| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 16:00
dall'australia Torture, spuntano dal web le foto che Obama vuole bloccare
da Corriere della Sera
MILANO - Sono spuntate in Australia altre foto delle torture inflitte ai detenuti in Iraq e Afghanistan dai soldati statunitensi: una mostra un prigioniero appeso nudo e a testa in giù; un'altra un prigioniero imbrattato di escrementi in un corridoio con una guardia che gli sta di fronte con fare minaccioso; in un'altra una persona è ammanettata alla cornice di una finestra con gli slip infilati in testa; in un'altra ancora i secondini minacciano di sodomizzare un detenuto con un manico di scopa. TENSIONI - Le foto rischiano di rinfocolare le tensioni proprio nel momento in cui Barack Obama tende la mano all'Islam, alla vigilia del discorso che terrà al Cairo il 4 giugno sul piano della sua amministrazione per portare la pace in Medio Oriente. Le foto, di cui entrò in possesso la tv SBS nel 2006 sull'onda dello scandalo di Abu Ghraib, sono tra quello di cui Obama sta cercando di bloccare la pubblicazione nel timore che possano scatenare rappresaglie contro i soldati americani ancora in Afghanistan e Iraq.
l'articolo lasciava intendere che la signora conoscesse il cavaliere negli anni ottantaIntervista alla madre di Noemi, -le scuse del «Times»: un equivocoIl quotidiano online: la signora Palumbo non parlava del «signor» Berlusconi, ma del Signore, cioè di Dio
da Corriere della Sera
Parla il padre di Noemi: «Su Berlusconi solo bugie» MILANO - Marcia indietro del Times. Il giorno dopo aver pubblicato l'intervista alla madre di Noemi, Anna Palumbo, il quotidiano proprietà di Rupert Murdoch rettifica il passaggio più delicato, quello dedicato ai rapporti tra la signora e Silvio Berlusconi. Nell'edizione online, il quotidiano ha infatti pubblicato in corsivo una precisazione: «L'articolo soprastante originariamente citava Anna Palumbo, la madre di Noemi Letizia, dicendo che lei sperava che Silvio Berlusconi potesse fare per sua figlia quello che non era riuscito a fare per lei, lasciando intendere che (la signora) conoscesse Berlusconi negli anni '80, durante la sua giovanile carriera in tv. Questa affermazione, di fatto - precisa il quotidiano britannico - è stata data a un giornalista italiano ed è stata tradotta male nel nostro servizio». «PARLAVA DI DIO» - «La signora Palumbo non si riferiva a Berlusconi, quando diceva "il signore", ma a «il Signore», intendendo Dio - specifica sempre il Times online-. Il che dunque non implica che lei conoscesse Berlusconi negli anni '80. Chiediamo scusa per l'imbarazzo creato». Da notare che domenica l'articolo è stato tagliato, eliminando il virgolettato che era stato mal tradotto; e che peraltro, come ammette il quotidiano nella rettifica, la signora Palumbo non ha parlato direttamente all'autore dell'articolo, Richard Owen, ma con un giornalista italiano non citato, da cui il corrispondente britannico ha tratto il passaggio.
intervista al times. La mamma: «Spero possa Fare quello che non ha fatto per me»Parla il padre di Noemi: «Su Berlusconi solo bugie»Ma molte domande, per il quotidiano inglese, rimangono ancora senza risposta in merito alla vicenda.
da Corriere della Sera
LONDRA - Il Times di Londra torna sulla vicenda di Noemi. Il quotidiano britannico, che ha constatato come sul certificato di nascita di Noemi sia indicato come padre Benedetto Letizia, ha incontrato quest'ultimo nella sua casa di Portici. Letizia, confermando di aver dichiarato un reddito di circa 12 mila euro, ha parlato di «campagna di bugie e invenzioni per vendere giornali» e definito «una bugia» la notizia che la figlia vada a scuola in Mercedes.IL PADRE - Il padre di Noemi ha detto di non essere stato l'autista di Craxi e alla domanda su perché Berlusconi l'abbia detto, ha risposto: «Spesso a Berlusconi vengono attribuite cose che non ha mai detto». Puntuale, il corrispondente del Times cita i lanci d’agenzia del 29 aprile che riportano le affermazioni del premier. In risposta, scrive il Times, arrivano solo «un’alzata di spalle, una stretta di mano e un sorriso». Il quotidiano inglese mette poi in evidenza che è stato proprio Benedetto Letizia, e non Noemi, a invitare il premier alla festa di compleanno della figlia. «Erano vecchi amici-scrive il Times- dal tempo del suo impegno giovanile nel ramo napoletano del Partito socialista guidato da Craxi, mentore politico di Berlusconi». «Nonostante le foto intime pubblicate da ’Chi’ - prosegue il quotidiano - il padre di Noemi da oltre due anni non vive più con la moglie e la figlia. Il regalo di Berlusconi a Noemi - un collier da 6mila euro - è stato descritto come un dono spontaneo fatto in un’improvvisa deviazione alla sua festa di compleanno; ma il fotografo Pasquale Cerullo, che era presente, ha raccontato che le forze di sicurezza avevano controllato il luogo già di mattina».LA MAMMA - Il Times passa poi alla madre della ragazza, Anna Palumbo, osservando che ha rifiutato di dire come, quando e dove ha incontrato Berlusconi. In un'altra occasione, ricorda il Times, ha detto di averlo incontrato attraverso le attività politiche del marito. Ma ha anche detto, secondo quanto riporta il quotidiano britannico controllato da Rupert Murdoch, che Berlusconi potrà «fare per mia figlia quello che non ha potuto fare per me». «Lasciando intendere - rimarca il quotidiano - che lo conosceva già negli anni Ottanta, quando Berlusconi stava costruendo il suo impero televisivo». Molte domande, secondo il Times, rimangono ancora senza risposta in merito alla vicenda. «Vi potrebbe essere una eccellente spiegazione per tutte le domande senza risposta. Ma se c'è, il primo ministro non l'ha ancora fornita», scrive il quotidiano che sottolinea come la «tempesta» attorno alla vicenda «minaccia di scuotere il normalmente saldo seguito di Berlusconi», e la campagna mediatica condotta su Chi «è altamente rischiosa, perchè mantiene l'attenzione del pubblico sulla signorina Letizia e, con lei, sulle tante contraddizioni nel resoconto di Berlusconi su come l'ha conosciuta». Il Cavaliere, come recita il titolo, potrebbe insomma «pagare (in termini di popolarità) per i suoi legami misteriosi con la diciottenne».
