| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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di Valter Vecellio
Sommersi come siamo ogni giorno dalle martellanti campagne stile Goebbels – una menzogna, per quanto clamorosa, la si ripete mille volte, fino a quando non acquista il sapore di verità, soprattutto quando non c’è contraddittorio – pare che il problema della Giustizia sia costituito dalle conversazioni intimidatorie del presidente del Consiglio che non devono essere divulgate e conosciute; o l’esclusione di una lista del PdL perché i suoi presentatori hanno fatto pasticci – limitiamoci a chiamarli così – che viene contrabbandata come un complotto di radicali, sinistra e magistrati. Roba che andrebbe liquidata con la sonora pernacchia che Totò riversava al prepotente e arrogante di turno. Senonchè se lo sberleffo è l’unica reazione intelligente che si deve alle corbellerie berlusconiane, il fatto grave è che comunque i problemi veri, quelli rischiano di passare in secondo piano.
Fateci caso: la giustizia, la situazione nei tribunali e nelle carceri non sembra essere più un’emergenza, non ne parla più nessuno. Eppure il problema si aggrava – se possibile – ancora più, si incancrenisce. I detenuti, all’8 marzo, risultavano essere quasi 67mila, circa 1.200 in più rispetto a un mese fa. Fonte ufficiale, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
La regione con il maggior numero di detenuti è la Lombardia con 9.067 reclusi (a febbraio erano 8.895), seguita da seguita da Sicilia (8.142 contro i 7.868 di febbraio), Campania (7.987 contro 7.770) e Lazio (6.082 contro 5.875). Dall’11 gennaio scorso all’8 marzo i detenuti sono cresciuti di duemila unità (da 64.853 a 66.831) con una frequenza di circa 250 detenuti a settimana. Dal 28 febbraio 2009 al 28 febbraio di quest’anni i detenuti sono 2.200 in più (66.692 contro 60.350) In tutta Italia il 45 per cento dei detenuti (30.116 su 66.831) sono in attesa di giudizio definitivo.
Di questi, quanti alla fine, saranno dichiarati innocenti? Di questi, quanti ne avranno la vita irreparabilmente rovinata?
Nel frattempo, dall’inizio dell’anno già tredici detenuti si sono tolti la vita, e trentuno in totale sono morti in carcere. Per ognuna di queste morti Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, gli altri parlamentari radicali e del PD hanno presentato interrogazioni al Governo, chiedendone ragione e spiegazione. La risposta non arriva quasi mai: anche questo è il segno della considerazione che questo governo ha delle prerogative e della funzione ispettiva del parlamentare. Ma è bene comunque che ostinati queste interrogazioni, queste “domande” parlamentari siano fatte: per lasciare comunque un segno in un atto della Camera o del Senato: a futura memoria, perché si deve sapere che non tutti sono indifferenti, sono inerti, non sono preoccupati e inquieti per quello che accade nelle nostre carceri, e ostinati ogni giorno lottano, non si scoraggiano e non si danno per vinti.
Questa la situazione, questi i fatti.
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