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Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Lâ??importanza dei giovani e il valore dellâ??Europa
Lâ??importanza dei giovani e il valore dellâ??Europa

Prima di occuparmi di questioni ben più serie riguardanti la politica italiana e gli ultimi provvedimenti presi da questo governo in materia di immigrazione, ci tengo a fare una precisazione. Su questa rubrica non leggerete mai una riga sulle vicende coniugali del Premier e della sua consorte, non per motivi di presunzione intellettuale ma perché non è il caso di perdere tempo a costruire ipotesi fantasiose sui rapporti tra Berlusconi e Noemi Letizia. Al contrario, è doveroso tralasciare i curriculum e le vicende delle sue “veline” (di cui, peraltro, ci siamo occupati la scorsa settimana in lungo articolo sulle liste per le Europee) e inchiodare il Cavaliere, la maggioranza e l’esecutivo alle proprie responsabilità per i fatti gravissimi che sono avvenuti in questi giorni.
Venerdì 8 maggio ho avuto il privilegio di assistere ad una conferenza (dal titolo: “Conoscere per capire: Gerusalemme e i giovani”) organizzata dall’associazione “Angelo Frammartino Onlus”, durante la quale è stata celebrata la memoria di questo ragazzo semplice e generoso, ucciso tre anni fa a Gerusalemme nel corso di un viaggio in cui era partito per assistere i bambini palestinesi, e sono stati presentati i lavori di quindici laureati raccolti nel volume “Gerusalemme una città vista dai giovani” a cura del professor Alberto Prestininzi.
Tra gli interventi, mi ha colpito molto quello di Walter Veltroni, soprattutto nel punto in cui l’ex segretario del PD ha posto l’accento sulle bizzarrie, chiamiamole così, che accadono in Italia: mentre in aula della “Sapienza” ci si riuniva per promuovere l’importanza e il valore del dialogo, il “disonorevole” leghista Matteo Salvini rilasciava dichiarazioni come questa: “Prima c’erano i posti riservati agli invalidi, agli anziani e alle donne incinte. Adesso si può pensare a posti o vagoni riservati ai milanesi”. Sempre l’8 maggio, il sindaco di Monterotondo (città nella quale viveva Angelo Frammartino) Antonino Lupi, ha cominciato il proprio intervento alla conferenza dicendo di aver provato un profondo senso di vergogna per aver letto lungo la strada un manifesto dell’insetticida “Sandokan” che consentirebbe di “liberarsi dall’invasione ed eliminare gli insetti clandestini”, con un evidente quanto estremamente squallido riferimento ai provvedimenti adottati di recente dal governo.
Di fronte a vicende simili, non possiamo esimerci dal rimettere insieme i vari tasselli del mosaico, scoprendo che dietro alle fesserie di Salvini c’è un preciso disegno xenofobo e ultra-nazionalista da contrastare ad ogni costo.
Il giustiziere della notte in camicia verde, ovviamente, è solo una pedina che ha capito bene come si fa carriera e come si incrementano le preferenze cavalcando le ansie e i timori della gente. Infatti, è lo stesso che, in passato, ha paragonato i rom a topi, cioè a persone da debellare o, stando alla metafora di Salvini, da derattizzare.
Chi sia il burattinaio dell’intera compagnia è noto a tutti: è quel signore brianzolo senza scrupoli che si è gloriato di ripudiare una concezione multietnica dell’Italia, contraddicendo ciò che disse Fini durante il congresso di fondazione del PDL (cioè che nei prossimi dieci anni l’Italia diventerà un paese multietnico e dovrà, quindi, prepararsi ad affrontare al meglio la sfida dell’integrazione che le si pone davanti) e dimostrando di non possedere il minimo buonsenso. Inoltre, con una dichiarazione così grave, Berlusconi manifesta per l’ennesima volta di essere un leader impresentabile nel contesto di un Occidente in cui tutti i principali paesi considerano l’integrazione degli immigrati un punto di forza e in cui, negli Stati Uniti, è stato eletto un Presidente che si è presentato alla nazione come simbolo dell’incontro di culture, razze e idee che per troppi decenni si sono contrapposte.