Madre e convivente in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale aggravatoBimbo morto a Imperia, l'autopsia:«Fegato e reni spappolati»Il piccolo, 17 mesi, è stato massacrato con pugni e calci all'addome. I maltrattamenti duravano da tempo
da Corriere della Sera
IMPERIA - È morto per lo spappolamento di fegato e reni e per la frattura della milza Gabriel, il bimbo di 17 mesi deceduto poco prima di entrare in ospedale a Imperia giovedì scorso. Le lesioni, gravissime e mortali, sono state evidenziate dall'autopsia. A procurargli quelle lesioni sarebbero stati, con calci e pugni all'addome, sua madre Elizabete Petersone (21 anni) e il convivente di lei, Paolo Arrigo (24 anni) che, interrogati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. CALCI E PUGNI - Secondo quanto riferito in una conferenza stampa tenuta in questura, il piccolo sarebbe stato picchiato molto duramente con calci e pugni all'addome. Le violenze sul piccolo sarebbero state reiterate e culminate quel giorno. I testimoni ascoltati dalla polizia riferiscono che la coppia litigava molto spesso ma che Gabriel era un bimbo molto buono, tranquillo. Accertamenti sono in corso per trovare conferme sul nome, riferito dalla donna, del padre naturale. La ragazza ha comunque confermato di essere la convivente di Arrigo, commerciante e titolare di un negozio di vernici. I due sono in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale aggravato.
La classifica delle retribuzioni dei paesi industriali, a parità di potere di acquistoSono i tre quarti della media Ue, più "ricchi" spagnoli e greciSalari italiani tra i più bassi Ocse - 1200 euro al mese, 23esimo postoIn Europa solo i portoghesi prendono meno. Il peso del cuneo fiscale
da La Repubblica di MAURIZIO RICCI
ROMA - Gli italiani guadagnano poco e sono, per giunta, tartassati dal fisco. Fra i trenta paesi ricchi, riuniti nell'Ocse, le buste paga italiane sono al ventiduesimo o al ventitreesimo posto, sia che si consideri il lordo (cioè quanto pagano le aziende), sia che si consideri il netto (cioè quanto entra effettivamente in tasca al lavoratore). Nonostante il gran parlare, in Italia, di famiglia, la situazione è la stessa, forse peggiore, se si guarda ad una coppia con due figli e due stipendi. In Europa occidentale, solo i portoghesi stanno peggio. Dato che la classifica dell'Ocse, relativa al 2008, è calcolata in dollari, a parità di potere d'acquisto, i risultati raccontano non la cifra in euro, scritta sulla busta paga, ma quanto effettivamente ci si può comprare. Se ne ricava che anche greci e spagnoli sono più ricchi, in termini reali, dei lavoratori dipendenti italiani, con famiglia o no. Lo stipendio netto di un single italiano è i tre quarti della media dei 15 paesi della vecchia Ue. A parte i portoghesi, più poveri di noi sono solo i salariati dell'Est Europa, turchi e messicani. In Corea, la busta paga è fra il 50 e il 100 per cento più grassa, a seconda dei casi, della nostra. Il "cuneo fiscale", cioè la differenza fra il costo di un lavoratore per l'azienda e quanto effettivamente incassa quel lavoratore, racconta, insomma, solo una parte della storia. Già gli stipendi lordi pagati dalle aziende, infatti, sono bassi. Un lavoratore dipendente single senza figli guadagna, mediamente, in Italia, l'equivalente, in termini di potere d'acquisto, di 30.245 dollari l'anno. Alle aziende, in Spagna, un lavoratore costa poco di più: 30.422 dollari. Un greco, parecchio di più, quasi 34 mila dollari. All'altro capo, il salario lordo di un single tedesco o inglese è oltre i 51 mila dollari. Sopra i 40 mila dollari ci sono americani, danesi, belgi e olandesi, mentre francesi e svedesi stanno intorno a 36-37 mila dollari. La situazione cambia poco, se si considerano i salariati con famiglia. Il caso fatto dall'Ocse è quello di una famiglia con due figli, in cui un coniuge prende lo stipendio medio nazionale e l'altro i due terzi della media. Per l'Italia, significa un reddito lordo di 50.408 dollari. Ancora una volta di poco inferiore a quello spagnolo (50.704 dollari), ma drasticamente più basso della famiglia greca, che supera i 71 mila dollari. Anche qui, sono tedeschi e inglesi a guidare la classifica, seguiti da olandesi, belgi, austriaci e danesi. Il dato che più interessa, tuttavia, è quello dello stipendio al netto di tasse e contributi. Anche perché, dato che l'Ocse ce lo fornisce a parità di potere d'acquisto, equilibrando il numero scritto sulla busta paga con il livello dei prezzi, ci dice cosa c'è davvero nel portafoglio. E le differenze si fanno più marcate. Nel portafoglio di un single italiano entrano, in media, 21.374 dollari l'anno, grosso modo 1.200 euro per tredici mensilità. Il single spagnolo può spendere assai di più: 24.632 dollari. Quello greco 26.512 dollari, anche più del francese (26 mila). Sono coreani i single più ricchi, seguiti dagli inglesi. Al netto, i single stanno meglio negli Usa che in Germania. La mamma e il papà italiana che, al lordo, mettevano insieme un po' più di 50 mila dollari, si ritrovano, invece, con 11 mila di meno l'anno, da spendere davvero: 39.072 dollari. Oltre 4 mila in meno della coppia spagnola, 14 mila in meno di quella greca. Una famiglia tedesca ne ha 56 mila, una francese 46 mila. Quella americana 55 mila. Lo svantaggio con gli altri paesi sembra, in effetti, più pronunciato per le famiglie che per i single. Frutto del fatto che il cuneo fiscale (la differenza fra lordo e netto, in base a tasse e contributi sociali) lavora perversamente contro le coppie. L'Italia, dice l'Ocse, è fra i paesi in cui l'impatto di tasse e contributi sfavorisce più pesantemente le famiglie rispetto ai single.
