| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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di Information Safety and Freedom
Esprimiamo la piu’ convinta solidarieta’ al collega Riccardo Giacoia della Rai della Calabria , fatto segno di pesanti minacce mafiose sia con una lettera che con sms sul suo cellulare privato, invitando le associazioni di categoria alla piu’ attenta vigilanza e le autorita’ di polizia a mettere in atto tutte le misure atte a garantirne la sicurezza.
Quelle al collega Giacoia sono minacce gravi assolutamente da non sottovalutare in un contesto come quello calabrese che vede una forte penetrazione delle attivita’ mafiose anche nel campo sociale e delle stesse istituzioni e dove ha le sue radici la piu’ pericolosa e potente delle organizzazioni criminali del nostro Paese, la Ndrangheta. Ma la solidarieta’ ai colleghi che si trovano ogni giorno in prima fila sul fronte delle mafie non si deve fermare ad affermazioni verbali: media e giornalisti devono rispondere a queste minacce con un’offensiva informativa, rilanciando le inchieste sui fenomeni mafiosi. Un genere di giornalismo investigativo, un tempo prestigioso soprattutto sulla televisione di Stato e oggi di fatto estinto. Indagare e incalzare la mafia in prima serata e’ il modo concreto di reagire alle minacce e non lasciare soli i cronisti che presidiano il fronte delle guerre di mafia.
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