In ben altra sede istituzionale, sabato 9 maggio, in occasione del trentunesimo anniversario dell’assassinio di Aldo Moro e della giornata dedicata al ricordo delle vittime del terrorismo, il Presidente della Repubblica ha invitato al Quirinale Gemma Calabresi (vedova del commissario Calabresi, ucciso da esponenti di “Lotta Continua” il 17 maggio 1972) e Licia Pinelli (vedova dell’anarchico Giuseppe Pinelli, accusato di essere coinvolto nella Strage di Piazza Fontana e morto in circostanze misteriose il 15 dicembre 1969, durante un interrogatorio presso la questura di Milano). Le due donne si sono strette la mano e ricongiunte dopo quarant’anni di divisioni, accuse, sospetti, intimidazioni ed un clima ostile ad ogni processo di distensione e di riappacificazione. L’indomani, “l’Unità” è uscita in edicola con un titolo significativo: “Si può”, e sotto la foto delle due vedove che sancivano con quella stretta di mano la fine di un’epoca tra le più oscure e tragiche della storia italiana. Nel classico risvolto rosso, posto sotto il titolo, come frase del giorno erano state scelte le parole di Luca e Benedetta Tobagi (figli del giornalista Walter Tobagi, assassinato a Milano il 28 maggio 1980 da un “commando” di terroristi della “Brigata XXVIII marzo”) che recitavano: “Il seme di speranza che nostro padre vedeva è anche nostro: che la violenza sia lasciata alle spalle, la ricerca della verità prosegua e i giovani conoscano gli orrori di un passato che vorremmo non pesasse sul nostro futuro”. Già, la violenza e gli orrori del passato. Se invece che al terrorismo brigatista degli Anni di Piombo, applichiamo questa frase alle Leggi Razziali, alla persecuzione dei “diversi” e alle violenze del Ventennio nazi-fascista, notiamo che calza a pennello.
Da quando l’Italia è tornata ad essere una democrazia, non si erano mai verificati episodi inauditi come il respingimento in alto mare di duecentoventisette immigrati (non è detto che fossero irregolari), tra cui quaranta donne. Si tratta di un fatto senza precedenti, che segna una nuova linea di confine tra il lecito e l’illecito: il ministro dell’Interno Maroni, ordinando una simile barbarie, ha violato i princìpi della Costituzione italiana, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della Convenzione dell’Onu sui rifugiati e non sappiamo quanti altri accordi internazionali, fornendo una prova di inciviltà che getta discredito sull’intera Nazione.
Il fatto, poi, che il “latrin lover” di Arcore (per dirla con Travaglio) si sia permesso di sostenere che gli immigrati non sono poveracci in fuga da fame e miseria ma persone adescate con l’inganno da organizzazioni criminali per importare violenza in Italia, evidenzia l’assoluta ignoranza del Nostro sia in storia che in geografia. Egli, evidentemente, è troppo impegnato a leggere le sue vicissitudini festaiole riportate da “Chi” per dare un’occhiata ad un bel reportage dell’inviato di “Repubblica” Francesco Viviano da Lampedusa. Il servizio è stato pubblicato sul quotidiano domenica 10 maggio e si apre con il racconto di un nigeriano di ventidue anni rinchiuso nella prigione libica di Al Zawia, a pochi chilometri da Tripoli, per onorare gli impegni presi alcuni mesi fa dal “latrin lover” con quel campione di diritti umani che è il colonnello Gheddafi. Dice il ragazzo: “Due donne sono morte, sono morte poco dopo che siamo sbarcati a Tripoli dalle motovedette italiane. Erano sfinite, come tanti altri… Ci hanno lasciati sulla banchina sotto il sole per ore e ore. E quelle due donne, trascinate sulla banchina, non ce l’hanno fatta. Altri due uomini sono in fin di vita. Aiutateci, veniteci a salvare, vi chiediamo di avere pietà. Ci sono altre donne e dei bambini, non lasciateci qui”. Poi, Viviano riporta la denuncia di Cristopher Hein, presidente del CIR (Consiglio Internazionale per i Rifugiati): “Finora nessuno degli esponenti delle organizzazioni umanitarie ha avuto la possibilità di entrare nei centri e vedere cosa accade. Le autorità libiche non ci hanno concesso i permessi, le pratiche burocratiche sono lunghe e difficili. Sono seriamente preoccupato”.
