| Venerdì, 03 Settembre 2010 - Ultimo aggiornamento: 18:52
È vero, la crisi sta per finire. Ovunque tranne che qui
Il Pil crolla del 4,4 per cento nel 2009 mentre esplode il debito: 129,4 per cento nel 2014
Le stime Fmi stroncano l’ottimismo. Oggi passerella di governo all’Aquila
da Europa
«La crisi è a un punto di svolta, la parte più difficile è alle spalle, l’incubo e finito». Le parole che Tremonti e Marcegaglia vanno ripetendo negli ultimi giorni si sono rivelate a dir poco premature, se non completamente fuorvianti. Sempre che non si voglia mettere in dubbio le stime del Fondo monetario internazionale.
Secondo il World economic outlook diffuso ieri, l’Italia, dopo un 2009 di profonda recessione, non riuscirà a recuperare una crescita positiva nemmeno nel 2010, con un forte appesantimento dei suoi conti pubblici e del debito. In particolare, secondo l’istituzione di Washington, quest’anno il nostro paese registrerà un calo del pil del 4,4 per cento, che sarà seguito da un altro calo, dello 0,4 nel 2010.
Importanti anche le ricadute sul debito pubblico. Anche se in valori assoluti quello tedesco ha ormai superato quello italiano, la situazione per l’Italia diventa preoccupante con il debito che in rapporto al pil è previsto in crescita costante per salire addirittura al 129,4 per cento nel 2014. Valori da default dei conti pubblici. Per l’Italia, quindi, gli spazi per politiche di stimolo dell’economia, proprio alla luce del suo elevato debito, sono «quasi inesistenti» secondo il Fondo monetario.
Con queste cifre il governo oggi va a sfilare a L’Aquila per approvare il tanto sbandierato decreto Abruzzo. Che però si è già sgonfiato: solo un miliardo e mezzo per l’emergenza sfollati. Berlusconi però cercherà di montare un po’ di panna, promettendo altri 7 miliardi per la ricostruzione. Soldi però che non verranno dalle casse dell’esecutivo. A PAGINA 2
Pubblicati i dati relativi al 2007. "Nulla è cambiato rispetto a due anni prima"
"Sono i più poveri tra i poveri". Costretti a vivere con meno di 700 euro al mese
Istat, 2,5 milioni in povertà - Al Sud una famiglia ogni 5
da La Repubblica
ROMA - Quasi 2 milioni e mezzo di persone, il 4% dell'intera popolazione, vive in Italia in condizioni di povertà assoluta. Lo rileva l'Istat nel rapporto 2007 sulla povertà, in epoca lontana dall'attuale crisi economica mondiale. Nulla è cambiato fra il 2005 e il 2007. L'incidenza di povertà assoluta è rimasta stabile, e immutate sono anche le caratteristiche delle 975 mila famiglie più povere: quelle numerose, con tre o più figli, dove il capofamiglia è dissocupato o pensionato, ha abbandonato la scuola dopo la licenza media, oppure è un anziano che vive solo.
Peggio tra tutte le Regioni, il Sud e le isole dove l'incidenza di povertà assoluta (5,8%) è quasi doppia rispetto a quella osservata nel Nord (3,5%) o al Centro Italia (2,9%). "Sono i più poveri tra i poveri - ha spiegato Linda Laura Sabbadini che ha curato la statistica - che non vivono una vita minimamente accettabile". Coloro che sono costretti a spendere meno di 700 euro al mese. E sono tante le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà: circa una famiglia ogni sei in Italia, più di una ogni cinque nel Sud.
I ricercatori dell'Istat spiegano che "è sempre peggio tra le famiglie con a capo un adulto tra i 45 e 54 anni o un lavoratore con basso profilo professionale. Solo un lieve miglioramento nelle famiglie giovani dove il capofamiglia ha meno di 34 anni e ha raggiunto un'autonomia economica". Ma per tutti gli altri, i figli che ancora non hanno trovato un lavoro, non c'è alternativa alla casa dei genitori.
Nuovi documenti della commissione intelligence del Senato inchiodano il segretario di Stato di Bush: aveva sempre negato
Un memo accusa Condi Rice - "Autorizzò le torture della Cia"
da La Repubblica di ALBERTO FLORES D'ARCAIS
NEW YORK - La prima ad approvare l'uso del waterboarding (la tecnica di annegamento simulato) contro i terroristi di Al Qaeda è stata Condoleezza Rice. Mentre la polemica sui "memo" resi pubblici dalla Casa Bianca cresce, con l'ala liberal del partito democratico che chiede una commissione d'inchiesta indipendente e la destra che accusa Obama (dopo le critiche di Cheney, ieri Karl Rove ha detto che Obama vuole arrivare a un "processo show") nuovi documenti resi pubblici dalla commissione Intelligence del Senato coinvolgono l'2019ex segretario di Stato di Bush.
Nel luglio 2002, quando era consigliere per la Sicurezza nazionale Condoleezza Rice diede il via libera - sia pure solo verbalmente - alla richiesta della Cia di usare il waterboarding contro Abu Zubaydah, uno dei leader di Al Qaeda catturato nel marzo del 2002 in Pakistan. Si tratta della prima decisione conosciuta sull'ok della Casa Bianca a questa tecnica di "interrogatorio brutale".
Il documento, rilanciato dalla Associated Press, rivela diversi dettagli sui tempi con cui il programma sugli "interrogatori" venne concepito e poi approvato ai livelli più alti della Casa Bianca di Bush; dimostra che Condoleezza Rice ebbe in questa decisione un ruolo molto più importante di quello da lei ammesso l'autunno scorso (in una testimonianza scritta fornita alla commissione armamenti del Senato); rivela anche che opinioni di dissenso da parte di alcuni legali dell'amministrazione vennero rapidamente accantonate.
Le nuove rivelazioni si aggiungono al lungo rapporto della commissione armamenti sui legami diretti tra il programma di "interrogatori brutali" della Cia e gli abusi commessi contro i prigionieri nel carcere di Guantanamo e in quello di Abu Grahib e seguono la pubblicazione dei quattro "memo" che hanno dato il via alle feroci polemiche di questi giorni.
Condoleezza Rice diede il suo parere favorevole a voce all'allora direttore della Cia George Tenet. Nella testimonianza fornita al Senato nell'autunno scorso l'ex segretario di Stato aveva invece sostenuto di aver solamente partecipato a riunioni in cui vennero discusse le richieste della Cia e si decise di chiedere al ministro della Giustizia di valutare da un punto di vista legale. Aveva anche aggiunto di non ricordare i dettagli di quelle riunioni.
Pochi giorni dopo il via libera della Rice a Tenet il ministero della Giustizia approvò la richiesta della Cia con l'ormai famoso memorandum top secret del 1 agosto 2002. In quello stesso mese Zubaydah venne sottoposto a waterboarding 83 volte. Un portavoce di Condoleezza, contattato dalla Ap, si è rifiutato di commentare la notizia.
