Site Map | Feed RSS | Sabato, 11 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 17:51
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Il partito del merito
Il partito del merito

Tra le tante idee bislacche che caratterizzano quest’epoca, lo scorso anno se ne è distinta una degna di essere menzionata. Venne in mente ad un gruppo di “intellettuali”, riguardava l’istruzione e, precisamente, “la crisi della scuola italiana minata da decenni di falso egualitarismo e di buonismo”. A dimostrazione del loro amore per la scuola, molti di questi “meritevoli” non hanno avuto remore a schierarsi a favore della Gelmini e della sua riforma (pardon, della Berlusconi-Tremonti-Brunetta) che taglia decine di migliaia di posti di lavoro agli insegnanti e riduce la scuola pubblica ad un autentico colabrodo. I suddetti sono gli stessi che difesero a spada tratta la riforma Fioroni perfino nei suoi tratti più ridicoli, confermando di essere davvero “super partes”: tutto ciò che è dannoso loro lo appoggiano, indipendentemente dal governo che se ne fa promotore. Questa premessa è utile per introdurre il tema di cui si occuperà la rubrica questa settimana, e cioè le candidature dei vari partiti per le Europee del 6 e 7 giugno.
Per una volta, pur stimandolo molto, mi sono trovato in disaccordo con Marco Travaglio, il quale ha dedicato a quest’argomento il “Passaparola” di lunedì 27 aprile. Non vorrei sembrare di parte, ma talvolta ho l’impressione che le giuste denunce di Travaglio (che non guardano in faccia a nessuno, come dovrebbe essere per ogni buon giornalista) si concentrino troppo sul Partito Democratico e sulle sua scelte, non mettendo bene in luce le abissali differenze che esistono tra un partito che nel Sud candida al secondo posto in lista la Capacchione (la giornalista celebre per le sue inchieste e le sue denunce contro la camorra e le sue collusioni con la classe dirigente campana) e un partito che pone al primo posto in tutte le circoscrizioni un pluriprocessato che a Strasburgo e Bruxelles non metterà mai piede e, nel Sud, si permette addirittura di inserire in lista il “poltronista” Clemente Mastella. Nel suo “Passaparola”, inoltre, Travaglio cita una dichiarazione del presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, la quale ha definito le candidature del PD “una sfilata di pensionati di lusso”, penso per la presenza come capolista di Luigi Berlinguer nel Nord-Est e di Sergio Cofferati nel Nord-Ovest. Come ogni opinione, specie se detta poi da una persona leale e di specchiata onestà come la Bresso, va accolta con attenzione e rispetto. Tuttavia, del PD ci occuperemo nella seconda parte dell’articolo. Adesso andiamo ad analizzare il menù offerto dal PDL.
Al primo posto, in ogni circoscrizione, è noto che campeggia il nome di Silvio Berlusconi che, come sanno tutti gli elettori ben informati, è una “candidatura coperta” che serve a nascondere la lunga lista di personaggi discutibili che si annidano nelle file del partito-azienda.
Al secondo posto, nella lista Nord-Ovest, c’è il siciliano La Russa (un po’ più imbarazzante, direi, del sardo Berlinguer nel Nord-Est); senza dimenticare Fabrizio Bertot, sindaco di Rivarolo Torinese e vicecapogruppo alla Provincia di Torino, dunque incompatibile con il Parlamento Europeo;  Vito Bonsignore, indagato per concorso in aggiotaggio nell’ambito della scalata all’Antonveneta; Elena Centemero, parlamentare e dunque incompatibile; Mariastella Cipriani (che in un sito internet è presentata così: “Maristella Cipriani Top Escort...creatura di rara bellezza, fascino e sensualità...”); Lara Comi, tifosa del Milan, laureata in Economia e management alla Cattolica di Milano con una tesi su “L’organizzazione di una società calcistica: il caso A.C. Milan” e, bisogna ammetterlo, molto sincera poiché spiega così la candidatura di Berlusconi ovunque: “Berlusconi è conosciuto, il nome fa da traino”; Laura Ravetto, parlamentare e dunque non eleggibile e Licia Ronzulli, fisioterapista di Berlusconi.
