| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 16:00
Sony, 3M, Caterpillar: “chi semina miseria raccoglie collera”, si legge sui cartelli dei dimostranti. Tre multinazionali, tre colossi mondiali, licenziano il personale, non trattano con i sindacati, distribuiscono indennità di fine rapporto irrisorie. I dipendenti insorgono. E' la rivolta dei paesini e dei capoluoghi di provincia, quelli in cui l'unico modo per vivere è la fabbrica, singola fonte di reddito. I dipendenti si ribellano e rapiscono i manager che si sono macchiati di scelte sbagliate, dispendiose, che si sono aumentati gli stipendi con le stock option ed hanno, nel corso degli anni, messo in crisi grosse aziende ed un intero sistema economico attraverso incerti passaggi di 'finanza creativa'. Un vento di ribellione che nasce negli USA, il paese che ha visto il più alto numero di vittime; vedasi Lehman-Brothers. I manager USA, molti in carcere per bancarotta, altri senza posto di lavoro, cercano di non farsi vedere e Obama punta il dito sui loro emolumenti. L'onda è arrivata in Francia; il management non tratta? Si rapiscono i “pezzi da 90”, quelli che decidono e sbagliano. Errori, i loro, che costano posti di lavoro; 371 alla Sony di Pontnox-sur-l'Adour, 733 alla Caterpillar di Grenoble, altri 110 alla 3M di Pithiviers. La Francia insorge e questa volta non sono gli studenti contro il cpe, non sono i giovani immigrati delle Banlieue e nemmeno gli impiegati della pubblica amministrazione parigina. A dar voce agli operai i sindacati, quelli di base e non gli autonomi. Alla Caterpillar di Grenoble sono 4 i manager che hanno passato una notte dormendo sulla moquette degli uffici direzionali, gli stessi da cui è stata presa la decisione di tagliare i posti. Sarkozy ha detto che interverrà di persona per salvare lo stabilimento. E' una protesta, questa, che ha poco colore politico, nessun progetto eversivo, è solo il constatare come l'istinto di conservazione prevalga su ideali ormai morti da tempo. Tre casi in 20 giorni, tre stabilimenti occupati e messi sotto chiave, tre multinazionali con i manager messi di fronte alla loro coscienza. “"È stato anche proposto di spostare l'orario di lavoro a 32 ore settimanali, ma la gestione non vuole discutere”, è quanto ha affermato Nicolas Benedetto, delegato della Cgt dello stabilimento Caterpillar. Nel frattempo il presidente dell'azienda Chris Schena ha detto: “è nostra priorità risolvere il problema”, tuttavia ha definito “deplorevoli” le azioni dei dei dipendenti. Londra: G20, un dimostrante ucciso durante i disordini, la polizia consiglia ai manager della City di rendersi “invisibles”. 'L'Economist' titola “I ricchi sotto attacco” e mostra un quadro -ritoccato- che sembra essere uscito dalla presa della Bastiglia. E' la reazione contro chi fa sistema, a Londra li chiamano i “malfattori della nuova ricchezza”, molto più numerosi di quei baroni con a capo Teddy Roosevelt un secolo fa. Ma i danni sono simili: crescente disuguaglianza; lo 0,1% degli americani ha guadagnato 20 volte l'investimento, percentuale che nel 1979 raggiungeva il 90%. L'avidità di certi personaggi legati alla truffa finanziaria, abili a costruire i devastanti 'schemi Ponzi', erano parte del sistema, caldeggiati dalle istituzioni e dai politici loro conniventi. Poi il tocco finale: portare i guadagni nei paradisi fiscali, i soldi dei lavoratori e chi, grazie al lavoro un gruzzolo lo aveva salvato. Gli imbrogli maggiori che hanno portato a questa catastrofe sono dovuti al fatto che speculatori e mediatori hanno mischiato denaro nelle attività tradizionali attirando le multinazionali facendogli digerire, di qui la grande colpa dei manager, un groviglio di titoli tossici. Solo negli USA il 41% delle aziende è caduto in questa trappola, un modo di agire ingiustificabile da parte dei vertici societari i quali, in un biennio hanno mandato in bancarotta il meglio della produzione e delle banche americane. Ora si è costituito l'asse franco-tedesco, il quale accusa gli USA di avere un'economia basata “sull'infantilismo”. Della serie quando va tutto a picco si scaricano i barili sul più debole. E gli USA sono deboli. Non a caso delle tre società messe sotto assedio in Francia due sono americane ed una è giapponese. Nel paese del sol levante si ha un'inflazione spaventosa, il riassunto del disagio lo si capì guardando in che condizioni si presentò al G7 di Roma il ministro delle finanze Shoichi Nakagawa; lui accusò i farmaci, chi lo vide parlò di alcool, il tutto mentre il Giappone sprofondava nel Pil peggiore da vent'anni a questa parte: -12,7% registrato nel quarto trimestre. A G20 appena concluso Gordon Brown dichiara a 'Financial Times': “Il summit ha ristabilito un nuovo ordine mondiale”, peccato che banchieri ed esperti di politica estera non siano dello stesso parere, solo Trichet, il governatore della banca centrale europea da Bruxelles da un timido segnale di ottimismo: “il mio auspicio è che il consenso raggiunto sia un importante elemento di fiducia”. Una risposta più realistica viene da Morris Goldstein, del 'Peterson Institute for International Economics' il quale classifica il G20 “Buono, ma non risolutore” e viene anche dal professor Charles Wyplosz dell'istituto universitario di Ginevra che riprendendo l'affermazione di Brown dice: “ridurre la pressione sui governi per lavorare di più... Sarebbe una tragedia che il vertice finisce per incoraggiare il compiacimento”. Tutti si domandano come sarà il domani, visto che nessun ordine mondiale procede al contrario dal giorno prima, come ne usciremo, quali provvedimenti intrapresi saranno utili o bruceranno ancora danaro, quanti posti di lavoro rimarranno sul campo? Per ora la Francia sembra essere l'unica ad aver acceso il fuoco della protesta. Porterà ad un nuovo conflitto sociale? Per ora tempi duri per i manager.
http://www.ft.com/cms/s/0/ca15da64-2090-11de-b930-00144feabdc0.html?nclick_check=1
http://www.economist.com/opinion/displayStory.cfm?story_id=13405314&source=hptextfeature
Di Danilo Bargagli
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