| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
La settimana appena trascorsa è stata piuttosto illuminante per chi ancora nutriva dei dubbi sul fatto che dalla passata primavera, cioè da quando il Cavaliere è tornato al governo, l’Italia sia divenuto un paese a libertà limitata. Tralasciando l’ennesima raffica di leggi vergogna (su tutte la riforma Brunetta che di fatto abolisce il diritto di sciopero violando la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori) che ridurranno ulteriormente i nostri diritti, è opportuno concentrarsi sul pacchetto sicurezza targato Maroni che, tra le altre cose, legalizza le ronde di volontari, assestando un colpo mortale al prestigio della magistratura e delle forze dell’ordine nonché ai princìpi fondamentali dello Stato liberale di diritto. Si tratta di un provvedimento i cui effetti saranno devastanti, soprattutto in quelle regioni dove purtroppo ci sono amministrazioni locali infiltrate da organizzazioni malavitose che da sempre basano la propria forza sulle vessazioni e gli abusi nei confronti dei più deboli. Consideriamo, ad esempio, certi comuni meridionali in cui le attività più sviluppate e redditizie sono lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione, il pizzo e simili. Come sappiamo, in quelle zone, la malavita d’importazione si integra con quella locale formando una miscela esplosiva di criminalità che rende determinati paesi un covo di delinquenti in cui le persone oneste si sentono fuori luogo e vivono malissimo. Ebbene, vi sembra così assurda l’ipotesi che da quelle parti, insieme agli ex poliziotti e alle persone perbene, si arruolino nelle ronde cittadine anche personaggi poco raccomandabili, sfruttando l’occasione per andare a dare un avvertimento o una lezione a qualche membro di un clan rivale, o anche del proprio, che ha osato commettere uno sgarro? Della triste eventualità deve essere stato informato anche il ministro Maroni che, infatti, si è subito precipitato davanti ai microfoni di tutti i telegiornali per scongiurare il sospetto che si costituiscano le cosiddette “ronde fai da te”, cioè che quei cittadini desiderosi di menar le mani si sentano legittimati a compiere spedizioni punitive modello “Ku Klux Klan” con la certezza di restare impuniti. Peccato che, per quanto Maroni e soci si affannino a smentire, la norma che legalizza le ronde non chiarisca a chi spetti il compito di assoldare i volontari che dovrebbero garantire la nostra sicurezza, soprattutto di notte. Il fondato timore è che chiunque, d’ora in poi, possa incaricare dei volontari di garantire la propria sicurezza, ma come non è dato saperlo, visto che finora ci è stato assicurato che le ronde di volontari gireranno disarmate ed esclusivamente per fini di prevenzione e difesa, mai di offesa.
Non essendo esperti in materia di giustizia, ci affidiamo alla saggezza e all’esperienza di Vito D’Ambrosio, sostituto procuratore generale della Cassazione, che sull’argomento si è espresso con grande chiarezza: “Le ronde sono pericolose e inefficaci: c’è il grosso rischio che si tratti di una forma di giustizia “fai da te”. In tutte le democrazie moderne è lo Stato, e non gruppi di cittadini con la voglia di menare le mani, che si fa garante della sicurezza”.
Le prime avvisaglie di cosa potrebbe accadere nelle nostre città le ha raccontate nei giorni scorsi Marco Travaglio, riferendo di un episodio avvenuto a Padova dove, all’esordio delle ronde padane, i rondisti, accompagnati da alcuni parlamentari di Lega e AN per far sì che l’iniziativa avesse il maggior impatto sociale possibile, si sono scontrati con i controrondisti della “Rondinella rossa” (una parodia delle ronde messa in atto da alcuni militanti di Rifondazione comunista, al punto da lanciarsi spintoni, insulti e uova, costringendo la Digos ad intervenire. Pensate voi se questo incidente diventasse una consuetudine: le forze dell’ordine, invece di occuparsi dei delinquenti abituali, dei topi d’appartamento e di tutti coloro che turbano l’ordine pubblico, sarebbero costrette a intervenire per placare gli opposti furori di gruppi di esagitati intenti a darsi la caccia anziché svolgere l’incarico di presidiare i vari quartieri della città, come previsto.