Negli anni seguenti al 2002 il programma sugli "interrogatori brutali" è stato rivisto da diversi uffici legali dell'amministrazione Bush e ci furono discussioni sul fatto che l'uso del waterboarding violasse o meno la legge federale contro le torture e la stessa Costituzione degli Stati Uniti. I legali della Casa Bianca continuarono però a dare parere favorevole.
Secondo altri due rapporti del Senato gli avvocati della Cia chiesero di poter usare il waterboarding contro Zubaydah nell'aprile del 2002, poche settimane dopo la cattura del comandante di Al Qaeda. L'allora capo della Cia George Tenet ha scritto nelle sue memorie che l'idea era partita dagli agenti dell'agenzia di spionaggio Usa.
Il ministro della Giustizia Eric Holder, a cui toccherà decidere (in accordo con la Casa Bianca) se varare una commissione d'inchiesta, ha detto ieri sera che sulla questione Cia-torture il ministero "seguirà le prove ovunque ci portino. Perché nessuno è al di sopra della legge". Sempre ieri il senatore democratico Russ Feingold ha scritto una lettera ad Obama chiedendogli di "non escludere la possibilità di aprire un'inchiesta su chi si è reso responsabile del programma" e ha chiesto l'istituzione di una "commissione verità" con il potere di indagare. Proposta che i senatori repubblicani McCain e Graham e l'indipendente Lieberman (ex candidato vicepresidente con Al Gore) respingono, sostenendo che sarebbe un errore e una distrazione dalla guerra al terrorismo.
l'OPERAIO è CADUTO DA UN CAPANNONE delle Funivie spa, NEL porto LIGURE
Morto operaio a Savona - Giovedì sciopero in tutti i porti
Scatta la protesta dei sindacati: «Cresce l'emergenza sicurezza mentre il Governo indebolisce le leggi»
da Corriere della Sera
ROMA - E’ morto intorno nel pomeriggio, nell’ospedale di San Martino di Genova, l’operaio caduto da un capannone delle Funivie spa, nel porto di Savona. G.G., 54 anni, sposato con due figli, era volato da circa cinque metri di altezza dal tetto di un capannone della società Funivie. L’azienda trasporta via filo il carbone che viene scaricato nel porto e va ad alimentare anche la centrale termoelettrica di Vado.
SCIOPERO IN TUTTI PORTI - A seguito di quest'ultimo tragico incidente, per giovedì è stato proclamato uno sciopero di due di due ore in tutti i porti italiani. Lo hanno annunciato Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. I sindacati di categoria denunciano che «con quello di oggi sale a nove dall'inizio dell'anno la tragica conta degli infortuni mortali e degli incidenti con gravissime lesioni nei porti italiani. Ormai da tempo - sottolineano unitariamente le tre organizzazioni sindacali di categoria - denunciamo la vera e propria emergenza per la sicurezza del lavoro nei porti mentre il Governo indebolisce le leggi in materia».
CHIESTO INCONTRO CON IL GOVERNO - Secondo Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, «è urgente un incontro con il Governo alla presenza dei titolari dei ministeri del Lavoro, Salute e Politiche Sociali e delle Infrastrutture e Trasporti, per impostare assieme degli interventi a partire dalla diffusione delle cosiddette buone pratiche fino alla individuazione dei necessari procedimenti normativi che consentano di praticare in modo diffuso prevenzione, formazione, controllo».
L'accusa nei loro confronti è di non essere intervenuti per aiutarlo
Pedofilo violentato a San Vittore, condannati due agenti di custodia
Gli agenti dovranno risarcire 100 mila euro ad un ragazzo che fu picchiato e sodomizzato da altri detenuti
da Corriere della Sera
MILANO - Due agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati a risarcire 100 mila euro a un uomo che, quando nel 2001 si trovava detenuto nel carcere milanese di San Vittore per violenza sessuale nei confronti di un minore, venne sodomizzato, picchiato e minacciato da altri carcerati, senza che gli agenti intervenissero per aiutarlo. Lo ha deciso la prima sezione civile della Corte d'appello di Milano.
LA RICOSTRUZIONE - I fatti risalgono all'ottobre 2001, quando l'uomo si trovava nel sesto raggio del carcere di San Vittore, perchè arrestato per una presunta violenza sessuale su un minore. I due compagni di cella lo costrinsero a ingerire una sostanza nauseante e l'uomo si sentì male. Chiese aiuto all'agente che piantonava la cella, che non gli diede retta. Il detenuto venne poi picchiato dagli altri con una caffettiera e, nonostante il mattino seguente fosse coperto di ematomi in viso, un altro agente, quello addetto alla consegna della posta, gli rispose «sono affari vostri» e si rifiutò di accompagnarlo in infermeria. Nel giudizio penale, in primo grado, i due agenti erano stati condannati, ma poi in appello erano stati assolti. La Cassazione, infine, aveva annullato la sentenza di secondo grado. Il giudice civile oggi ha deciso sul risarcimento.
la SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Consulta sulle intercettazioni: - «Non tutte vanno distrutte»
La decisione della Consulta nell'ambito del procedimento che vede imputato l'ex capo Security di Telecom Tavaroli
da Corriere della Sera
ROMA - È in parte illegittima la norma che impone la distruzione dei documenti e delle intercettazioni ritenute illegali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, accogliendo parzialmente la questione sollevata due anni fa dal gip di Milano Giuseppe Gennari nell'ambito del procedimento che vede imputato, tra gli altri, l'ex capo della Security di Telecom Italia Giuliano Tavaroli.
LA NORMA - La norma bocciata dalla Corte riguarda la nuova formulazione dell'art. 240 del codice di procedura penale modificato dal decreto (poi convertito in legge nel novembre del 2006 con voto bipartisan), con cui il governo Prodi intervenne all'indomani dell'arresto di Tavaroli, dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e dell'ex capo della sicurezza informatica Fabio Ghioni. La norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, etc) in un'udienza camerale celebrata dal gip che però avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto.
I COMMI BOCCIATI - La Corte - si legge in una nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità dell'art 240 del codice di procedura penale in due punti: i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art. 401, commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti; il comma 6, «nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale» di distruzione «non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti».
MAGGIORI GARANZIE - La Corte Costituzionale ha di fatto ampliato le garanzie della difesa nella distruzione degli atti illecitamente acquisiti. Ciò non significa che tali documenti non saranno più distrutti, ma che per farlo si dovranno seguire regole che garantiscano maggiormente le parti. Se infatti il decreto approvato nel 2006 dal governo Prodi prevedeva che la distruzione dei documenti avvenisse su decisione del gip in un'udienza da tenersi entro dieci giorni dopo averne dato avviso alle parti, ora non sarà più sufficiente una decisione adottata in camera di consiglio: accusa e difesa dovranno essere garantite con un contraddittorio pieno, così come avviene nei casi di incidente probatorio. A questa procedura più garantista la Corte Costituzionale ha deciso di aggiungerne un'altra: nel verbale di distruzione degli atti e dei documenti illeciti si continuerà a far divieto di riferirne il contenuto ma - ha aggiunto la Corte - d'ora innanzi il verbale dovrà essere più puntuale e contenere le circostanze che riguardano la «formazione, l'acquisizione e la raccolta» dei documenti illegali. E questo perché si tratta comunque di materiale probatorio.
dopo le polemiche sulla puntata dedicata al terremoto in abruzzo
Cda Rai: Vauro può tornare ad Annozero
Michele Santoro dovrà però tener conto degli «obblighi» del servizio pubblico e delle condizioni contrattuali
da Corriere della Sera
ROMA - Vauro può tornare ad Annozero. Il Cda Rai ha stabilito che Michele Santoro potrà richiamare il vignettista a collaborare con lui, tenendo però conto degli «obblighi» del servizio pubblico e delle condizioni contrattuali. Giovedì dunque Vauro sarà nello studio di Annozero.