Infine, ecco altre testimonianze del prigioniero (che sembrano tutte risposte adeguate agli spropositi di Berlusconi):
“I militari libici trascinavano le donne che erano prive di sensi per la stanchezza mentre altri, anche loro svenuti, venivano lasciati a terra senza nessuna assistenza. Adesso ci hanno ammassato in queste prigioni, stanno separando i cristiani dai musulmani e abbiamo molta paura. La polizia libica e quella italiana lavoravano insieme, gli italiani ci hanno salvato ma poi ci hanno lasciati a Tripoli”.
“Sono cattivi, qui, non ci danno da mangiare, ci trattano come animali. Stiamo soffrendo tutti, in questo momento ci sono due uomini privi di conoscenza a causa della grande fatica che abbiamo affrontato e delle botte dei poliziotti. Vi preghiamo: fate qualcosa. Fateci andare via da qui, qualsiasi posto va bene per noi, abbiamo bisogno di voi ora, stiamo soffrendo”.
“Siamo stati in Libia tanto tempo, ci maltrattavano, e quando finalmente ci hanno concesso di partire l’abbiamo fatto, ma è stato tutto inutile. Molti di noi sono morti durante la traversata del deserto e quelli che sono sopravvissuti speravano di avere finalmente raggiunto l’Italia”.
Anche mia moglie – dice il ragazzo parlando della separazione degli uomini dalle donne (esattamente come avveniva nei lager nazisti) – è stata portata via, ho paura che possano farle del male come spesso è accaduto a tante donne che sono state in Libia. Molte di loro vengono violentate e restano anche incinte. Mia moglie l’ho sempre protetta, ma adesso è sola e non so cosa possa accadere. Vi supplichiamo, aiutateci, non ci abbandonate”.

Chissà perché gli esponenti di questo governo, sempre così tempestivi nel condannare gli esecrabili stupri, veri o presunti, compiuti da rumeni sulle nostre ragazze, non sono altrettanto rapidi nel condannare gli stupri e le violenze perpetrate ai danni delle ragazze africane rinchiuse nelle prigioni-lager allestite in seguito agli accordi italo-libici.
Chissà perché il solerte Maroni, sempre pronto a condannare il “buonismo”, non dice mai un monosillabo sugli eccessi di “cattivismo” come quelli appena citati. Forse perché il primo a incitare al “cattivismo” contro gli immigrati, peggio ancora se clandestini, è stato proprio lui, considerato a ragione l’anima gentile della Lega, dato che gli altri esponenti di quel partito sono i vari Gentilini, Tosi, Borghezio, Calderoli, Salvini e tutti gli altri alfieri del “celodurismo” da poltrona con i quali siamo costretti a fare i conti da vent’anni.
Ha scritto Giovanni Maria Bellu nell’editoriale “I cattivi e i cretini” (“l’Unità” di venerdì 8 maggio): “E così, per rigenerarti, riprendi in mano certi libri esilaranti che raccontano con allegria i naufragi dell’umanità, come <<Marcia su Roma>> di Emilio Lussu o quelle storie latino-americane coi militari golpisti cileni che distruggevano i libri sul cubismo pensando che parlassero di Cuba e, per un attimo, trovi consolazione pensando che alla fine la giustizia trionfa e gli imbecilli prima o poi ricevono dalla storia la sacrosanta condanna che meritano. E ti viene da sorridere, ma solo per un momento, perché i tempi della storia sono lunghi, mentre quelli dei cretini sono istantanei. E i danni catastrofici”.