Arriverà dalla Sardegna. Si svuota la prima tendopoli. Drammatichele condizioni igieniche del reparto-tenda di medicina internaL'Aquila, emergenza ospedale - "Dateci quello pronto per il G8"
da La Repubblica di GIUSEPPE CAPORALE
L'AQUILA - Un tendone militare con dentro ventisette malati: un letto dietro l'altro. Tutto intorno fango, detriti, erbacce, liquami e rifiuti. Pochi metri più avanti, cinque bagni chimici all'aperto "riservati ai malati", o almeno a quei pochi di loro che riescono ad alzarsi. Eccolo qui il "reparto" di medicina interna dell'ospedale da campo dell'ospedale San Salvatore. Eccoli i "posti letto". Quaranta giorni dopo il terremoto tutto è come il primo giorno, quello dell'evacuazione, del terrore e dell'accampamento di fortuna. File e file di tende piccole e grandi che riproducono in piccolo alcuni reparti dell'ospedale in parte distrutto dalla scosse (e che poi si è scoperto non aver mai avuto il certificato di agibilità). Ora nella tendopoli tirata su nel parcheggio del nosocomio l'attività prevalente è quella ambulatoriale. Ma l'allarme rosso è scattato soprattutto nel reparto di medicina, dove c'è la degenza. A segnalare i rischi sono stati gli stessi medici che lavorano nelle tende: "È impossibile continuare in queste condizioni" hanno scritto in una lettera aperta Vittorio Festuccia (primario di medicina generale), Sabrina Cicogna (cardiologia) e Giovanni Flati (dermatologia). All'ospedale da campo c'è una "situazione di promiscuità e scarsa igiene" che favorita dal caldo intenso "condiziona il diffondersi di malattie batteriche". "Occorre intervenire subito. Bisogna immediatamente attivare l'ospedale da campo del G8, come era stato annunciato diverse settimane fa". E concludono: "Molti a parole si dicono impegnati nel mantenimento di una città di livello per ogni settore, sanità, istruzione, lavoro e qualità complessiva della vita, pochi in realtà sono stati realmente fattivi e utili al raggiungimento dello scopo". A raccogliere la richiesta d'aiuto dei medici, il senatore del Pd, Ignazio Marino che martedì presenterà un emendamento proprio per chiedere con urgenza il trasferimento dell'ospedale da campo del G8. "Il Governo deve agire subito - dice Marino che oggi sarà all'Aquila - non si può perdere altro tempo. C'è una emergenza anche sanitaria che va affrontata e risolta". Intanto, il super ospedale della Protezione Civile (1800 metri quadrati, due sale operatorie) è ancora alla Maddalena, anche se risulta in via di smobilitazione. "È inutile nascondere che ci sono stati dei ritardi - ammette il direttore generale della Asl, Roberto Marzetti - sarebbe dovuto arrivare prima, ma credo tutto dipenda da motivi tecnici". La struttura ospedaliera del G8 dal 20 aprile è stata in parte utilizzata a supporto del reparto di oncologia dell'ospedale della Maddalena. Ma la direzione sanitaria sarda - preso atto dell'urgenza terremoto a L'Aquila - ha liberato in queste ore la struttura, che da lunedì dovrebbe essere smontata. "Bisognerà ancora attendere alcune settimane per vederla operativa da noi - aggiunge Marzetti - intanto abbiamo individuato l'area, scelto la dislocazione dei moduli e siamo certi che a metà giugno sarà tutto operativo. Senza contare che entro fine mese parte dell'ospedale sarà riattivato". Ma, nonostante l'emergenza e le difficoltà c'è anche un'eccezione positiva, nell'ospedale dal campo del San Salvatore. È il caso del reparto di dialisi, guidato dal primario Stefano Stuard, tirato su grazie alle attrezzature recuperate nel vecchio reparto, a quelle messe a disposizione dalla Protezione Civile e a un circuito di dialisi fornito da una ditta tedesca. Giovedì verrà all'Aquila il vice-ministro con delega alla Sanità Ferruccio Fazio. La sua visita pare abbia un compito preciso: nominare una task-force per i problemi della sanità abruzzese, primo fra tutti la chiusura dei piccoli ospedali (che secondo il ministero sarebbero la causa dello sperpero delle risorse pubbliche). Due piccoli ospedali da chiudere e convertire in ambulatori (Pescina e Tagliacozzo) ricadrebbero proprio nel territorio della provincia dell'Aquila. Intanto ieri gli sfollati di Castel del Monte, d'intesa con la protezione civile, hanno deciso di rientrare nelle loro abitazioni: è la prima tendopoli che si svuota.