LE DUE PUNTATE - Dopo due ore di riunione il caso Annozero sul terremoto in Abruzzo è stato chiuso, se non per la parte che riguarderà un'analisi attenta e complessiva - non solo limitata al programma di Santoro - della «contrattualistica aziendale». La seduta del Cda si è aperta con la relazione del direttore generale Mauro Masi, una ricostruzione delle due ultime puntate del programma: quella del 9 aprile, da cui avevano preso il via le polemiche per come era stato affrontato il capitolo dei soccorsi e dell'intervento della Protezione civile e per la vignetta di Vauro sull'aumento delle cubature dei cimiteri, e quella di giovedì 16, una puntata annunciata come "riparatrice" della prima. Masi ha sottolineato «la necessità di un approfondimento della contrattualistica aziendale nell'ottica del rispetto delle linee editoriali dell'azienda e delle responsabilità connesse». Alla fine tra i componenti del Cda è prevalsa la linea di considerare esaurita la questione. Nel comunicato stampa è comunque detto che «il Cda ha condiviso le valutazioni del direttore generale e ha chiesto un documento di sintesi su questi temi. Inoltre lo ha invitato a prendere contatti diretti con Michele Santoro per illustrargli le valutazioni emerse in Consiglio».
Approvato dal cda il bilancio dei primi tre mesi 2009
Il forte calo della pubblicità fa scendere i ricavi del 18%
Gr. Espresso, trimestrale negativa - La perdita è di 2,5 milioni di euro
I quotidiani locali perdono meno del settore. Titolo su in Borsa
De Benedetti: "Non siamo soddisfatti. Ulteriori tagli di costi"
da La Repubblica
ROMA - Primo trimestre in perdita per il Gruppo Espresso. Il "rosso" è di 2,5 milioni di euro con 215 milioni di ricavi (-18% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) e un margine operativo lordo pari a 16,7 milioni (-53,2%) e risultato operativo a 6 milioni (-76,2%). I risultati consolidati dei primi tre mesi del 2009 sono stati approvati questa mattina dal consiglio di amministrazione riunito sotto la presidenza di Carlo De Benedetti. Nonostante la perdita, il titolo è salito subito in Borsa del 3,36%. Poi la crescita è continuata fino alla chiusura con un +7,5%.
All'origine del calo dei ricavi c'è evidentemente la forte crisi che attanaglia l'economia e ha pesanti riflessi sul settore dell'editoria. I ricavi pubblicitari crollano del 26,8% a 109,3 milioni. La stampa quotidiana (-22,4%) registra un calo più contenuto - sottolinea il Gruppo l'Espresso - grazie "alla migliore tenuta dei quotidiani locali". I ricavi diffusionali, esclusi i prodotti opzionali, sono pari a 65,8 milioni (-1,6%), i ricavi dei quotidiani sono in linea con i valori del 2008 mentre i periodici mostrano una lieve flessione. In termini di diffusioni, la Repubblica e l'Espresso registrano flessioni più significative (rispettivamente -21,4 e -24,6%) "imputabili sostanzialmente alla decisione di sospendere o ridurre alcune formule distributive ad alto contenuto promozionale scarsamente remunerative". Calano del 7,9% i ricavi dei prodotti opzionali che scendono a 35,8 milioni nei primi tre mesi del 2009. Il risultato operativo consolidato del gruppo è pari a 6 milioni di euro contro i 25,4 milioni del primo trimestre del 2008. La posizione finanziaria netta consolidata passa da -278,9 milioni di fine 2008 a -248,8 al 31 marzo 2009 con un avanzo finanziario di 30,1 milioni equivalente a quello generato nel primo trimestre del 2008. L'organico del gruppo a fine marzo, inclusi i contratti a termine, ammonta a 3.266 dipendenti, con una riduzione di 190 unità rispetto a fine marzo 2008 e di 78 unità rispetto ai 3.344
di fine 2008 "riflettendo i primi effetti dei piani di riorganizzazione in atto".
La relazione sottolinea che "le evidenze a disposizione per il mese di aprile confermano la drastica riduzione degli investimenti pubblicitari e non lasciano intravedere, allo stato attuale, alcun segnale di ripresa in un contesto generale che resta di forte incertezza". Per far fronte a questa situazione il gruppo punta a "realizzare ulteriori azioni di contenimento dei costi, a partire da una semplificazione societaria e organizzativa e da una significativa reingegnerizzazione dei processi".
"Non siamo ovviamente contenti dei risultati e vogliamo contrastare la situazione anche con le decisioni possibili con la firma del contratto" di lavoro giornalistico. Lo ha detto Carlo De Benedetti dopo la riunione del cda, spiegando che serve "un'ulteriore riduzione dei costi, di tutti i costi".
De Benedetti ha parlato a margine dell'assemblea che ha approvato i conti del 2008 che hanno fatto segnare un utile netto di 20,6 milioni (-78,4% sul 2007). E ha ribadito la sua posizione sull'illusorietà di una rapida uscita dalla crisi: "La ripresa nel 2009 è illusoria. Prendo atto che altri la pensano in modo diverso, ma fino a quando aumenta il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti non possono aumentare i consumi, e fino a quando non aumentano i consumi non ci può essere la ripresa".
LA PERFORMANCE
Urliamo, arte e nuove tecnologie - "Contro il potere della tv"
Un progetto che dal virtuale approda al reale sfruttando le potenzialità del social network, da Facebook a MySpace
da la Repubblica di GIUDITTA MOSCA
Il social networking non è più solo un mezzo per socializzare: c'è chi si inventa un lavoro tramite Facebook, chi promuove la propria attività e c'è chi cerca di creare un senso per arrivare al consenso. E' quello che cerca di realizzare Domenico Gioia, curatore d'arte, e promotore di Urliamo, movimento figlio del Web 2.0, nato e cresciuto grazie alla viral-comunication, al passaparola digitale.
L'intento comune è creare "qualcosa di colto", un'insieme di artisti accomunati dalla voglia di far conoscere la propria arte attraverso canali aperti a tutti e la volontà di promuovere un pensiero meno standardizzato. I lavori degli artisti di "Urliamo" saranno raccolti in una mostra ma sono già disponibili su MySpace.
