato che il rione fosse lo stesso (il ventesimo) e la zona tariffaria ATAC è la medesima, pertanto a questo punto mi viene automatico farmi una domanda: perchè questa differenza ingiustificata?
Tra l'altro il mio interrogativo mi porta ad una considerazione abbastanza amara: la zona del XX Rione dove si paga 1,20 € è tranquilla (Via Rubattino, Via Franklin, Via Branca), prevalentemente abitata da pensionati e lontana dalla movida, mentre lì a poche centinaia di metri dove è in vigore la sosta ad 1,00 € è il centro della vita notturna per antonomasia! Insomma: chi va a trovare parenti o va a lavorare a Testaccio paga di più di coloro che vanno a ballare o a mangiar fuori
La zona tariffaria e il Rione, lo ripeto per l'ennesima volta, sono gli stessi! Nella vana speranza di un chiarimento da parte dell'ATAC invio i miei più cordiali saluti.
Daniele
Per la Fininvest i fondi neri, per la Rai le nomine grigie
Cavaliere corruttore nella sentenza di condanna a Mills. Lo protegge il Lodo Alfano
Berlusconi furioso coi giudici, oggi si consola coi primi direttori amici
da Europa
L’avvocato inglese Mills condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari agì «da falso testimone per consentire a Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati ». Sono pesanti le motivazioni della sentenza dei giudici di Milano ma più pesanti ancora sono le reazioni del premier, cui il Pd chiede di «rinunciare al lodo Alfano» e di farsi processare.
«Da questi giudici non mi farò processare», replica Berlusconi.
Di Pietro ne ha chiesto le dimissioni e ha ipotizzato l’impeachment, ma il premier è protetto dal lodo Alfano, la legge che ha costretto il tribunale a stralciarne la posizione di coimputato di Mills.
«Quando avrò tempo riferirò in parlamento e sentirete cosa dirò dei giudici. Gli italiani sono con me, i sondaggi lo dimostrano», ha tuonato ieri un Berlusconi fuori di sé per «una sentenza scandalosa».
Unica soddisfazione del Cavaliere le nomine degli amici: il direttore di Raiuno, del Tg1 e i quattro vicedirettori generali. A PAGINA 3
L'anello mancante si chiama Ida
Prima delle scimmie e dell'uomo un antenato comune, antico 47 milioni di anni
da La Stampa GLAUCO MAGGI
I primati, di cui noi umani siamo l’ultima versione, hanno da ieri l’avo, anzi l’ava più antica. Si chiama Ida e ha 47 milioni di anni, secondo la carta d’identità custodita nel fossile, benissimo conservato e riassemblato al 95%.
Un gruppo di scienziati l’ha studiato in gran segreto per un paio d’anni, ma la presentazione al mondo è stata fatta ieri, al Museo di Storia Naturale di New York in pompa magna multimediale, con un libro già stampato in 100 mila copie, un film per la tv «History Channel», un accordo di esclusiva con il network ABC News e un sito web dedicato al fenomeno. Come ha fatto notare con malizia il «New York Times», benvenuti nella «scienza per l’Età del Mediocene», la fase attuale dell’evoluzione del mondo dove tutto è show, con audience e copyright sparsi in tempo reale per il grande pubblico globale.
La scoperta, secondo i dati forniti dai protagonisti, merita del resto tutto il clamore minuziosamente preparato. La proscimmia promette d’essere l’«anello mancante» capace di portare l’orologio della preistoria indietro laddove non s’era mai spinto, 20 volte più lontano rispetto all’ultima data conosciuta per gli esseri viventi, bipedi mammiferi, che la teoria di Darwin ha censito quali nostri antenati. Il fossile è quello di una specie di transizione, un pre-lemuride che mostra le caratteristiche di una linea evolutiva molto primitiva di non-umani (prosimians), ma anche aspetti propri delle famiglie degli antropodi, come le scimmie e gli scimpanzè.
E’ questa convergenza che porrebbe Ida alla radice dell’evoluzione che è arrivata fino a noi, collegandoci con i primati. «L’annuncio è destinato a rivoluzionare la nostra comprensione dell’evoluzione umana», titola il comunicato ufficiale del Museo, ma la comunità scientifica è prudente nell’abbracciare la novità come un fatto provato. La rivista scientifica «PLoS», nel riportare la notizia, ha per esempio scritto che gli scienziati scopritori sostengono che il fossile potrebbe essere «un ramo» dell’albero evolutivo. Ma «noi non lo sosteniamo», ha precisato «PLoS».