IL CASO "Chi più stupra più vince" - Facebook contro il videogiocoE' arrivato in Europa uno dei videogame più discussi, Rapelay: insegna al giocatore a stuprare ragazzine. In Usa e GB è stato già bandito. Amazon lo ha ritirato dal suo catalogo. E un gruppo di psicologi ha creato un gruppo sul social network più popolare per contrastarlo e chiederne il blocco
da La Repubblica
ROMA - Anche Facebook scende in campo nella battaglia contro il videogioco in cui vice chi stupra di più. Sono più di diecimila i sostenitori del gruppo - promosso dalla società Obiettivo Psicologia - che si oppone all'arrivo in Italia di Rapelay, videogame giapponese nell'occhio del ciclone. Creato dalla giapponese Illusion, una società di Yokohama, che lo ha lanciato nel 2006, il gioco si è diffuso attraverso il sito Amazon. Solo recentemente, dopo una segnalazione, il colosso delle vendite web ha velocemente provveduto a rimuoverlo dal proprio catalogo. Questo gioco non lascia molto spazio all'immaginazione, sin dal titolo: si chiama RapeLay (alla lettera "Disposto allo stupro", gioco di parole tra "rape che significa stupro" e "replay che vuol dire ripetuto". E quindi: stupro ripetuto). Il protagonista ha il "compito" di molestare e violentare le proprie vittime. Deve perseguitare la madre di due giovani donne, violentare lei e poi continuare con le figlie. Chi ci ha giocato afferma che si tratta di un gioco di una violenza estrema con dettagli raccapriccianti. Come, ad esempio, le lacrime delle donne mentre supplicano di non subire violenza. "La diffusione del gioco - spiega Obiettivo Psicologia che ha acceso i riflettori sul caso - è avvenuta attraverso il sito Amazon e grazie a una serie di negozi affiliati che lo hanno messo in vendita. Ha da subito suscitato forti proteste da parte di associazioni e autorità. In America e in Gran Bretagna sono riusciti a bandirlo dai siti web. Polemiche furiose anche in Spagna, Germania e Irlanda. In Italia, pur essendo unanime la condanna, ancora non è stata intrapresa una forte azione di contrasto del fenomeno". Per questo è stato attivato su Facebook il gruppo 'Mobilitiamoci contro 'Rapelay', per chiedere - oltre alla messa al bando del gioco in questione - una più chiara regolamentazione e un più attento monitoraggio. L'iniziativa vuole denunciare come "questo genere di prodotti sono altamente diseducativi e pericolosi". "Intendiamo - si legge ancora su Facebook - contattare professionisti di rilievo, mass media e politici di ogni schieramento per chiedergli di attivarsi - come altri paesi civili hanno già fatto - per bandire "Rapelay" anche dal nostro paese".
I giornali, la crisi e Berlusconi
da Europa
L’autunno caldo dei giornali è cominciato. Con la dichiarazione ufficiale del consiglio d’amministrazione di Rcs in cui si annuncia «una manovra superiore a 200 milioni di euro» per ripianare le perdite del gruppo che fra l’altro edita il Corriere della Sera siamo entrati ufficialmente nella fase più difficile della storia dei giornali italiani, quella caratterizzata da piani e contropiani di ristrutturazione che non potranno non vedere confronti aspri fra le parti.200 milioni, per la sola Rcs, non sono uno scherzo. Lì già sono stati “tagliati” 90 giornalisti ma ancora non basta. Spetterà ai sindacati, quando l’editore, bontà sua, vorrà entrare nel merito, decidere come comportarsi. Ma il problema è purtroppo generalizzato: nessun grande giornale può sentirsi al riparo da una crisi che non è solo di copie invendute ma di vero e proprio crollo della pubblicità. Rcs ha dunque solo squadernato un discorso che verrà ripetuto più o meno negli stessi termini da altri grandi gruppi editoriali.Ogni giorno incontriamo colleghi che non scommettono una lira sul loro futuro professionale, gente di 40-50 anni, mentre quelli più grandi rischiano sul serio e di giovani nemmeno l’ombra (stabilizzati, intendiamo, ché di precari è pieno). Colpa della crisi mondiale? Colpa dell’avvento dei nuovi media? Colpa dei giornali medesimi? Tutto vero. Il problema non è l’analisi delle cause, il problema è: che si fa? Una congiunzione astrale ha fatto sì che la grande crisi dell’editoria giungesse a maturazione proprio in coincidenza di un violentissimo scontro fra un grande quotidiano (Repubblica) e il presidente del consiglio. In una stagione in cui i gruppi editoriali attendono misure concrete da parte dal governo, pertanto, torna ad onore del giornale fondato da Scalfari il fatto di non avere esitato a scrivere ciò che riteneva giusto scrivere e a scegliere il coraggio e non il silenzio. Quando dei giornalisti sfidano il potere, di solito, è una buona cosa per la civiltà di un paese libero. Qualunque sia il prezzo.Già, il prezzo. Ci sarà un pedaggio da pagare, per Repubbica o per qualunque altro giornale che volesse entrare in rotta di collisione con questo presidente del consiglio? Il solo porsi la domanda fa venire qualche brivido, perché con ciò si mette in forse la possibilità di una informazione non asservita. Al contrario, l’unica possibilità per salvaguardare la libera stampa è sostenerla mediante gli strumenti che la legge mette a disposizione e attraverso l’esame delle carte, dei piani, delle proposte di tutti i soggetti interessati.Solo una cosa non si può fare: lasciare che la crisi avanzi indisturbata e inizi a mietere vittime.Giornali grandi, medi, piccoli, di provincia, di settore, di partito, di idee: tutti coinvolti, come diceva De Andrè. Il governo dovrà intervenire. A Parigi l’amico Sarkozy ha fatto così, no?