Domenico Gioia cosa vuole comunicare con il progetto Urliamo?
"La società nella quale viviamo risente fortemente della massificazione dei mezzi di comunicazione e del dominio della televisione. L'arte e la cultura sono, non i soli, ma importanti elementi per riappropriarsi di una identità vera, lontana dai luoghi comuni".
Adesioni aperte a tutti?
"Certamente, siamo alla ricerca della libertà, non di vincoli. Vorrei aggiungere che non solo gli artisti, ma tutte le persone che hanno qualcosa da dire possono aderire, con qualsiasi tipo di espressione."
Quali sono gli obiettivi di Urliamo?
"Promuovere la capacità dell'essere umano di dire qualcosa di sensato, di abituarsi a convivere con l'arte. Una volta l'arte, la pittura e la scultura erano gli unici elementi di comunicazione e funzionavano. Oggi siamo di fronte alla degenerazione del marketing, i pubblicitari ci dicono cosa e come dobbiamo comprare, io dico che dobbiamo fare a meno dei loro consigli, anzi le aziende stanno provando sulla loro pelle cosa questa degenerazione voglia dire. Sono entrate in un circolo vizioso assurdo e inutile. L'arte può aiutarci a ritrovare una giusta espressione nella comunicazione di qualità. Urliamo serve a sensibilizzare la gente a come con un quadro, una foto si possa giungere a risultati strabilianti. Basta con la cattiva televisione attenta solo all'auditel, basta alla comunicazione urlata, figlia anch'essa delle rilevazioni. Credo che la gente voglia sincerità e cose reali e tangibili."
Può spiegarci come ha realizzato il progetto e come lo sta promuovendo?
"La promozione avviene attraverso il social networking, sono convinto che il web 2.0 abbia delle possibilità enormi di comunicazione, ma è sfruttato malissimo: invece di fare cultura, far girare cose sensate, vedo che c'è gente che organizza serate nei locali. E' sbagliato usare i contatti del social networking per promuovere locali da ballo, ristoranti, ecc. Occorre utilizzarli per veicolare le persone verso cose vere, di contenuto. Basta con i 'vuoti a perdere mentali'."
Facebook è un network libero? E' mai incorso nel pericolo di censura?
"Assolutamente no, mai avuto problemi. Anzi tutto il progetto si basa sulla possibilità di promozione tramite il social networking e devo dire che funziona. Vorrei invitare tutte le persone che usano Facebook di farne un uso intelligente ed evitare quel chiacchiericcio inutile, già ce n'è tanto in giro."
Può fare un bilancio degli obiettivi realizzati fin'ora dal progetto e parlarci di quelli futuri?
"Gli obiettivi sono molteplici, oltre 1400 amici su fb, senza contare quello che si sta facendo su Myspace: inoltre il progetto è promosso su Twitter, Brooklin art Project, Premio celeste, insomma una valanga di contatti che si traducono in una operazione di visibilità per tutti quelli che inviano le loro opere, artisti per primi. Gli obiettivi sono tanti: "Prima di tutto una mostra"
Il Grande Fratello e la favola del riscatto
Come un film
da Europa
Mi pare un film! Così l’altra sera Alessia Marcuzzi commentava la vittoria (annunciata) di Ferdi. Un film lungo 100 giorni: mai come in questa stagione, il Grande Fratello si è rivelato capace di prendere il vissuto dei suoi concorrenti e di trasformarlo in pura materia narrativa secondo tutte le regole della good story. Nelle prime edizioni vinceva il concorrente che da persona diventava personaggio, dandosi un carattere, una maschera, uno stereotipo capace di bucare lo schermo. Ora non basta più. Il personaggio deve diventare protagonista.
Le prove
Il protagonista di una storia è il personaggio che compie una viaggio iniziatico, affrontando una serie di eventi esterni che lo portano a mutare interiormente. È il viaggio dell’eroe. All’inizio della storia, l’eroe è colui in cui ci identifichiamo perché è un fallito. Ha qualcosa di non risolto, come tutti noi. Ma qualcuno o qualcosa lo costringono ad uscire dalla sua quotidianità, portandolo in un mondo straordinario. Qui sarà costretto ad affrontare delle prove, che supererà solo cambiando se stesso. Allora diventerà un eroe. Così Ferdi. Lui è riuscito a essere più eroe degli altri. L’emarginato si è riscattato. Ma è un riscatto prima narrativo e poi sociale. Richiamato dalla dea tv, Ferdi l’escluso ha messo piede in un mondo straordinario (la forzata quotidianità spiata dalle telecamere per 100 giorni). Qui ha affrontato prove esteriori (nomination, litigi, l’incontro video con la madre e la sorella) che lo hanno mutato interiormente. «Mi avete cambiato» urlava Ferdi. Un escluso si mostra capace di bucare la scena spettacolare. Ferdi doveva diventare il centro di una storia, non escludersi più, aprirsi al mondo. Solo così riscattava anche la sua marginalità sociale.
La storia più sfigata
Ferdi sapeva di avere la storia migliore. E si era pure lasciato andare di fronte Gerry, il non vedente. Tu, gli aveva detto, mi batti, hai la storia più sfigata. E invece no. Non è una questione di mera sfortuna melodrammatica.
C’è di più. C’è la capacità degli autori e del concorrente di raccontare e raccontarsi. Il non vedente non aveva sfide, perché la sua più grande sfida (la cecità) l’aveva già superata fuori dalla casa. Ferdi e in misura minore il panettiere, invece, sono diventati protagonisti di un viaggio in cui lo spettatore si è identificato non semplicemente per “sfiga”, ma anche per calibrata progressione narrativa. E gli autori lo sapevano benissimo. Hanno manipolato la materia Ferdi dandole una forma romanzesca perfetta. Tanto che si sono regalati, a inizio puntata, una Marcuzzi che ballava sulle note di The Millionaire. Già, proprio un film che prende la struttura del quiz Il milionario e ne sottolinea l’impianto narrativo per creare su una favola di riscatto, di destino, di amore. E cos’è il Grande Fratello se non tutto questo?
Baldini con i terremotati, vince la solidarietà
da Il Messaggero di Germana Consalvi
Viva chi ci ripensa. Centomila euro in fondo non sono tutto, ma altroché se aiutano. Per questo Marco Baldini, lo storico sodale radiofonico di Fiorello neovincitore dell’agreste reality “La Fattoria”, ha cambiato idea: «Ho deciso di devolvere ai terremotati abruzzesi tutti i 100.000 euro vinti, e non solo la metà come previsto. Ho pensato che così è più giusto. In fondo io ora lavorerò. Dare ai terremotati solo metà del premio mi suonava male. Certo, ho ancora qualche debito, ma non di gioco... Però c'è gente che sta peggio, che non ha più una casa. E allora tutto il resto passa in secondo piano. Rispetto a una tragedia così, il mio contributo sarà una goccia nell'oceano».