Spostandoci al Nord-Est troviamo, ovviamente, Berlusconi capolista; al secondo posto, Balboni, parlamentare e dunque incompatibile; Michaela Biancofiore, Giovanni Collino e Maurizio Paniz anch’essi parlamentari.
Al centro, invece, abbiamo, oltre al solito Berlusconi, Lucio Barani, il parlamentare primo firmatario del ddl per equiparare partigiani e repubblichini; Federico Eichberg, consigliere regionale del Lazio, dunque non eleggibile a meno che non si dimetta come gli altri incompatibili; Barbara Mannucci, parlamentare e Alfredo Pallone, capogruppo alla Regione Lazio; Mariarosaria Rossi, parlamentare.
Al Sud, naturalmente, troviamo il meglio. Tralasciando il Cavaliere, abbiamo Raffaele Baldassarre, consigliere provinciale di Lecce (che è finito in manette con l’accusa di estorsione ai danni dell’amministratore di un centro commerciale); Franco Malvano, parlamentare; Giacomo Mancini, un mostro di coerenza che, dopo essersi candidato nel 2006 come sindaco di Cosenza, fuori dal centrosinistra ma sostenuto dalla Rosa nel Pugno e da Rifondazione Comunista, nel novembre del 2008 è stato folgorato sulla via di Arcore ed è passato al PDL; Mastella, che si commenta da solo; Barbara Matera, ex “Letteronza” a “Mai dire domenica”; Erminia Mazzoni, parlamentare; Aldo Patricello (a proposito del quale, ho trovato in internet le seguenti informazioni: “Patriciello è accusato di concorso in truffa nell'ambito dell'inchiesta, definita "piedi d'argilla", iniziata dai carabinieri di Venafro, coordinati dalla Dda di Campobasso. Gli accertamenti riguardarono la fornitura di materiali per la costruzione della variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore: nove chilometri a quattro corsie inaugurata lo scorso ottobre, finanziata attraverso la legge «grandi obiettivi» del primo governo Berlusconi. Oltre a Patriciello sono indagati il fratello imprenditore Gaetano, Cesare Di Bucci, Francesco Paolo Furner, Orlando Pallotta, Massimo Zullo, Francesco Paolo Pirollo e Anna Maria Pirollo. La vicenda portò al sequestro del cantiere nel 2004 e all'arresto di alcuni indagati. Gli otto indagati avrebbero «commesso frode nell'esecuzione del contratto di fornitura del calcestruzzo per la costruzione della variante». Il materiale «sarebbe risultato scadente per qualità e quantità, non conforme a quello pattuito e comunque al di sotto dei parametri qualitativi di accettabilità». Esclusi Di Bucci e Pallotta, altri sono indagati anche per concorso per falsità ideologica. Stando alla ricostruzione dei magistrati, i sei avrebbero «formato e contribuito a formare falsi certificati attestanti la qualità del calcestruzzo impiegato nella costruzione dell'infrastruttura”); Paola Pelino, Giovanna Petrenga e Maria Elena Stasi, parlamentari e Crescenzio Rivellini detto Enzo, consigliere regionale della Campania.
Anche le isole non scherzano. Ci sono Berlusconi; Nino Strano, quello che festeggiò la caduta del governo Prodi al Senato mangiando una fetta di mortadella ma soprattutto quello che , si legge sul sito de “la Repubblica” in un articolo apparso lo scorso 29 aprile, “nel maggio del 2008 venne condannato a due anni e due mesi di reclusione per abuso d'ufficio insieme al sindaco Scapagnini”, all’epoca primo cittadino di Catania; Maddalena Calia, consigliere comunale di Lula (Nuoro); Michele Cimino, assessore al Bilancio della Regione Sicilia e Giovanni La Via detto Lavia, assessore per l’Agricoltura e per le Foreste della Regione Sicilia.
Non mettiamo in dubbio che anche nel PDL ci siano candidati autorevoli e compatibili con il ruolo per il quale si candidano, ma il numero di incompatibili ed impresentabili è tale da richiedere una grande riflessione sul concetto e sul valore attribuito alla politica dagli affiliati al partito-azienda del Cavaliere.
Veniamo ora al PD, stigmatizzato non solo da Travaglio ma anche da Massimo Franco sul “Corriere della Sera” di mercoledì 22 aprile.