Mario Lavia
I pazienti su Facebook e i guai della privacy - Non è la prima volta
da Europa
L’ultima volta era successo su MySpace, ora è Facebook a ospitare le foto dei pazienti di un ospedale ripresi senza il loro consenso. E non si tratta di una struttura straniera: la vicenda è accaduta a Udine. Qualche tempo fa un gruppo di medici e infermieri dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, durante una pausa, ha scattato delle fotoricordo.In seguito una delle infermiere ha pensato bene di condividere le immagini tramite Facebook, caricandole sul proprio profilo.Reparto di rianimazione Il problema è che in quelle fotografie, scattate nel reparto di rianimazione, sono visibili anche i pazienti intubati, i quali ovviamente non hanno dato alcun consenso alla pubblicazione delle immagini.L’indagine interna ha portato, quale conseguenza immediata, al divieto per tutti i dipendenti dell’ospedale di accedere a Facebook. Quanto alla diretta responsabile, rischia di essere accusata non solo di violazione della legge sulla privacy ma anche delle norme sulla protezione dei dati personali, dei regolamenti interni e del codice deontologico.Street View in GiapponeE passiamo ai problemi di Google. Se la Grecia decide di bandire Street View, il Giappone si accontenta di fargli abbassare le fotocamere: normalmente si trovano montate a 2,45 metri d’altezza ma, per il paese del Sol levante, saranno avvicinate al suolo. «I quartieri giapponesi – ha spiegato una portavoce di Google – sono pieni di strade strette e muri bassi, ma non ci avevamo pensato».Invece i giapponesi l’hanno fatto e si sono lamentati per l’invasione della privacy da parte delle GoogleCar, i cui occhi indiscreti hanno potuto oltrepassare comodamente i muri di cinta delle case. Invece di pretendere la cancellazione del servizio in toto, il Giappone si accontenta che le fotografie delle 12 città già incluse in Street View (comprese Tokio e Osaka) vengano sostituite da nuove immagini ottenute riducendo l’altezza cui sono montate le fotocamere a 2,05 metri. Così facendo anche le basse cinte giapponesi saranno sufficienti a proteggere la riservatezza dei cittadini.Poco disturbo, in fondo, per un gigante come Google. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
A Cannes presentato il film 'La merditude des choses'
da l'Unita' di Gabriella Gallozzi
Vomito, flaccidi sederi maschili, fiumi di birra e desolazione. A confronto il cinema dei fratelli Dardenne sembra quello dei Vanzina. E sì, a giudicare gli ultimi “arrivi” dal Belgio qui sulla Croisette, l’impatto è un po’ forte. Soprattutto per lo stomaco. Almeno a prendere come esempio il film passato l’altro giorno alla Quinzaine des Réalisateurs che già dal titolo promette bene: “La merditude des choses”, traducibile come “la merditudine delle cose”, del un giovane emergente fiammingo, Félix van Groeningen. Lo scenario è quello desolante di un paesino di provincia del Belgio in cui vive il clan degli Strobbe, una famiglia di soli uomini che sbarcano il lunario sulle spalle della vecchia madre pensionata. Quattro fratelli debosciati, decerebrati, dediti all’alcol e alle corse in bicicletta nudi per le strade del paese. Con loro vive anche il povero Gunther, figlio del più anziano fratello che, come darle torto, è stato abbandonato dalla moglie. Tra gare di bevute, vomiti notturni, serate passate al pub il povero ragazzino tenta di sopravvivere a questa banda di “brutti sporchi e cattivi”. Trovando alla fine, come unica via di fuga, il collegio dei servizi sociali. Piaciuto parecchio al pubblico in sala – risate a go go e qualche gridolino – il film descrive un’umanità devastata e dolente. Una realtà, insomma, quella belga, che è una vera schifezza. Ma che gli autori di questo paese non esitano a raccontare. Si vede che da quelle parti non ci sono ministri Bondi che gettano anatemi sui film – vi ricordate le esternazioni su Gomorra vincitore qui a Cannes ? – che offrono immagini negative del proprio paese. Tanto per quante preoccupazioni si diano i Nostri c’è poco da fare: l’Italia ormai ha difficoltà a rimanere in gioco anche nel settore cinematografico. Ne parlavano l’altra sera, qui sulla Croisette, dei produttori tunisini e italiani a confronto: quando vai a cercare dei partner esteri per i nostri film ti guardano come se fossi matto, dicevano. “Nessuno si fida di coprodurre con gli italiani. Persino noi arabi siamo considerati più affidabili”…. Hai voglia a dire che poi il nostro cinema non arriva ai grandi festival. Meglio celebrare quello del nostro passato, come fa Cannes che ieri ha dedicato la serata “Classic” al grande Pietro Germi di “Signore e Signori” in versione restaurata, con tanto di documentario che ne ricorda l’intera opera (“Pietro Germi, il bravo, il bello, il cattivo” di Claudio Bondì). Ma chissà, magari non è detta l’ultima parola per tornare a cantare le glorie italiche: aspettiamo il duce “segreto” di Marco Bellocchio (Vincere) che sicuramente, almeno da noi, farà suonare le gran casse delle polemiche.
Le voci di chi lavora fuori: «Per noi imbarazzo continuo»
da l'Unita' di g.v.
Se gli italiani che vivono all’estero cominciano ad inviare ai giornali, al nostro, lettere di preoccupazione e disagio qualcosa forse sta succedendo. Scrivere come per esorcizzare, per dire che non è vero. Oppure per cercare solidarietà, conforto, capire se passerà, prima o poi, che questo possa essere una volta buona un paese normale.Ma così non è. Ed il motivo per cui vengono fermati i nostri connazionali a Parigi come a Washington, a Londra come a Barcellona è quasi sempre per parlare in tono canzonatorio delle gesta per nulla edificanti del nostro presidente del Consiglio. Il crescendo dei fatti privati e pubblici si somma alle gaffe compiute all’estero nei vertici internazionali ufficiali; alle considerazioni sull’abbronzatura di Obama; alle battute vecchie e nuove sui capi di stato, soprattutto se sono donne.Leggete queste pagine e il coro è quasi unanime. Ci si può anche ridere su, ma a volte il disagio è troppo forte. Si può anche rispondere, ma alla lunga gli argomenti per dire che tutto il mondo è paese vengono a mancare. È vero che Francia, Stati Uniti e Spagna sono dei grandi paesi e che chi li ha scelti per lavoro (senza dimenticare che spesso per lavorare bisogna lasciarla per forza quest’Italia) ha altro a cui pensare: Berlusconi è un argomento da pausa pranzo. Singolare coincidenza: si vive anche con grande tranquillità il premier gaffeur a Mosca. Non è consolante constatare però che la popolarità del nostro è alta dove la democrazia è più debole.