Bravo Baldini, che non dimentica la gente abruzzese colpita dal terremoto, messa continuamente alla prova e - non ci stanchiamo di sottolinearlo - privata di tutto ma non della sua straordinaria identità, fatta di grande forza e dignità. Baldini campione di solidarietà non a chiacchiere accanto a campioni di valori non astratti. Pensiamo positivo e speriamo anche che non resti solo un ironico annuncio, quello di Fiorello che si è detto pronto (dopo il rimpianto Viva Radiodue) a un nuovo programma radiofonico in tandem con il suo amico “contadino” che intitolerebbe «Viva Radio Bue».
Pensiamo positivo. Baldini dà una mano a chi una casa non ce l'ha più e il ventiduenne rom Ferdi, conquistando il Grande Fratello, con i 300mila euro vinti potrà realizzare il sogno di comprarsi un appartamento e di studiare. Finita (per ora) la stagione dei reality in tv, sta per cominciare quella dei reality itineranti, con il tour del Grande Fratello City (si parte il 4 giugno, a Torino). C’è da pensare positivo? Ma sì, dei reality - che tutti criticano, a molti piacciono e in tantissimi guardano - in fondo non si butta via proprio niente.
Terremoto, case inagibili: no Ici e Irpef
Pm: 100 edifici sequestrati, 200 perizie
Sigilli anche all'ufficio urbanistico. Ancora scosse. Polemiche sulle verifiche immobili a Sulmona: banchi vuoti in una scuola
da Il Messaggero
L'AQUILA (22 aprile) - Prosegue lo sciame sismico in Abruzzo, mentre il sindaco di Fossa, Luigi Calvisi, lancia l'allarme: sono continue le frane della montagna, la Protezione Civile intervenga per metterla in sicurezza. Quanto all'inchiesta sono 100 gli edifci sequestrati (anche lo stabile con l'ufficio urbanistico). Polemiche a Sulmona sulle verifiche agli immobili prima dichiarati inagibili, poi agibili.
Ici e Irpef. Ieri sera sulla Gazzetta ufficiale è stata pubblicata on line l'ordinanza del governo per il sisma abruzzese. «I redditi dei fabbricati distrutti od oggetto di ordinanze di sgombero, perchè inagibili totalmente o parzialmente per effetto degli eventi sismici, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini Irpeg, Irpef e Ici fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati medesimi». L'esonero dall'Ici e dall'Irpef riguarda le seconde case in quanto le prime sono già esentate dalle due imposte.
Trasparenza per la ricostruzione. Nell'ordinanza, inoltre, prevista l'assoluta trasparenza di ogni fase dell'emergenza e della ricostruzione. È quanto prevede, all'articolo 1, l'ordinanza 3757 della Presidenza del Consiglio con ulteriori disposizioni urgenti conseguenti agli eventi sismici che hanno colpito la provincia dell'Aquila e altri comuni della regione Abruzzo, pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale. In particolare, è prevista la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, a conclusione dell'emergenza, di un elenco dei fornitori che sono intervenuti, comprensivo dell'oggetto della fornitura e dell'importo.
Controlli sulle imprese. Ben più rigide le procedure per la ricostruzione, con un monitoraggio da parte delle forze dell'ordine delle imprese impegnate: «A tale scopo - recita l'ordinanza - è fatto carico a ogni stazione appaltante di comunicare la ragione sociale dell'impresa affidataria, i nominativi dei relativi titolari e degli amministratori, l'eventuale utilizzo di imprese sub-contraenti, con specificazione degli stessi elementi informativi, nonchè le generalità complete di tutto il personale impegnato nella realizzazione delle opere e degli interventi commissionati».
Espropri a fine emergenza. Possibilità di occupazioni di urgenza o di eventuale espropriazione delle aree pubbliche e private occorrenti per l'esecuzione delle opere e degli interventi per l'emergenza terremoto in Abruzzo; possibilità di modificare i piani regolatori; il dimezzamento dei tempi per ottenere la valutazione di impatto ambientale; possibilità di avvalersi di società di progettazione di società di progettazione o uffici tecnici di imprese del settore sulla base di criteri di scelta di carattere fiduciario per la progettazione e la realizzazione dei «moduli abitativi». Sono questi i principali poteri assegnati al commissario delegato per l'emergenza terremoto in Abruzzo, Guido Bertolaso «per l'espletamento delle attività finalizzate al superamento dell'emergenza».
Proroga indennità disoccupazione. Proroga di un mese dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori residenti nei comuni terremotati dell'Abruzzo per i quali l'indennità cessa entra il 30 novembre 2009.
Commissione internazionale per prevenzione. Per avere una più «compiuta valutazione delle conoscenze attuali sulla previsione dei terremoti» e per una «elaborazione di linee guida per il futuro nell'ambito delle attività di previsione e prevenzione, il Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede, con apposito provvedimento, a costituire una Commissione internazionale composta da esperti di comprovata ed elevata professionalità in materia. I relativi oneri di funzionamento sono a carico del Fondo della Protezione civile».
Allagata tendopoli a Castel di Ieri. Prima ha dovuto ordinare l'evacuazione delle case, poi quella della tendopoli: è il sindaco di Castel di Ieri (L'Aquila), Cinzia Carlone, che ha dovuto trovare una soluzione alternativa al campo tenda allestito nel campo sportivo del paese. Il violento acquazzone che si è abbattuto da ieri sulla zona ha provocato l'allagamento completo delle 17 tende che fanno parte della tendopoli di Castel di Ieri. La notte scorsa tutti hanno dormito nelle auto o in case di parenti che hanno le abitazioni più sicure. Questa sera stessa situazione e «40 persone dormiranno nel bocciodromo - afferma il sindaco - mentre le altre saranno costrette a passare la seconda notte nelle auto». «Nel campo non c'è elettricità - spiega - non ci sono stufette e saremo costretti a spostare le tende in un'altra zona più sicura». Il campo è autogestito dai residenti con l'aiuto dei ragazzi volontari provenienti dalla Toscana.
La Protezione civile però smentisce. La tendopoli di Castel di Ieri non è stata evacuatta a causa della pioggia ma «che alcune persone a causa dei disagi provocati dlala pioggia hanno preferito non restare nelle tende senza però che vi fosse alcuna evacuqazione anche pariziale».
Allarme frane a Fossa. L'amministrazione comunale del piccolo borgo medievale dell'entroterra aquilano tra i Comuni più colpiti dal sisma del 6 aprile scorso - ha chiesto alla protezione civile di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza della montagna che sovrasta il comune, Monte Circolo (933 metri sul livello del mare), interessato da continue frane. Le frane hanno lasciato sul lato della montagna un'evidente striscia di detriti. Il sindaco Luigi Calvisi ha spiegato che «fino a quando non sarà messa in sicurezza la montagna il paese di Fossa continuerà ad essere inagibile, a prescindere dalla situazione degli edifici». Sono crollati anche i ruderi del borgo fortificato di Ocre.