In un simile contesto, pur apprezzando la fermezza dell’opposizione nel condannare questo ritorno alla concezione medievale della giustizia, siamo rimasti sconcertati nell’apprendere la reazione del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati del Partito Democratico, alla deriva morale verso cui ci sta trascinando il governo. Il Nostro ha stanziato duecentocinquantamila euro per finanziare i “presìdi” specificando, però, che saranno composti solo da poliziotti e carabinieri in pensione. L’aspetto più singolare della vicenda è che tutto questo non lo ha detto nel salotto di casa parlando con gli amici ma lo ha raccontato lunedì 23 febbraio a Enrico Bonerandi de “la Repubblica”, spiegando che “alcune idee il governo attuale le ha prese di peso da quello precedente. Poi c´è la demagogia, l´esercito in piazza, i contentini alla Lega. Non condivido gran parte del decreto Maroni. Ma che c´è di sbagliato nell’associare ai sindaci carabinieri e poliziotti in pensione e mandarli a sorvegliare parchi, scuole, strade? Chiamiamoli presidi e non ronde, mettendo in chiaro che non avranno potere di intervento, ma solo di segnalazione, e le obiezioni verranno meno”. Qualunque cronista di buonsenso (e Bonerandi, di sicuro, lo è) sarebbe impallidito sentendo un amministratore di centrosinistra esprimersi in questo modo. Difatti Bonerandi ha obiettato che sempre di ronde si tratta, e allora Penati ha sferrato un colpo da KO a tutte le battaglie che chi ha davvero a cuore il futuro di questo Paese sta combattendo da mesi, rispondendo: “Al contrario. Se autorizzo presidi di questo genere, posso con maggior forza vietare altri tipi di intervento, come le ronde fai-da-te, gli esagitati, i razzisti. Il tema della sicurezza deve uscire dall’ideologia, una buona volta”. Come a dire: lo faccio per noi, per il bene del PD, per evitare che la destra si prenda tutta la paternità delle sciagure che crea e porta avanti ogni giorno. La sfortuna ha voluto che quell’obiezione fosse anche l’ultima domanda dell’intervista perché altrimenti, ne siamo certi, Bonerandi gli avrebbe chiesto come pensa, lui che è un dialogante, di andare a spiegare ai “celoduristi” della Lega e agli ex missini di AN che su argomenti così importanti non ci devono essere barriere ideologiche, quando sono gli stessi che hanno vinto le ultime elezioni dipingendo l’Italia come una sorta di “Gomorra” in cui orde di criminali, stupratori, malfattori, clandestini e altri mostri della stessa natura si aggiravano tranquilli per le strade a causa del lassismo della sinistra. Ha fatto benissimo il giornalista a ricordare a questo “moderato d’assalto” le parole di Dario Fo, il quale sostiene che Penati non possa fare altro in una Regione in cui la destra impera da anni, specie a Milano. Alla fine della lunga dissertazione sulla necessità di mostrarsi solidali nei confronti dei ceti più deboli che vivono nelle periferie “dove alle elezioni la gente ci ha voltato le spalle”, il Presidente della Provincia ha concluso la risposta con una frase che deve aver mandato in visibilio Storace e Gasparri: “Il governo Prodi non varò certi provvedimenti proprio perché la sinistra critica si mise di traverso”. Ma con quale coraggio personaggi del genere si permettono di andare a chiedere il voto e la fiducia degli elettori di centrosinistra, provati dal dominio autoritario di un governo che, per il momento, gode di un forte consenso nell’opinione pubblica e sembra destinato a rimanere in sella ancora per parecchi anni? Si è mai chiesto Penati cosa ci stia a fare in un partito riformista, nato per varare riforme nell’interesse del Paese e non per assecondare il livore di quell’esigua parte della popolazione verso gli immigrati e le persone considerate “diverse”? Possibile che a furia di vivere nel feudo di Berlusconi, non si renda conto di essere del tutto incompatibile con un partito il cui ex segretario propone da anni il voto per gli immigrati regolari, almeno alle amministrative, e il cui nuovo segretario, come primo atto, ha giurato pubblicamente sulla Costituzione in cui c’è scritto che tutti i cittadini hanno pari diritti e pari dignità, indipendentemente dalla razza e dall’orientamento politico e sessuale e che la giustizia la amministra lo Stato nell’interesse comune proprio perché tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge? Quando si accusa il Partito Democratico, e l’opposizione in generale, di non svolgere in modo adeguato il proprio compito, è doveroso fare dei distinguo tra i tanti amministratori locali (Cofferati per primo) che si opporranno alla barbarie delle ronde, tra la maggior parte dei parlamentari, come Furio Colombo e lo stesso Veltroni, che mai si sarebbero sognati di varare una norma così incivile e retrograda e chi come Penati pare, in effetti, un berlusconide capitato per caso nello schieramento opposto.