Digitale terrestre: tutti i segreti per una ricezione corretta
da Il Messaggero di Federico Rocchi
ROMA- La ricezione della televisione digitale terrestre è stata molto criticata in questi anni di passaggio al digitale. Anzi, la critica si è estesa alla tecnologia digitale in generale, quella che per molti “si vede o non si vede per niente”, facendo partire di solito un nostalgico sospirone per l’obsoleta televisione analogica, spesso confondendo “i programmi” (che però nulla hanno a che fare con la tecnica di trasmissione) con la qualità delle immagini e del suono (solo Rai trasmette in stereofonia in analogico). A quasi dieci anni dal Duemila molti si chiedono ancora se fosse il caso di cambiare modalità di trasmissione “imponendola per legge”. Per fortuna si tratta solo di classica resistenza al cambiamento etichettabile come “misoneismo”, paura del nuovo. Una volta tanto, non c’è davvero bisogno di aver paura: la televisione digitale è realmente migliore di quella analogica sotto tutti gli aspetti, da quello tecnico a quello culturale potendo nel primo caso essere ricevuta da tutti allo stesso, ottimo, livello qualitativo e offrendo, nel secondo caso, molto più spazio per nuove programmazioni e nuove forme di libertà.Giunti davvero “sulla soglia digitale” abbiamo proprio ora la necessità di capire una volta per tutte se ricevere la TV digitale terrestre è così difficile oppure se di tratta di problemi risolvibili e, nel caso, con quale difficoltà e quale costo. Per farlo è necessario prima descrivere i problemi della ricezione televisiva digitale in generale e poi in particolare quella di tipo terrestre quindi riflettere sul tipo di impianto d’antenna ottimale. Nella maggioranza dei casi si tratterà di semplici problemi di ricezione, economici da risolvere, magari installando un’antenna centralizzata che finalmente potrà funzionare con prestazioni costanti per tutti i condomini. Quali sono i principali problemi della tv digitale? Scarso livello del segnale? Interferenze sulla stessa frequenza o su frequenza adiacente? Insomma è un problema di antenna oppure no? Cosa occorre fare per vederla correttamente?Le caratteristiche della TV digitale: livello del segnale ed errori. Non è sempre vero che il segnale digitale, sia terrestre sia satellitare, “si vede o non si vede affatto”. Anche nel caso della televisione digitale si può avere una ricezione disturbata da diversi fattori e con diverse conseguenze. A volte i disturbi “digitali” sono meno sopportabili dei disturbi analogici ai quali siamo abituati (effetto neve, doppia immagine, sfasatura fra colore e immagine, ecc.) e che il cervello umano aveva imparato a filtrare automaticamente. Ad interrompere una visione digitalmente e formalmente perfetta, a patto di utilizzare adeguata banda passante da parte dell’emittente, ci sono soltanto due evidenti tipi di disturbo: la “quadrettatura”, ovvero problemi nella decompressione del segnale, oppure la sparizione temporanea o il “blocco” delle immagini sullo schermo, indice d’interruzione prolungata nel flusso dei bit ricevuti.Ogni segnale digitale è trasmesso nell’etere utilizzando la modulazione di una frequenza elettromagnetica, come quelle della vecchia televisione anzi proprio sulle stesse frequenze altrimenti non ci sarebbe il problema dello “switch-over” e la necessità di convivere con i due sistemi per così lungo tempo. Il “segnale” è quindi idealmente scomponibile in due nature: quella “analogica elettromagnetica”, con il suo “livello” (equivalente al “volume” per capirci), e quella “digitale” che riguarda soltanto il flusso dei bit che viaggiano attraverso l’onda modulata, operazione che può comportare “errori” nel riconoscimento. In termini linguistici potremmo dire che onda elettromagnetica e bitstream digitale rappresentano significante e significato della trasmissione TV digitale, fusi fra loro ma concettualmente divisibili. Ricevere la tv digitale significa quindi svolgere due compiti: ricezione del significante e la comprensione del significato. Ecco un esempio dalla vita di tutti i giorni.In una stanza affollata una prima persona comunica un numero di telefono ad una seconda persona. Se la stanza è silenziosa il livello della voce può essere basso e l’operazione riesce facilmente, l’interlocutore ascolta la voce e distingue bene i numeri e li trascrive da qualche parte. Se la stanza è rumorosa è necessario alzare il livello della voce anche solo per farsi sentire e non è del tutto sicuro che l’interlocutore riuscirà nell’operazione di comprensione dei numeri pronunciati, commettendo in questo modo degli errori. Il cervello umano nello stesso momento fa la sua parte mettendo in azione meccanismi automatici di selezione del messaggio sul quale si concentra l’attenzione, “attenuando” tutte le altre voci presenti nella stanza ad esempio, e meccanismi di interpolazione per riuscire a ricostruire il messaggio nella sua completezza anche se alcuni elementi si sono persi nella confusione. Il segreto sta nell’uso di un “codice” sovrapposto alla trasmissione fisica, nel nostro caso televisivo il codice (uno dei codici, il “più esterno”) digitale sopra la modulazione elettromagnetica. E’ chiaro il vantaggio della “trasmissione digitale”: anche in caso di molto rumore e molti disturbi, se necessario ripetendo la sequenza dei numeri più volte, la probabilità di trasmettere il significato del messaggio è alta, il numero di telefono viene compreso esattamente come se la stanza fosse molto silenziosa perché il risultato dell’operazione di decodifica è svincolato dall’andamento lineare nel tempo della ricezione disturbata.Il sistema di trasmissione DVB-T nel suo complesso - come tutti i sistemi digitali, come pure il trasferimento dei dati contenuti in un Compact Disc dal disco al lettore - è appositamente