Sgomberate famiglie a Ortona dei Marsi. Ordinanza di sgombero del sindaco di Ortona dei Marsi, Cristiano Bertolini, in conseguenza dello sciamo sismico, per una trentina di persone residenti nella frazione “Sulla Villa”. Altre venti sono state sgomberate da abitazioni pericolanti della stessa Ortona dei Marsi. Diverse famiglie sono state spostate in un albergo di Bisegna (L'Aquila); altre hanno trovato ospitalità da parenti. Il comune di Ortona, con circa 700 abitanti, è ad una settantina di chilometri dall'Aquila, a sud. Il presidente della Comunità montana del Giovenco, Manfredo Eramo, ha sollecitato il suo inserimento nella lista dei comuni danneggiati dal sisma.
Pm: 100 edifici sequestrati. Sono oltre 100 gli edifici che la Procura dell'Aquila ha posto sotto sequestro e tra questi una cinquantina quelli privati dove ci sono stati dei morti: il resto riguarda edifici pubblici a vario tipo. Lo ha confermato oggi il Pm Fabio Picuti. Oggi nuovi sopralluoghi alla Casa dello Studente e al palazzo di via XX settembre dove ci sono state molte vittime.
Le perizie sono circa 200. Ci vorranno almeno sei mesi per avere i primi risultati delle verifiche nei 50 appartamenti dove ci sono state vittime e nei 50 edifici pubblici. I contenuti delle perizie costituiranno le prove per stabilire responsabilità, visto che le testimonianze raccolte costituiscono solo indizi.
Sequestrato anche lo stabile con l'ufficio urbanistico, Palazzo del Tosto, quello che contiene l'archivio urbanistico, ossia la banca dati da cui gli inquirenti dovranno attingere per reperire i documenti sulla storia dei palazzi privati e degli edifici pubblici crollati. I tecnici del Comune possono recuperare i documenti solo se accompagnati dai vigili del fuoco.
Sulmona: studenti e insegnanti non entrano a scuola. Al liceo psicopedagogico studenti e professori non sono entrati a scuola perché non convinti dalle assicurazioni fornite dai tecnici che hanno fatto i sopralluoghi. Secondo docenti, studenti e genitori, la parziale inagibilità dello stabile non assicura i giusti margini di sicurezza. Infatti la scuola sottostante è stata dichiarata totalmente inagibile. Tanti studenti assenti anche nelle altre scuole.
Polemiche sulle verifiche. La Protezione civile prima ha dichiarato inagibili alcuni edifici, poi parzialmente e infine perfettamente agibili. Le decisioni hanno scatenato polemiche a Sulmona. Il sindaco Fabio Federico si è detto pronto a ritirare tutte le ordinanze relative agli edifici in questione. «Non è possibile - ha sostenuto il sindaco - che tre diverse squadre di tecnici, in tre distinti sopralluoghi arrivino a conclusioni totalmente divergenti». Nell'occhio del ciclone anche la sede del Comune che qualche giorno fa era stata dichiarata parzialmente inagibile e che, nel nuovo sopralluogo effettuato ieri, ha invece ottenuto la piena agibiltà. Una situazione che sta creando notevoli ripercussioni psicologiche tra i dipendenti comunali, anche alla luce dell'ultima scossa della notte scorsa che ha avuto l'epicentro a pochi chilometri da Sulmona.
Maltempo e disagi per gli sfollati. La Protezione civile è impegnata a riorganizzare i campi per cercare di ridurre al minimo i disagi dovuti alla pioggia che tornerà nelle prossime ore. Si lavora per portare in tutti i campi l'elettricità e al massimo entro tre giorni docce calde e riscaldamento. Riprende l'attività didattica per i bambini al campo di piazza d'Armi all'Aquila. I bambini presenti nel campo sono una sessantina.
Gli sfollati sono 63.509, 36.118 vivono nei 165 campi allestiti nell'aquilano, per un totale di 5.030 tende. Altre 27.391 persone sono invece ospitate negli hotel e nelle strutture private sulla costa adriatica.
Lo sciame sismico. Alle 10.53 scossa di magnitudo 2,8 con epicentro vicino ai comuni di Rocca di Cambio, Sant'Eusanio Forconese e Rocca di Mezzo. La terra ha tremato anche questa notte: scossa di magnitudo 2.6, alle 4.46 tra i comuni dell'Aquila, Fossa, Ocre, Poggio Picenze, Rocca di Cambio, San Demetrio nè Vestini, Sant'Eusanio Forconese e Villa Sant'Angelo. Alle 00.26 di magnitudo 3,2 nel Bacino di Sulmona, tra i comuni di Campo di Giove, Cansano, Pacentro, Pettorano sul Gizio e Rocca Pia. Circa un'ora prima, alle 23.35 di ieri, evento di magnitudo 2.6 tra i comuni di Fagnano Alto, Fossa, Ocre, Poggio Picenze, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Demetrio nè Vestini, Sant'Eusanio Forconese e Villa Sant'Angelo.
Fondi per gli edifici scolastici. Giovedì in Consiglio dei ministri arriverà il decreto sull'Abruzzo in cui sono previsti dei fondi per le scuole coinvolte dal sisma. Oltre agli annunciati 110 milioni per l'edilizia scolastica, il ministro ha parlato di altri provvedimenti. Inoltre «sono allo studio sistemi per corsi di recupero dei programmi scolastici», ha concluso.
Riparte il tribunale. Sono gli oltre 60 dipendenti del Tribunale dell'Aquila, senza più la loro sede dove lavorare, che si sono ritrovati nel provvisorio tribunale per i minorenni per riorganizzare il lavoro e mettere mano alle urgenze, specie nel penale con il Tribunale del Riesame e i ricorsi urgenti.
L'ultima sopravvissuta. E' stata trasportata all'ospedale di Modena Eleonora Calesini, la ragazza riminese tirata fuori dalle macerie a 42 ore dalla scossa del 6 aprile. «Le sue condizioni, dal punto di vista rianimatorio - si legge in una nota della Asl -, erano tali da consentire di effettuare il trasferimento e di riavvicinarsi così alla sua residenza».
Denunciati due presunti sciacalli. Due pregiudicati campani, G.B., 40 anni, di Arzano (Napoli) e R.M (33) di Napoli, sono stati denunciati dalla polizia dell'Aquila per possesso ingiustificato di arnesi da scasso: i due erano stati sorpresi la notte scorsa dal personale della locale Squadra Mobile, presso alcune abitazioni del centro storico.
Roma, via Goito, là dove i vigili
osano senza sosta
Davanti al III Gruppo gli agenti parcheggiano irregolarmente
Il comandante lancia l’Sos: «Non abbiamo altri posti»
da Il Messaggero di Davide Desario
ROMA (22 aprile) - Parcheggio in doppia fila, contromano, sulle strisce pedonali e addirittura sul posto riservato ai disabili. Le infranzioni al codice della strada praticamente ci sono tutte. Manca giusto il passaggio col semaforo rosso ma solo perché manca proprio il semaforo.