A farci dormire sonni ancora meno tranquilli, ha provveduto giovedì 26 “l’Unità”, dedicando un ampio servizio al rischio che queste ronde siano costituite da personaggi assai poco raccomandabili, vicini agli ambienti dell’estrema destra e dunque propensi a dare la caccia al “negro” anche se questi è un padre di famiglia o un ragazzo che passeggia tranquillamente in un parco pubblico senza disturbare nessuno.
Tuttavia, il caso di Penati è indicativo di un altro terribile fenomeno che si sta diffondendo in questo periodo: l’impossibilità per chi ripudia l’arroganza di questa destra di esprimere le proprie idee. Mi è capitato personalmente di riflettere a lungo sull’argomento e di chiedermi: ma sarà il caso di insistere tanto sulla questione degli immigrati, sul dovere di accogliere e integrare le tantissime persone oneste che vengono in Italia per costruirsi un avvenire migliore, respingendo anche con vigore i delinquenti ma solo i pochissimi malfattori che vengono da noi credendo di poter delinquere a loro piacimento? Dopo attenta riflessione, mi sono risposto senza remore di sì poiché un uomo di sinistra non può venire meno ai propri ideali, ai valori in cui crede e per cui si è sempre battuto solo per meri fini elettorali. Poi, però, ho fatto un’altra attenta riflessione e sono arrivato alla conclusione che tutto questo è giustissimo, ma potrei dire le stesse cose se fossi candidato come sindaco in un comune in cui si vota nel prossimo giugno? Potrei esprimermi così liberamente se fossi candidato in un paese veneto dove da anni domina la Lega dei Gentilini, dei Tosi e dei Borghezio? Il rischio di finire come Michael Dukakis, il candidato democratico alle Presidenziali statunitensi del 1988 che perse moltissimi consensi (passando dal 49% al 42% delle preferenze) a causa della sua ferma avversione alla pena di morte, sarebbe altissimo e non posso escludere che, forse, l’amore per la mia Nazione mi impedirebbe di anteporre i miei ideali alla necessità di sventare la concreta minaccia che la comunità di cui ho deciso di mettermi al servizio cada nelle mani di politici spregiudicati come i campioni di “fair play” che ho citato prima. A pensarci bene, è una riflessione drammatica e amarissima, di cui mi pento, ma purtroppo trova un quotidiano riscontro nella realtà. È il frutto avvelenato di questa destra che predica l’odio e trae vantaggio da esso, non facendo nulla per mettere al sicuro i cittadini poiché se la gente si sentisse sicura e non covasse rancore anche verso chi non le ha fatto niente di male non avrebbe motivo di votare esponenti che tagliano i fondi alle forze dell’ordine, eliminano quasi la possibilità di servirsi delle intercettazioni come mezzo investigativo e promuovono ogni giorno politiche che vanno esattamente nella direzione opposta a quella verso cui dicono di andare.
La cultura dell’odio (se è lecito accostare due termini così distanti senza fare storcere la bocca a qualcuno) ormai fa parte di ciascuno di noi che, volontariamente o involontariamente, la esercita anche senza accorgersene. È capitato perfino a me di sentirmi un po’ a disagio in un autobus con a bordo quasi esclusivamente stranieri; poi mi sono vergognato di quel che stavo pensando e mi sono seduto accanto ad essi senza alcun pregiudizio, ma il solo fatto di aver avuto dei sospetti mi ha fatto capire che la propaganda xenofoba di questa destra è talmente potente da influenzare pure chi è certo di aver acquisito le apposite difese immunitarie.