studiato per “resistere agli errori”. In particolare è studiato per sopportare quelli dovuti all’interferenza da “cammino multiplo”, caratteristica nella trasmissione da terra in zone montagnose e con alti palazzi nei centri urbani cioè la tipica situazione italiana. Il “ricevitore standard”, che è studiato come parte del sistema, è per definizione quindi capace di “ricostruire” segmenti di segnale mancante o errato tramite processi di “interpolazione” e “correzione degli errori” mantenendo il segnale sullo schermo tendenzialmente fluido e senza quadrettatura anche nel caso in cui il processo di trasmissione/ricezione sia affetto da generici problemi di decodifica. Con l’aumento dei problemi nel processo, naturalmente, aumentano i disturbi sullo schermo.Nella trasmissione e ricezione di un flusso di bit non è quindi il livello del segnale o la sua “purezza” il parametro più importante da controllare quanto piuttosto il numero degli errori nella “trascrizione” di questa serie di livelli digitali (zero e uno) da parte del ricevitore. La quantità di errori generata nella demodulazione del flusso di dati digitali non è strettamente dipendente dal livello del segnale, anche se un sufficiente livello del segnale è naturalmente condizione necessaria. Di solito si può notare, infatti, che anche nel caso in cui il livello del segnale sia indicato al “60%” (sebbene le indicazioni che forniscono i ricevitori non siano “assolute” e quindi sono utili soprattutto per tenere sotto controllo il proprio impianto nel corso del tempo) è comunque etichettato come “buono” dal ricevitore e una sua variazione non comporta evidenti conseguenze, fino ad un drastico limite inferiore sotto il quale il numero di errori cresce improvvisamente, rendendo la visione sostanzialmente impossibile.Il nome dato alla misura dell’errore è “BER” ovvero “Bit Error Rate” ed anche questo, come il livello del segnale, è di solito riportato a schermo in forma numerica dal sintonizzatore digitale oppure indicato più semplicemente, facendone l'inverso, come “qualità” da una barra grafica. Il livello d’errore accettabile è inferiore a zero seguito da nove zeri dopo la virgola e su alcuni ricevitori è utilizzata la notazione scientifica, per esempio “0E-9”. Già quando gli errori salgono a “0E-6” è possibile che il sistema non sia in grado di “interpolare” (si chiama così la capacità del ricevitore di superare il problema degli errori) e quindi si generano sullo schermo soprattutto effetti di quadrettatura oppure blocchi dell’immagine.Esiste poi - ma è situazione contingente esterna al sistema DVB-T - il problema delle interferenze fra le emissioni analogiche e quelle digitali. Ci sono due aspetti da considerare. Le trasmissioni analogiche sarebbero molto disturbate dal segnale digitale se questo fosse trasmesso alla stessa potenza e contemporaneamente è possibile coprire la stessa area geografica “analogica” con un segnale digitale più basso, per il ragionamento fatto qualche riga più in alto. Queste due situazioni sembrano concordare ma in realtà configgono: per evitare problemi, le emissioni digitali sono diffuse con un livello molto basso, causando quindi errori in ricezione nelle zone marginali e nelle zone elettromagneticamente affollate l’interferenza fra le portanti delle due nature può portare a risultati drasticamente insopportabili nella visione digitale. Tutti questi problemi, informazione spesso non messa nella dovuta evidenza, spariranno istantaneamente con il completo passaggio alla tecnica digitale: in quel momento, anzi, sarà possibile aumentare di livello l’emissione oramai tutta digitale, aumentando la copertura delle zone marginali e senza problemi di interferenza. Non esiste nessun motivo tecnico per cui la copertura televisiva digitale non debba essere equivalente a quella analogica: sul piano elettromagnetico si tratta delle stesse emissioni, con antenne, amplificatori e posizioni di trasmissione (circa ottomila in tutto il Paese) razionalizzate e messe finalmente a punto in un Piano Nazionale; sul piano pratico la qualità visiva e acustica del programma saranno assicurate come era impossibile nell’era analogica. Si tratta quindi di rompere gli indugi e passare definitivamente al nuovo sistema, senza paura.Quadretti e blocchi: sono veri difetti?La “quadrettatura” della tv digitale (terrestre o satellitare) non è un difetto perché è nella natura stessa del segnale compresso. La compressione MPEG a cui il segnale digitale è necessariamente sottoposto per essere trasmesso (sia del “tipo 2” che del “tipo 4”) si basa proprio sulla divisione in zone dell’inquadratura, in quadretti che sono tanto più evidenti quanto più è basso il numero di bit per secondo utilizzato per la digitalizzazione/compressione del programma. I disturbi di “quadrettatura” possono apparire (e normalmente lo fanno) soprattutto nelle scene particolarmente movimentate, come nelle riprese di partite di calcio: anche questo comportamento rientra nei parametri di funzionamento standard della codifica/decodifica MPEG. La “quantità di movimento” nella scena ripresa è uno dei parametri importanti per il funzionamento dell’algoritmo di compressione MPEG. Senza entrare troppo nel dettaglio, possiamo dire che per riprodurre correttamente i movimenti veloci degli oggetti nella scena serve un’adeguata banda passante: 4 Mb/s possono bastare per riprodurre a livello accettabile un talk-show in studio ma non per un evento sportivo.Le strategie di gestione e assegnazione della banda disponibile ai programmi in onda sono complesse e sottilmente intelligenti. Data la capacità massima del canale elettromagnetico fissa a 24 Mb/s, ci sono due soluzioni: diminuire stabilmente il numero di flussi audiovideo associati al singolo “multiplex” - quindi avere pochi “canali TV” per singola