Afferma Franco, in un articolo intitolato “Assenti illustri e vecchie glorie”: “Non si può dire che sia una macchina da guerra perfetta; e neppure una <<nazionale>> elettorale candidata a vincere il campionato europeo. Le liste del Pd danno piuttosto l’idea di una squadra d’emergenza, fatta di ex notabili e giovani <<promesse>>: una formazione penalizzata non solo dal rifiuto di personalità note, ma dall’assenza totale e calcolata della nomenklatura”. Aggiunge l’editorialista: “È come se la segreteria di Dario Franceschini, salutata esattamente due mesi fa come un toccasana dopo la stagione di Walter Veltroni, fosse di colpo circondata dal deserto: dagli alleati, prima che dagli avversari. Sostenitori entusiasti sono diventati in poche settimane spettatori distaccati; e scettici sulle capacità del segretario di evitare una sconfitta bruciante quanto quella alle politiche dello scorso anno”.
Leggendo il titolo de “Il Sole 24 Ore” di domenica 3 maggio (Il Pdl <<doppia>> il Pd tra gli operai”) verrebbe da dire che l’analisi di Massimo Franco non fa una grinza, considerando che dai sondaggi tra i membri di quella  classe un tempo votava quasi in blocco PCI pare che Popolo della Libertà e Lega superino il 50 per cento contro il 26 del Partito Democratico. Anche “The Economist” ha parlato di “berlusconizzazione dell’Italia”, sottolineando il fatto che neanche la crisi economica ( e, aggiungiamo malignamente noi, le vicende coniugali del Premier che, per quanto lui cerchi di scindere i due ambiti, si intrecciano a doppio filo con le sue scelte politiche) abbia incrinato il rapporto di fiducia tra Berlusconi e gli italiani. Di chi è la colpa? Ovviamente del PD che non fa una vera opposizione, rispondono i detrattori di questo progetto riformista che ha come scopo quello di unire le diverse culture che caratterizzavano l’arco costituzionale della Prima Repubblica. Anch’io l’ho pensato nei giorni della manifestazione di Piazza Navona (cui ribadisco con orgoglio di aver aderito, continuando a sostenere che, in quell’occasione, il PD abbia sbagliato a non partecipare), ma poi mi sono decisamente ricreduto, comprendendo che solo quest’idea di riformismo laico, socialista e liberale al tempo stesso, della quale furono precursori negli anni Settanta Moro e Berlinguer (il famoso “compromesso storico” che, purtroppo, non si realizzò a causa dell’uccisione di Moro), può consolidare la presenza di un valido centrosinistra al governo. In questi mesi in cui il PD è stato spesso costretto a riorganizzarsi e a ricominciare da capo, mi sono ricordato dei giorni in cui mi appassionai alla politica ed iniziai a seguirla con crescente interesse: era il periodo del primo governo Prodi, con Veltroni vice-premier e ministri come Giorgio Napolitano, Giovanni Maria Flick, Carlo Azeglio Ciampi, Vincenzo Visco, Beniamino Andreatta: insomma, era un governo di grandissimo spessore che, se non fosse stato sfiduciato alla Camera il 9 ottobre 1998, probabilmente sarebbe durato per l’intera legislatura, continuando a lavorare come aveva fatto fino ad allora (ad esempio, portando l’Italia nell’Euro) ed evitandoci l’infausto quinquennio berlusconiano tra il 2001 e il 2006 e, forse, anche i danni che sta causando al Paese l’attuale esecutivo. Capii allora che il nostro Paese potrà avere un futuro e vincere le complesse sfide del Ventunesimo secolo solo se le forze politiche della Prima Repubblica (eccetto i fascisti, naturalmente, che per legge sono fuori dall’arco costituzionale e contrari ai princìpi democratici) collaborano insieme, finalmente unite e non più divise come avveniva nei decenni precedenti. Ebbene, come hanno ribadito tante volte Veltroni e Franceschini, questa è la ragione per cui è nato il Partito Democratico e per cui avrà un futuro, a differenza di partiti come quello di Berlusconi e Bossi basati soltanto sul carisma e sulle capacità di aggregazione dei rispettivi leader. Per questo, non riesco a rammaricarmi più di tanto se nelle liste del PD sono presenti personaggi un po’ “usurati” come Berlinguer, Cofferati, Domenici e altri ancora, in primo luogo, perché si tratta comunque di personaggi con la fedina penale immacolata e un’invidiabile levatura morale; in secondo luogo, perché non sono d’accordo con chi sostiene che in Europa si debbano mandare per forza dei giovani: i giovani devono stare al centro del progetto politico del PD ed essere valorizzati come la Serracchiani (candidata nella lista Nord-Est), ma non preferiti per forza, in quanto giovani, a personalità di livello internazionale come la Borsellino, Sassoli, Alessandra Sensini, Rosario Crocetta, Rosaria Capacchione e gran parte dei candidati per le Europee.
