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| Mercoledì, 17 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento: 17:12
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La storia di Ignazio Aloisi. Memoria infangata di una vittima della mafia
La storia di Ignazio Aloisi raccontata dalla figlia Donatella. Ucciso a Messina e memoria infangata. L'accusa allo Stato per il mancato riconoscimento di vittima della mafia.
"Mio padre nel 1979 prestava servizio come guardia particolare giurata presso un istituto di vigilanza di Messina . Il 3 settembre 1979 ,mentre era regolarmente di servizio, è stato vittima di una rapina presso i caselli dell’autostrada Messina/Palermo; gli fu rubata la pistola e la rapina fu portata a segno. Successivamente, mio padre riconobbe uno dei rapinatori " un attuale collaboratore di giustizia e per anni appartenente ad uno dei principali clan mafiosi della mia città. Per la testimonianza resa da mio padre questo SIGNORE fu condannato ed arrestato, ma già durante il riconoscimento in presenza del magistrato, minacciò mio padre di morte. Scontata la pena, a distanza di qualche anno, questa persona ha portato a compimento la sua vendetta uccidendo mio padre mentre, insieme a me,(che all’epoca avevo quattordici anni) uscivamo dallo stadio e ci stavamo recando verso casa. Tutto ciò è stato confermato dalle dichiarazioni di 3 collaboratori di giustizia che hanno specificato tempi, modalità e quant'altro potesse essere utile alle indagini. Fino ad oggi non è mai stato riconosciuto il sacrificio di mio padre che ha pagato con la vita la sua collaborazione con la giustizia."
Donatella Aolisi
"Mio padre nel 1979 prestava servizio come guardia particolare giurata presso un istituto di vigilanza di Messina . Il 3 settembre 1979 ,mentre era regolarmente di servizio, è stato vittima di una rapina presso i caselli dell’autostrada Messina/Palermo; gli fu rubata la pistola e la rapina fu portata a segno. Successivamente, mio padre riconobbe uno dei rapinatori " un attuale collaboratore di giustizia e per anni appartenente ad uno dei principali clan mafiosi della mia città. Per la testimonianza resa da mio padre questo SIGNORE fu condannato ed arrestato, ma già durante il riconoscimento in presenza del magistrato, minacciò mio padre di morte. Scontata la pena, a distanza di qualche anno, questa persona ha portato a compimento la sua vendetta uccidendo mio padre mentre, insieme a me,(che all’epoca avevo quattordici anni) uscivamo dallo stadio e ci stavamo recando verso casa. Tutto ciò è stato confermato dalle dichiarazioni di 3 collaboratori di giustizia che hanno specificato tempi, modalità e quant'altro potesse essere utile alle indagini. Fino ad oggi non è mai stato riconosciuto il sacrificio di mio padre che ha pagato con la vita la sua collaborazione con la giustizia."
Donatella Aolisi