frequenza elettromagnetica - oppure si può assegnare dinamicamente nel tempo banda al singolo canale ed avere più “canali TV” per singola frequenza. E’ normalmente questa la scelta effettuata dalle emittenti e questo il motivo per cui quando si trasmettono partite di calcio gli altri “canali TV” veicolati dallo stesso multiplex diminuiscono di qualità o vengono momentaneamente sostituiti da un’immagine fissa (che occupa pochissima banda passante). Anche in presenza di ottimo livello di segnale ed errori molto bassi può accadere, quindi, che l’immagine sullo schermo sia comunque visibilmente “quadrettata”, segno che il programma è stato volutamente trasmesso con basso bitrate (pochi bit al secondo) per scelta dell’emittente.Nella migliore delle ipotesi attraverso un canale che ospita una trasmissione digitale di tipo DVB-T possono essere trasportati circa 24 Mbit al secondo, mentre è invece di circa 34 Mb/s la banda passante attraverso una trasmissione satellitare del tipo DVB-S. E’ presto fatto il conto dei “canali TV” che possono essere trasportati da un singolo multiplex da 24 Mb/s: sei “canali TV” da 4 Mb/s l’uno oppure quattro da 6 Mb/s, più tutte le combinazioni intermedie possibili, variabili anche nel tempo. I nuovi schemi di trasmissione DVB-T2 e DVB-S2 sono stati studiati, come è facile intuire, proprio per aumentare la banda passante massima disponibile: mentre il sistema DVB-S2 è già in questo momento al lavoro attraverso molti trasponder satellitari, l’evoluzione DVB-T2 è ancora in fase di sperimentazione e non esistono ricevitori commerciali pronti per il mercato. Per questo motivo non si può affermare che il sistema DVB-T è obsoleto, il DVB-T2 è ancora il futuro mentre DVB-T era pronto per il mercato già nel 2004. Casomai è il mercato stesso che, per molte ragioni anche esogene, ha esageratamente allungato il periodo di start-up della nuova tecnologia.Da ultimo, potrebbe anche accadere che disturbi all’immagine – di solito blocchi o una strana “sensazione di lentezza”, come se il decoder non riuscisse a stare al passo con la trasmissione – siano dovuti all’opposta situazione: utilizzando un’abbondante banda passante si potrebbe mettere in difficoltà il ricevitore, soprattutto se si tratta di un modello di qualche anno addietro. E è un caso limite che può risolversi “riavviando il ricevitore come un computer” poiché un decoder digitale terrestre è sostanzialmente un computer, con processore RISC a 32bit, 40 megabyte di RAM e firmware aggiornabile, come nel caso dell’”Accessmedia IT.BOX”, uno dei primi sintodecoder sul mercato, costruito in Italia da un’azienda oramai fallita. Per riavviare un apparecchio è necessario staccare l’alimentazione ovvero la spina di corrente (spegnerlo dal telecomando non basta) per qualche secondo. A volte, magicamente ma non troppo, il disturbo scompare dopo un riavvio pulito del ricevitore.La vostra antenna, o quella del vostro condominio, non è quindi sempre la diretta responsabile della “bassa qualità” dell’immagine riprodotta. Oltre le capacità tecniche dei sintodecoder, in continuo miglioramento, la televisione digitale offre la possibilità di scegliere se trasmettere pochi canali di altissima qualità (senza quadrettature visibili e magari a risoluzione più alta) oppure molti canali a bassa qualità e non c’è nemmeno bisogno di spiegare quanto, commercialmente parlando, la seconda ipotesi sia più plausibile della prima.
Undicietrenta di Roberto Cotroneo
Non ci resta che vergognarci
da l'Unita'
L'articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1951, riguardante il "Divieto d'espulsione e di rinvio al confine", dice: "Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche. La presente disposizione non può tuttavia essere fatta valere da un rifugiato se per motivi seri egli debba essere considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede oppure costituisca, a causa di una condanna definitiva per un crimine o un delitto particolarmente grave, una minaccia per la collettività di detto paese.E l'articolo successivo, sulla naturalizzazione, aggiunge: "Gli Stati Contraenti facilitano, entro i limiti del possibile, l'assimilazione e la naturalizzazione dei rifugiati. Essi si sforzano in particolare di accelerare la procedura di naturalizzazione e di ridurre, per quanto possibile, le tasse e le spese della procedura".Ieri l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Lauren Jolles ha detto chiaramente al nostro ministro degli interni Roberto Maroni che "la nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali: questo fondamentale principio, che non conosce limitazione geografica, è contenuto anche nella normativa europea e nell'ordinamento giuridico italiano".Siamo riusciti a violare la Convenzione di Ginevra del 1951, e anche la Convenzione di Dublino del 1997, ma soprattutto, e questo è un nodo interessante, l'articolo 10 comma 3 della Costituzione Italiana: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".Il 70 per cento degli irregolari sbarcati sulle coste italiane ha chiesto la status di rifugiato. Provengono da paesi dittatoriali, persecutori, e disumani. Ma il ministro Maroni respinge le obiezioni dell'Alto Commissario e dice: "non ci fermiamo". E chiede fumosi tavoli tecnici, anche con la Libia, per risolvere il problema. Aggiunge: se ne faccia carico l'Unione Europea. Siamo riusciti a violare la Convenzione di Ginevra, e sarebbe curioso capire se il ddl sulla sicurezza non violi anche i principi costituzionali. Ma in ogni caso siamo senza umanità e senza vergogna. Come un paese barbaro, incapace di rispettare un testo approvato 60 anni, e cardine irrinunciabile di qualsiasi paese civile e democratico. Altro che propaganda, molto peggio. Non ci resta che vergognarci.
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