Mi rendo conto che l’opposizione sia troppo fragile per arginare questa deriva xenofoba, anche se è bene precisare che la colpa non è di Franceschini né di Veltroni né del PD, ma del fatto che Berlusconi ha plasmato il Paese a sua immagine e somiglianza e la stampa, per convenienza, è tutta al suo fianco. Mi rendo conto che non sarà possibile bloccare in Parlamento queste norme pericolosissime per il futuro della democrazia. Mi rendo conto che gran parte della popolazione plaude a Maroni e al governo, poiché pensa davvero che stiano arrestando dei flussi migratori indiscriminati mentre in realtà stanno solo compiendo atti di crudele cinismo. Mi rendo perfettamente conto di quello che sta succedendo, e non c’è più neanche bisogno di leggere i giornali per sapere cosa ne pensano (o, per meglio dire, cosa conviene loro scrivere) gli editorialisti in proposito. Dunque, proprio per questo diventa più che mai necessario compiere una sorta di Resistenza morale e intellettuale a questa degradazione. Gli unici a potersi fare promotori di questa Resistenza sono, come sempre, i giovani, visto che gli altri o non hanno le energie necessarie o hanno troppi interessi da difendere per portare avanti questa battaglia. È noto pure che, spesso, i giovani sono i primi ad essere influenzati da pulsioni xenofobe e a farsene addirittura promotori. Si sa che quasi tutti i gruppi neofascisti sono composti da ragazzi. Tuttavia, è anche vero che la maggior parte dei miei coetanei, se ben informata, è capace di indignarsi e di scendere perfino in piazza per chiedere il rispetto dei diritti umani calpestati. Dico ciò perché è già successo ai tempi della riforma Gelmini, quando la Lega promosse la legge apartheid delle classi differenziate per soli immigrati; dico ciò perché i primi a schifarsi di quella legge e di quella riforma furono moltissimi ragazzi di destra che scesero in piazza il 30 ottobre, accanto a insegnanti e ragazzi di sinistra, per invitare il governo a fare marcia indietro.
C’è un’unica strada, in questo momento, per farsi ascoltare: fare pressione sull’Europa. Il Consiglio d’Europa, infatti, per voce del commissario per i Diritti Umani Thomas Hammarberg si è già espresso con estrema durezza contro il “pacchetto sicurezza” del governo italiano. Egli ha definito le ordinanze di Maroni “un’iniziativa molto triste” che “mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza ricorrendo al diritto d’asilo”. Per di più, Hammarberg ha invitato la comunità internazionale a sostenere le posizioni dell’ONU e del Vaticano e a “fermare l’iniziativa unilaterale dell’Italia”, a riprova del clima di sfiducia e di isolamento cui siamo condannati quando a guidare la nostra Nazione ci sono personaggi come Maroni.
Spero che non capiti mai anche a noi di dover emigrare all’estero come furono costretti a fare Nenni, i fretelli Rosselli e molti altri antifascisti durante il Ventennio. Mi auguro che ci sia ancora posto, in qualche nicchia dell’informazione, per coloro che hanno scelto di non rassegnarsi a questa “Democratura”, ma nessuna ipotesi può essere scartata. Come ha sottolineato più volte Franceschini, una netta affermazione del centrodestra alle Europee porterebbe l’Italia sull’orlo del baratro e molte delle libertà che oggi riteniamo inviolabili verrebbero messe a rischio.
Su “Libero” di martedì 12 maggio è apparso un test sul livello di razzismo che c’è in ognuno di noi del quale non riportiamo una domanda in quanto troppo stupide per meritare una citazione. Ci limitiamo solo a menzionare uno dei profili, quello del “cattocomunista ecumenico”: “Vivi nel mondo delle fiabe, e sei felice così. L’amore, la tolleranza, l’apertura verso il prossimo… Ah che bello, che belli i valori… Tu adori l’umanità, tutta. Come tutti i filantropi vorresti creare la concordia universale. Quello che non riesci a capire è il motivo per cui quei quattro simpatici immigrati, cui hai dato ospitalità su consiglio del tuo parroco no global, siano spariti dopo averti fregato tutti i risparmi e la macchina che non avevi ancora finito di pagare. Sarà una loro usanza tipica? Non la apprezzi ma la giustifichi”. Ha ragione, caro direttore Feltri: noi siamo per l’amore, la tolleranza, l’apertura verso il prossimo, il rispetto delle usanze e dei costumi di tutti. Di “concordia omnium” ne parlava con entusiasmo già Cicerone, ma dubito che lei sappia chi è. Siamo e saremo sempre contrari ai delinquenti, qualunque sia la loro razzia o etnia. E per noi, dal nostro mondo delle fiabe, sarà sempre un piacere rivolgere a lei, a Veneziani, a Paragone, all’ex agente “Betulla” e al resto della compagnia di “Libero” la massima del principe de Ligne: “Non ha abbastanza intelligenza per capire quanta gliene manca”.

Roberto Bertoni

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