Benvenuti in via Goito. Una strada a senso unico (tranne una corsia preferenziale) che sbocca in piazza Indipendenza, a due passi dalla stazione Termini. Al civico 35 c’è la sede del III municipio e anche quella del III gruppo della polizia municipale di Roma, guidato dal comandante Paolo Bernardi.
Nonostante davanti all’ingresso siano stati riservati 12 posti alle auto di servizio dei vigili con tanto di strisce gialle e cartello (tutti i giorni dalle 7 alle 23), i circa 180 agenti del III gruppo hanno la cattiva abitudine, come la maggior parte dei romani d’altronde, di lasciare le macchina di pattuglia in sosta selvaggia. «Proprio i vigili urbani che dovrebbero dare l’esempio sono i primi a non rispettare il codice della strada - denuncia Luciano Fantini, del Gruppo Prevenzioni di Roma dell’associazione Italiana Familiari e Vittime della strada - L’amministrazione comunale, invece, dovrebbe dare messaggi chiari sulla sua volontà di far rispettare le regole della strada e solo così si può sperare che si inneschi un meccanismo virtuoso tra gli automobilisti. Così, invece, si presta il fianco ai furbi del volante i quali è come se si sentissero anche loro autorizzati a non rispettare il codice della strada».
Fantini ha così deciso di stilare un accurato dossier sulle infranzioni: fotografie corredate di giorno, ora e qualche volta anche di durata dell’infrazione. Tutte rigorosamente davanti al comando di via Goito. Il Messaggero ha verificato la denuncia scattando altre fotografie che confermano le cattive abitudini degli agenti. «Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine - dice un cameriere che lavora in un ristorante della zona ma che, comprensibilmente, preferisce rimanere anonimo - Soprattutto dalle 13 alle 15 tornano al comando tutte le auto di servizio e i vigili le parcheggiano come capita». E un commerciante aggiunge: «La cosa paradossale è che se c’è una auto privata parcheggiata male viene multata».
Il comandante Bernardi, al III gruppo da 2 mesi, ammette la situazione: «E’ vero - spiega - Ma il III gruppo è il più disagiato di Roma. Abbiamo la sede nel I municipio e non abbiamo un parcheggio interno ma solo una rimessa, in via Fantini a 10 minuti di distanza». E aggiunge: «Abbiamo 30 auto e i posti riservati davanti al comando sono solo 12 e spesso sono occupati anche da macchine di altri gruppi. Ma non possiamo certo togliere altri 18 posti alla zona» E conclude: «Sicuramente la situazione non può continuare così ma ci tengo a sottolineare che i vigili che parcheggiano male l’auto di servizio, stanno comunque lavorando al servizio della città».
davide.desario@ilmesaggero.it
Potevo vincere il Grande Fratello. Noi rom come cavie nel reality sociale
da L'Unita' di Dijana Pavlovic
E' imbarazzante, può apparire ridicolo. Ma è la pura verità. Come, sono certa, dimostrerà la storia che sto per raccontare. Una storia complicata. Ma quel che mi imbarazza - e che può apparire ridicolo - si riassume in cinque parole: potevo vincere il Grande Fratello. Ma andiamo con ordine.
Nel settembre scorso alla Federazione Rom e Sinti Insieme giunse la voce che il Grande Fratello era alla caccia di un Rom che avrebbe dovuto partecipare al programma, dopo una riflessione comune si giunse alla conclusione che qualcuno di noi avrebbe dovuto «sacrificarsi» e provarci con il mandato: vai a difendere il tuo popolo, a dare un esempio positivo di come anche i rom sono capaci di studiare, persino laurearsi e a raccontare qualcosa su quello che significa essere Rom, sulla storia, sulla cultura per abbattere i pregiudizi e cercare di scalfire l’odio che ci circonda. Quando ho accettato ho pensato subito alle file infinite nei centri commerciali e ai fiumi di ragazzi e ragazze in attesa di fare il loro provino. Ma non fu così: fui invece contattata direttamente, fissai un appuntamento e scavalcando tutte le file andai a fare il provino.
In un ambiente accogliente e gentile, prima mi hanno fatto un’intervista video, nella quale dissi che la ragione per cui avevo accettato il provino era avere un’occasione importante e soprattutto rivolta a un grande pubblico di giovani di parlare del mio popolo e contribuire a combattere la discriminazione nei nostri confronti e il razzismo in Italia. Poi mi hanno fatto delle domande sulla mia famiglia, ma non ho potuto dire tanto se non che vengo da una famiglia normale: nessun trauma, nessun campo, nessun disastro. Mi hanno chiesto della mia vita personale se sono sposata, divorziata, poi dovevo dare dati personali del mio compagno e alla fine mi hanno fatto compilare un questionario tipo test attitudinale.
C’era anche Graziano. L’altro rom che si era dichiarato disponibile era Graziano Halilovic, attivista rom, cresciuto in un campo, istruito, giovane e completamente integrato ma con orgoglio della propria storia e identità.
Devo dire con sincerità che ho provato sollievo quando non li ho più sentiti e quando ho poi saputo che comunque era stato scelto un ragazzo rom, Ferdi. Sarei stata contenta se non fosse per il fatto che Ferdi portava con sé una storia «zingara».
I critici televisivi ci spiegano che nei reality è arrivata l’ora del «sociale». Largo quindi ai diversi, agli svantaggiati, alle storie commoventi che imperversano su tutti i canali. Così anche al Grande Fratello arrivano gli sfigati e in questo Paese chi è più sfigato di un rom?
Ferdi, un rom montenegrino giovane e carino con una storia personale veramente pesante: genitori cattivi, fuga prima a piedi per le montagne del Montenegro e dell’Albania, poi in gommone verso il paese del bengodi, l’Italia, in giro per i campi rom, il padre ubriaco e violento, il suo salvataggio da parte delle forze dell’ordine, il ricovero in un istituto e il riscatto di un lavoro.
Ferdi era perfetto se si voleva rappresentare il caso umano e pietoso e nello stesso tempo non rompere i tabù dei luoghi comuni e del pregiudizio. Lui, il bambino vittima ma riscattato, diventato un buon cittadino italiano, i suoi genitori, i rom rappresentano invece faccia cattiva del popolo rom, quella dell’immaginario collettivo, della propaganda leghista, per la quale tutti rom sono ladri, sfruttatori dei figli e ladri dei bambini altrui.
I rom che a Roma hanno festeggiato la sua vittoria hanno colto giustamente il lato che a loro interessa di più. Graziano Halilovic ha dichiarato che «per questi ragazzi Ferdi è diventato un modello positivo; per la prima volta in televisione hanno sentito parlare di un rom senza vedere il suo volto associato ad episodi di cronaca nera. Al di là dell´opinione che si può avere sui reality-show la partecipazione di un rom ad una trasmissione televisiva è sentita dagli abitanti dei campi nomadi di Roma come un motivo di orgoglio e di integrazione». Graziano ha ragione, dobbiamo dimostrare che anche uno di noi può integrarsi nella società italiana. E cosa rappresenta di più l’integrazione se non entrare in un reality e addirittura vincerlo?