Per Jorn Hurum, lo scienziato dell’Università di Oslo che ha acquistato il fossile in Germania e ha poi coordinato il team di specialisti che l’hanno analizzato, non ci sono invece più segreti. Come per Michael Novacek, il rettore per la scienza del Museo di Storia Naturale, che ha difeso la cerimonia del lancio e l’esposizione del fossile: «Non l’avremmo ospitato, se non fossimo stati convinti dell’importanza della scoperta». Hurum iniziò l’avventura di Ida nel 2006, quando ad una fiera tedesca ad Amburgo la comprò da un venditore privato di resti fossili, che la teneva in un cassetto da 25 anni e disse che era stata trovata nel Pozzo di Messel, un cratere largo oltre un chilometro, ricco di greggio e con una buona quantità di residui fossili dall’Età dell’Eocene.
A differenza di Lucy e degli altri fossili di primati trovati nella «culla dell’umanità» in Africa, Ida è dunque vissuta in Europa, il che se non altro restituisce lustro alla definizione di Vecchio Continente. L’analisi fossile ha rivelato che si tratta di una giovanissima femmina, con le dita e le unghie dei piedi al posto delle zampe a «dimostrare» che è una pre-umanoide. La presenza del pollice opponibile nelle due mani e dell’astragalo, l’osso breve del tarso, lega, anzi, ancora più direttamente Ida agli umani. Il fossile permette anche di risalire alla forma completa di una corporatura di carne soffice, con tanto di resti di cibo nello stomaco. Erbivora, alta all’incirca 60 centimetri, la «ragazza» si nutriva di frutta, semi e foglie: i raggi X hanno mostrato che aveva, insieme, denti sia da bambina sia da adulta. Morì per aver bevuto l’acqua del lago Messel, prima vittima dell’inquinamento da ossido di carbonio, sprigionato dal vicino vulcano. La sua età è stata calcolata attorno ai nove mesi, che tradotti in età da umani significa circa sei anni. I lemuridi, altra prova dell’«anello mancante», erano noti invece per avere una «dentatura a pettine».
Ida visse 47 milioni di anni fa, un periodo critico della storia della Terra, l’Eocene, quando cominciarono a stabilizzarsi le specie dei mammiferi. Dopo l’estinzione dei dinosauri, i primi cavalli, i pipistrelli, le balene e molte altre creature iniziarono ad apparire nel pianeta subtropicale. La Terra cominciava a prendere la sembianza che noi conosciamo oggi, con i monti dell’Himalaya e le evoluzioni della flora e della fauna. I mammiferi di terra, compresi i primati, convivevano nella giungla. Gli scienziati dovranno spiegare la migrazione verso la Germania di questa piccola prozia di scimmie e umani, orgogliosamente diversa dei lemuridi che avevano finora occupato la casella al di sopra della scala evolutiva degli umani. Ma intanto, con gli occhi già simili ai nostri e lo sguardo fisso in avanti che la rendeva capace di vedere a distanza e a tre dimensioni, Ida ha già conquistato uno spot da prima donna.
PERCHÉ DISCENDIAMO TUTTI DA LEI
Lontano parente
Ida ha caratteristiche che si riscontrano nella specie umana, tra cui il pollice opponibile, le unghie al posto degli artigli e, nel piede, l’osso del tallone che lascia intravedere il passaggio dall’andatura a quattro zampe alla camminatura eretta.
Epoca decisiva
Secondo gli scienziati, il fossile «è importante perché permette una migliore comprensione della paleobiologia di un primate del periodo dell’Eocene»: è l’epoca in cui i primati cominciarono a evolversi in due specie: le proscimmie e gli antropoidi.
Dal cacciatore ai ricercatori
Ida era stata ritrovata da un cacciatore di fossili 25 anni fa, nei pressi di Darmstadt, in una cava. Solo nel 2006, però, entrò in possesso del gallerista Thomas Perner, che l’ha venduta al museo di storia naturale di Oslo per un milione di dollari.
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