| Domenica, 01 Agosto 2010 - Ultimo aggiornamento: 21:00
Di fronte al tentativo del governo Berlusconi, attraverso i tagli alla cultura, alla scuola, all’università e alla ricerca, di impedire la produzione di una cultura e un sapere critici, indipendenti, liberi e plurali, Rifondazione comunista ha rivolto un appello agli operatori e ai lavoratori di tutti i settori della cultura affinché diano vita, nella più totale autonomia produttiva, espressiva e artistica ad un progetto che consenta loro di continuare a raccontare la vita vera del nostro paese.
Un primo gruppo di circa 40 operatori cinematografici di diverse aree politiche e culturali, ha risposto al nostro appello e nel corso della conferenza stampa registi, sceneggiatori, produttori, attori, scenografi illustreranno il loro progetto di produzione di 20 film dal titolo
“UN PAESE O NO”
“Un paese che non si conosce non esiste”
L'APPELLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
Rifondazione comunista ritiene che i tagli alla produzione culturale del nostro paese, la riforma Gelmini della scuola e dell’università, la trasformazione delle università in fondazioni, l’introduzione della censura preventiva nel cinema così come nella televisione, altro non siano che gli strumenti individuati dal governo Berlusconi per mettere in atto una profonda e devastante ristrutturazione dell’organizzazione sociale e culturale del nostro paese, con la cancellazione di diritti conquistati in anni di lotte da tutti i lavoratori del mondo della conoscenza e della cultura, dalle donne, dal mondo della scuola.
Una riforma che con l’eliminazione del tempo pieno nella scuola azzera quella conquista sociale ottenuta - in attuazione dell’art. 3 della Costituzione - per rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale…. che impediscono il pieno sviluppo della persona umana".
Una riforma che ci fa tornare indietro di decenni, una riforma che punta alla ridefinizione di un modello sociale della famiglia nel quale la donna viene espulsa dal mondo del lavoro e costretta a tornare al ruolo di madre e moglie.
Una riforma che punta alla privatizzazione del sapere e della conoscenza, alla riduzione della cultura a merce.
Con i tagli al Fondo unico per lo spettacolo rischiano di chiudere l’ottanta percento dei teatri e delle fondazioni lirico-sinfoniche, il sostegno pubblico alla produzione cinematografica si ridurrà di fatto alle sole opere prime, tutto il resto nascerà solo se i meccanismi di un mercato, in alcuni settori peraltro completamente drogato, lo consentiranno. Gli effetti sul mondo del lavoro saranno disastrosi.
Di fronte al tentativo di impedire la produzione di una cultura critica, indipendente, libera e plurale, di fronte al tentativo di impedire l’accesso di tutti alla fruizione della cultura, diritto fondamentale e non privatizzabile,
Rifondazione comunista rivolge un appello agli operatori e ai lavoratori di tutti i settori della produzione culturale affinché diano vita, nella ovvia e più totale autonomia espressiva, artistica, culturale e produttiva ad un progetto che consenta loro, nonostante le difficilissime condizioni economiche del settore, di continuare a raccontare ed interpretare la vita vera del nostro paese.
Rifondazione comunista rivolge anche un appello a tutto il mondo dell’associazionismo culturale affinché partecipi a questo progetto per aiutare la massima circolazione e il maggiore accesso possibile alle opere e si impegna ad appoggiare in tutti i modi che saranno ritenuti necessari la realizzazione di questo progetto.
Rifondazione comunista nel ribadire con forza il carattere di "emergenza" del progetto, si impegna a continuare in tutte le sedi la battaglia più generale perché la cultura sia finalmente riconosciuta "bene comune", diritto inalienabile e settore strategico per la crescita culturale e sociale del paese.
Rifondazione comunista si impegna a continuare in tutte le sedi la battaglia più generale perché l’investimento dello Stato nella produzione culturale raggiunga i livelli dei paesi europei, perché ritiene che solo l’intervento pubblico possa consentire realmente il massimo di pluralismo espressivo, culturale e produttivo.
ADESIONI AL PROGETTO PRODUTTIVO
“UN PAESE O NO”
1. CARMINE AMOROSO - REGISTA
2. PIER PAOLO ANDRIANI – SCENEGGIATORE
3. GIORGIO ARLORIO – SCENEGGIATORE
4. MARCO BELLOCCHIO - REGISTA
5. MAURO BERARDI - PRODUTTORE
6. MARCO DENTICI – SCENOGRAFO
7. DANIELE DIBIASIO – SCENEGGIATORE
8. GIOVANNI DI PASQUALE - PRODUTTORE
9. GIANMARIO FELETTI – PRODUTTORE
10. SANDRO FREZZA - PRODUTTORE
11. CESARE FRUGONI – SCENEGGIATORE
12. GIULIANA GAMBA - REGISTA
13. ROBERTO GIANNARELLI – REGISTA
14. LILIANA GINANNESCHI – REGISTA
15. UGO GREGORETTI - REGISTA
16. GERHARD KOLONECI – SCENEGGIATORE
17. WILMA LABATE - REGISTA
18. FABIOMASSIMO LOZZI - REGISTA
19. SALVATORE MAIRA – REGISTA
20. FRANCESCO MARTINOTTI - REGISTA
21. FRANCESCO MASELLI – REGISTA
22. GERARDO MASTRODOMENICO – ATTORE
23. MARIO MAZZAROTTO – PRODUTTORE/DISTRIBUTORE
24. MARIO MONICELLI – REGISTA
25. ROBERTO MOREA - SCENOGRAFO
26. LAURA MUSCARDIN - REGISTA
27. DONATELLA PALERMO - PRODUTTORE
28. GIANFRANCO PICCIOLI - PRODUTTORE
29. MASSIMO PIESCO - REGISTA
30. ROSALIA POLIZZI – REGISTA
31. ENZO PORCELLI - PRODUTTORE
32. PASQUALE POZZESSERE - REGISTA
33. MARCO POZZI – REGISTA
34. MARCO PUCCIONI – REGISTA
35. ALESSANDRO ROSSETTI - SCENEGGIATORE
36. NINO RUSSO – REGISTA
37. PASQUALE SCIMECA – REGISTA
38. ANTONIO VENEZIANI – SCENEGGIATORE
39. DANIELE VICARI – REGISTA
40. GRAZIA VOLPI – PRODUTTORE
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