Ora per quanto riguarda Ferdi, è evidente che su di lui si posano tante speranze di un popolo che subisce violenze e umiliazioni quotidiane. Quello che io mi sento di chiedergli è di avere un po’ di orgoglio per la sua identità «zingara», di avere voglia di ritrovare il suo popolo, il giudizio sul quale va al di là della sua drammatica storia personale.
Infine, da parte mia lo invito a visitare, se vuole con me, quei reality orrendi che sono oggi i «campi nomadi» in cui le telecamere sorvegliano uomini, donne, bambini notte e giorno e le regole del gioco sono: presidi di polizia e di vigilanza privata, alle dieci di sera per ordine dei Prefetti coprifuoco, permanenza provvisoria e così via. Un gioco nel quale le regole sono per cittadini di serie C e per chi non le accetta c’è l’eliminazione vera, facile, gratuita.
La tv cambia, il Paese no
da L'Unita' di Carlo Freccero
Solo una stagione fa il reality sembrava spacciato, coinvolto in una spirale discendente, in un circolo vizioso caratterizzato da una progressiva degradazione del casting e, di conseguenza dei contenuti. Per spingere l’acceleratore sulla volgarità, sulla popolarità dei contenuti per catturare la maggioranza, gli autori e gli addetti al casting mandavano in scena personaggi sempre più «normali» oppure, al contrario, fortemente tipicizzati in senso negativo, potenziali interpreti de "I mostri" di Dino Risi.
Il culmine era stato raggiunto con lo sdoganamento in pubblico dei rumori corporali, così come della rissa gratuita condotta sul filo della volgarità. Questo modello di reality «basso» costruito per raggiungere il minimo comune denominatore del pubblico e la mitica maggioranza, aveva progressivamente stancato il telespettatore procurando un calo progressivo dell’audience. I format più famosi sembravano aver completamente esaurito la spinta innovativa delle origini. Oggi siamo di fronte a due fenomeni nuovi: l’aumento dell’audience e, contemporaneamente, la novità - in reality diversi - di personaggi trasgressivi e marginali, il Transessuale e il Rom, tradizionalmente non due eroi, ma due bersagli della critica della maggioranza silenziosa, e sicuramente in contrasto con il desiderio di sicurezza e di ordine che pervade a livello politico il paese. C’è una sola ipotesi possibile.
IL PUBBLICO DEGLI SMS
Così come la PayTv è stata contaminata in questa stagione dalla Tv generalista e fa le sue prove di televisione per tutti reclutando Fiorello, Mike Bongiorno e la Cuccarini, così la televisione generalista comincia ad essere influenzata dalla PayTv.
La presenza di un’offerta a pagamento ha creato, anche in campo televisivo, un pubblico attivo, abituato ad orientare le sue scelte non in base alle scelte della maggioranza, ma in base a gusti e culture specifiche ispirati ai cultural studies, gli studi sulle differenze culturali che hanno proprio nelle differenze di genere, di tradizione e di stile la loro ragion d’essere.
LA RIVINCITA DELLE MINORANZE
Sky ha reti maschili, femminili, gay. Ha un intero settore dedicato a mondi e culture diverse. Notiziari in più lingue, espressione di punti di vista oggi molto discussi come l’islamismo di Al Jazeera. Una parte di questo pubblico attivo guarda alla tv generalista con occhi nuovi: non la subisce, non è soggiogato dal conformismo dei palinsesti, ma lo stravolge, ci gioca, e le minoranze, che vengono sempre in qualche modo punite dalla dittatura della maggioranza, la sovvertono. Così com’era accaduto con la comunità gay che l’anno scorso si era mobilitata per Luxuria all’Isola dei famosi, dietro questa vittoria ci sono comunità che si mobilitano, i montenegrini, gli albanesi, e questo è curioso: è la rivincita di chi non è rappresentato dal campione dell'Auditel. È la vittoria della minorità sulla maggioranza, che è passiva e non lancia sms.
Non dimentichiamo infatti che nel bene e nel male il reality di nuova generazione sono caratterizzati dall’interattività, anche se rozza, costituita dalle scelte del pubblico. È quindi possibile che nel momento in cui la tv generalista è colpita da un’emorragia e da un esodo di una parte del pubblico attivo di internet e Sky, questo stesso pubblico ritorni per fare della tv generalista un uso nuovo e diverso.
Il paradiso dei lavoratori
In una piccola isola del Giappone per ridurre la disoccupazione hanno sperimentato un nuovo modello di organizzazione del lavoro.
22 apr 2009 • Fonte: New York Times
da Internazionale
"Se il marxismo avesse prodotto una società reale, il risultato avrebbe dovuto somigliare molto a Hime, una piccola isola del Giappone che è un vero e proprio paradiso per i lavoratori", racconta il New York Times.
Questa tranquilla isola a sud della più conosciuta Kyushu ha conquistato le prime pagine dei quotidiani nazionali perché ha sperimentato un nuovo modello di organizzazione del lavoro. A Hime gli impiegati pubblici guadagnano un terzo in meno che nel resto del paese, pur lavorando le stesse ore. Questo ha permesso a Hime di creare più posti di lavoro e di azzerare la disoccupazione.
"Un quinto degli abitanti dell'isola lavora come funzionario pubblico, il resto della popolazione è impiegata nel settore ittico, che riceve sovvenzioni da parte del governo. Praticamente quasi nessuno lavora per le imprese private", continua il giornale.
L'attuale sindaco della città, Akio Fujimoto, rifiuta il parallelo che molti fanno tra Hime e la vicina Corea del Nord: "Hime non è una versione più vivibile di Pyongyang. Nell'isola si cerca semplicemente di vivere secondo i valori tradizionali giapponesi, che sono l'egualitarismo economico e l'armonia sociale. Evitare la competizione fa parte della tradizione giapponese. Il resto della nazione ha abbandonato i valori tradizionali in favore della competizione e del capitalismo".
La tradizione è tornata di moda, da quando la crisi economica ha messo in discussione il modello economico americano ispirato al laissez-faire. "Con la crisi i valori tradizionali sembrano progressisti, quasi utopici", continua il New York Times.
Ma l'egualitarismo degli abitanti di Hime non si ferma all'organizzazione del lavoro: "Durante la festa annuale dell'isola alle donne è proibito indossare i kimono tradizionali perché la qualità dei vestiti potrebbe mettere in evidenza la diversa provenienza sociale".–Annalisa Camilli
La Rassegna Stampa di giovedì 29 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di lunedì 26 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di sabato 24 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di mercoledì 21 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di oggi domenica 2 agosto 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di mercoledi' 20 maggio 09 a cura di hary
La Rassegna Stampa di oggi lunedi' 18 maggio 2009 a cura di hary
La Rassegna Stampa -venerdi' 15 maggio 2009 - a cura di hary
La Rassegna Stampa - mercoledi' 13 maggio 2009 - a cura di hary
La Rassegna Stampa di oggi venerdì 10 aprile 2009 a cura di Hary