Nel nostro Paese, l’inciviltà e il terrore verso chi non è simile a noi si è radicata al punto che perfino il centravanti della Juventus Amauri (non proprio uno sconosciuto), di recente, è stato vittima di un episodio di razzismo: in una farmacia stava posando un pacco di pannolini in uno scaffale vicino all’uscita e la farmacista voleva chiamare i carabinieri, accusandolo di stare rubando la merce. Un calciatore di Serie A che gioca in una delle squadre più blasonate del mondo: comprendiamo in che baratro siamo scivolati?
Per chi fosse debole di memoria, ricordiamo che il governo che ha varato le ronde è lo stesso che ha approvato le classi differenziali per gli immigrati, tutte le ignobili leggi razziali (dalle impronte ai bambini rom alla possibilità per i medici di denunciare i clandestini) di cui abbiamo parlato a lungo nelle scorse settimane e tutte le norme tese a smantellare la giustizia affinché funzioni come vuole il Premier, cioè non funzioni per niente.
La cultura dell’odio è come la censura: non ha più bisogno di un innesco, di qualcuno che la pratichi perché ormai viaggia col pilota automatico. La gente viene costantemente terrorizzata dai telegiornali di proprietà o sotto il diretto controllo del padrone (cinque su sei); dopodiché viene irretita dal “Grande Fratello” e da tutta la spazzatura televisiva che impazza in prima serata per nascondere ciò che c’è di buono (perché qualcosa di buono ancora c’è) in seconda se non addirittura in terza serata; infine, per chi li legge, viene definitivamente addomesticata dai giornali che, anche quando non sono di proprietà del Padrone, finiscono col diventarlo dato che Berlusconi ha il dominio assoluto non solo sull’informazione ma pure sulla pubblicità e senza gli introiti pubblicitari nessun giornale può sopravvivere, Per rendere ancor più opprimente il monopolio del Padrone, il fido Tremonti ha varato una Finanziaria che prevede nuovi tagli all’editoria, così da rendere imprescindibile per le varie testate l’apporto delle entrate pubblicitarie, altrimenti l’unica prospettiva è il fallimento. Detto in altri termini, più espliciti: o stai con noi o muori, il che dimostra che in gioventù Berlusconi ha imparato più di quanto non si pensi dallo “stalliere” Vittorio Mangano.
Alcuni irriducibili ottimisti si chiedono come mai la gente non si arrabbi, non si batta, non protesti più. La risposta è semplice: la gente non esiste più, è stata irretita, colonizzata mentalmente, ridotta ad un insieme di automi che dicono ciò che vuole il Padrone e agiscono come vuole il Padrone, proprio come i suoi ministri. Eppure, questo Paese è ricchissimo di menti eccezionali, di ragazzi capaci, di persone che si impegnano e spendono tutte le proprie energie per quello in cui credono, senza rassegnarsi al pensiero unico ben incarnato dagli studenti intrappolati nei grembiulini della pedagoga Gelmini.
Un tempo l’opinione pubblica si sarebbe indignata se qualcuno avesse proposto le ronde, sarebbe andata a manifestare solidarietà sia nei confronti della ragazza stuprata sia nei confronti dei commercianti stranieri presi di mira dalle squadracce fasciste che girano indisturbate per le vie delle nostre città; oggi l’opinione pubblica non esiste più, la gente plaude ogni volta che viene maltrattato un poveraccio che non sia italiano e finisce con l’avere paura di chiunque, se è “diverso” non ne parliamo, i bambini arrivano a disegnare con perfida voluttà i campi rom dati alle fiamme, i giornalisti hanno rinunciato al proprio dovere di esercitare un controllo su chi governa per non mettere a rischio la loro carriera e l’odio aumenta.
Spero di sbagliarmi, ma non vorrei che prima o poi dovessimo cominciare ad avere seriamente paura della rabbia incontrollata di questi immigrati che non ce la fanno più a subire le angherie, il disprezzo e la violenza di un popolo di cittadini pensanti che questa destra ha reso un’accozzaglia di sudditi.
Roberto Bertoni
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