| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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di Ylenia Di Matteo
“Italia, paese di porci e mascalzoni. Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utilitaria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di bagnini (che aspettano l’estate) un paese che vive per le lotterie e per il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate. Un paese che conserva tutti i suoi escrementi”.
Così scriveva Ennio Flaiano nel 1969. Analisi piuttosto impietosa, quella dello scrittore abruzzese.
Ben poco, purtroppo, è cambiato. Anzi.
L’Italia è diventata un paese dall’ “Intimo sentimento di moralità, in sintonia del quale ti ingegni a trovare sistemi elusivi o addirittura evasivi, se lo Stato ti chiede più di un terzo di quel che guadagni” (il Presidente del Consiglio Berlusconi nel 2004).
L’Italia dei cavilli formali e dell’eccessiva burocrazia, incivile giustificazione a non rispettare le regole, fossero anche “porcate”.
L’Italia dei giovani razzisti, che magari preferiscono televotare ad un reality piuttosto che offrire un panino ad un bisognoso. O un sorriso, che forse costa di più.
L’Italia dei mafiosi eroi, dei magistrati talebani, dei corrotti riabilitati, dei birbantelli e dei furbetti del quartierino.
Il Paese dell’indulgenza per la gente che si comporta male.
Scrivi bene, caro Ennio, “L’uomo medio è antipatico; per diventare simpatico bisogna comportarsi da canaglia, per farsi amare bisogna farsi mantenere. E’ l’equivoco erotico che continua. La pietà verso il sesso sostituisce i sentimenti. Il malvagio dà quelle garanzie sessuali che la persona per bene non dà. Le azioni contro la moralità e la società sono sintomi di vigoria e di disinvoltura sessuale di chi le compie. Temperamento!”
Il Paese delle spaccadivanetti a “servizio” della collettività.
Caro Ennio non siamo tutti così. Non ci rassegniamo. Vergogna e lotta.
E presidio. Della Memoria, come domani 6 marzo a L’Aquila, perché crediamo nella Costituzione, e nella Verità.
C’è una parte d’Italia tollerante, semplice, dal profondo senso di giustizia e grazia. Domani saremo in Abruzzo. Saremo un po’ più Popolo, con l’orgoglio di esserlo.
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