Per carità, anche tra i candidati del PD ci sono esponenti sui quali si può discutere ampiamente, così come nel PDL tutti coloro che sono incompatibili possono diventare compatibili dimettendosi dal proprio incarico attuale, ma è doveroso informare i cittadini che dove il PDL candida Mastella, la Matera e Patricello, il PD candida la citata Capacchione, nemica giurata dei camorristi e dei loro traffici.
Nei confronti di Travaglio, quindi, non esprimo un contrasto ma lo invito a riflettere. Lui vota con convinzione la lista Di Pietro e va benissimo, poiché Di Pietro è un uomo onesto e capace, ma non trova abbastanza grave che un leader che si oppone con tanto vigore a Berlusconi e, in particolare, al berlusconismo, poi si candidi al primo posto in ogni circoscrizione proprio come il Cavaliere?
E ancora: non c’è il rischio che frasi come queste (“Un centrosinistra  berlusconizzato in tutto, fuorchè per la capacità di vincere e convincere. Conosco l’obiezione: il Pd non è uguale al Pdl. Verissimo: come dice Oliviero Beha, è complementare”) posta nella Premessa di “Per chi suona la banana”, contribuiscano a radicare nei cittadini l’errata convinzione che “tanto sono tutti uguali”, propria di un qualunquismo pericolosissimo per la democrazia? Come si può dire che Mastella e la Capacchione siano complementari? Pure Domenici ha le sue pecche (ce ne siamo occupati in questa rubrica qualche mese fa, in un articolo dal titolo “Questione morale e questione di buonsenso”), è vero che qualche mese fa annunciò di voler lasciare la politica nonostante gli fosse stata proposta una candidatura alle Europee ed importanti incarichi a Firenze e Roma, ma non ce la sentiamo di gettare la croce addosso ad un uomo e ad un politico del suo calibro solo perché, in un periodo difficile in cui era nell’occhio del ciclone, si è lasciato andare a dichiarazioni che a mente fredda non avrebbe mai rilasciato.
Federico Orlando ha scritto, proprio su questo sito, che voterà no al referendum elettorale del 21 giugno per evitare che si consolidi ulteriormente lo strapotere berlusconiano (comprendo le sue ragioni, ma ho qualche dubbio sulla validità della scelta); “Freedom house” ci inserisce tra i paesi semiliberi, al settantatreesimo posto insieme a Tonga, per quel che riguarda la libertà di stampa; il PD rischia seriamente di subire un tracollo elettorale da cui sarebbe molto difficile riprendersi, ma anche chi avrebbe tutto l’interesse ad impedire il fallimento del PD (da cui deriverebbe pure il fallimento dell’Italia dei Valori, del progetto riformista e liberale e dell’intera sinistra italiana) pare che non veda l’ora di vivere in un Paese con Berlusconi e la Lega al 60 per cento, la libertà di pensiero devastata peggio che ai tempi del Minculpop e l’avvenire delle nuove generazioni messo a repentaglio. E qui torniamo alla scuola. Da dove è cominciata la nuova campagna di distruzione dell’Italia, basata sul meno-Stato, in questa legislatura? Dalle aule scolastiche. Chi l’ha difesa? Gli stessi promotori del “partito del merito” che votano Berlusconi e difendono la Gelmini poiché per loro il “merito” non deriva dalle abilità di una persona ma dalla tessera che ha in tasca.

Roberto Bertoni

Notizie Correlate
Audio/Video Correlati
Dalla rete di Articolo 21