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Articolo 21 - Ideeradio
Venezuela: passa il sì al referendum costituzionale, non più limiti ai mandati governativi
Venezuela: passa il sì al referendum costituzionale, non più limiti ai mandati governativi

Raccolta la testimonianza di una emittente locale che ci ha chiesto l’anonimato sulle questioni politiche. In Venezuela il controllo dello stato sui mezzi di informazione risulta assai capillare e severo.

Caracas - “Voi siete i miei comandanti, io sono il soldato del popolo. Sorvegliate affinché io porti fino alla fine il mandato che mi avete affidato. Vi comunico il messaggio di Fidel: caro amico, felicità per te e tutto il popolo venezuelano per una vittoria che per la sua grandezza è impossibile misurare. Un forte applauso per tutto il popolo dell’America latina!”. Dal balcone del palazzo Miraflores, dinnanzi a una folla oceanica che lo acclama quasi fosse un padre della nazione, Hugo Chavez è un fiume in piena. Il risultato della maratona elettorale della giornata di domenica - in cui i cittadini venezuelani sono stati chiamati alle urne per esprimere il voto sul referendum costituzionale che consentirà al presidente e alle alte cariche dello stato di venire rieletti senza limiti di mandato - dà ragione del suo entusiasmo: con un affluenza alle urne che ha toccato punte del 70% degli aventi diritto, il 54,36% degli elettori ha votato per il si, concedendo a Chavez di ripresentarsi la terza volta per la poltrona di presidente alla fine del suo secondo mandato di 6 anni, in scadenza nel 2012.
IdeeRadio ha raccolto i commenti e le testimonianze di una giornalista di un’emittente locale venezuelana di cui ci è stato chiesto non fare il nome per motivi di sicurezza. Il nostro tentativo voleva semplicemente essere quello di testimoniare la reazione ad un avvenimento politico di rilevanza internazionale. Prendiamo atto che esistono Paesi in cui la libertà di stampa e di espressione, pesantemente compressa in alcuni casi, collide fortemente con la necessità di fornire alla popolazione un servizio di informazione veritiero, libero e indipendente.
Dice Chavez dal balcone di palazzo Miraflores:“Oggi si sta decidendo il mio destino politico, che è lo stesso di quello della mia vita. Io ci tengo a dire che lo accoglierò completamente nell’anima e nello spirito” – sembra stregare le folle il vulcanico presidente venezuelano nel ribadire con tanta solerzia il suo patriottico attaccamento alla causa socialista sudamericana. “Sono tante le cose da fare per il governo e per il popolo, ma questo soldato che vi sta innanzi vuole giurare di nuovo in questa giornata. Ma voglio usare una parola che usa sempre mia madre: voglio che il popolo venezuelano sappia che a partire da questo momento io mi consacro definitivamente al suo pieno servizio”. Prosegue Chavez davanti alla folla di casacche rosse. Parla con suadenti parole intrise di un paradigmatico populismo il presidente Hugo Chavez, promettendo per un altro decennio fedeltà alle istituzioni del Paese “salvo che Dio o il popolo non decidano diversamente” aggiunge in seguito.
Se dovesse rivincere le elezioni per la terza volta, Chávez rimarrà in sella fino al 2019, portando a 20 gli anni in carica da presidente della Repubblica.
Eletto presidente la prima volta nel 1998, Hugo Chavez ha da subito operato in Venezuela nella direzione di riforme statali strutturali di ispirazione socialista. Disponendo di un ingente patrimonio di risorse naturali quali petrolio, gas naturale e giacimenti ferrosi, il presidente venezuelano ha da sempre goduto di un notevole tornaconto finanziario dalle attività estrattive: 2,34 milioni di barili di greggio al giorno estratti nel 2004, di cui gran parte viene esportata nelle Antille Olandesi dove viene successivamente raffinata.
Grazie alla disponibilità di risorse naturali da vendere ai Paesi occidentali, il Venezuela può oggi disporre di un’ingente quantità di capitale redistribuito in parte nel sistema scolastico e in parte in quello sanitario, due dei capisaldi del socialismo reale, protagonisti nell’ultimo decennio di importanti cambiamenti: l’istruzione è realmente accessibile oggi a tutti con una spesa personale minima e tutti coloro che necessitano di cure sanitarie sono assistiti dal servizio pubblico.
“In tutta questa vicenda non ci sono perdenti ma solo vincitori. – commenta con IdeeRadio la giornalista venezuelana dell’emittente locale che ha voluto rimanere anonima - Questo nuovo emandamento favorisce un po’ tutti, infatti in Venezuela 5 Stati sono in mano all’opposizione: anche questi governanti potranno ripresentarsi alle elezioni e saranno premiati o meno dalla popolazione al momento del voto”.
“Chavez ha fatto tante cose buone per la popolazione” – continua la giornalista e prende ad esempio proprio alcuni provvedimenti presi per l’educazione e la sanità: “Il presidente ha voluto una campagna di alfabetizzazione radicale”. Solitamente – ci ricorda – i vecchi dittatori non avevano interesse a fare in modo che la popolazione fosse colta e istruita, per poterla controllare con più facilità e allontanare la minaccia della rivolta. Per quanto riguarda la sanità“sarà discutibile il fatto che abbia richiamato nel Paese a lavorare alcuni medici cubani ma sta facendo in realtà un ottimo lavoro, - ci dice - perché in questo modo sta garantendo l’assistenza sanitaria ai bambini delle favelas e dei barrios malfamati dove i medici venezuelani non vogliono andare”.
Da una voce radiofonica filo-chavista a quella di un altro giornalista venezuelano, di certo non allineato con le misure e i provvedimenti adottati dal governo.
“Una rielezione a data indefinita è compatibile con il sistema democratico? La mia risposta è no”. – osserva con IdeeRadio Antonio Mendoza, giornalista venezuelano corrispondente dall’Italia per una rivista di istruzione e società. Ma Chavez in fin dei conti è stato eletto democraticamente, in che senso allora incompatibile? “Una cosa è l’essere eletti democraticamente, un’altra è comportarsi democraticamente” sottolinea Mendoza, “perché molti dittatori sono arrivati al potere democraticamente”. Questo lo insegna la storia, ci ricorda.
Per quanto riguarda il burrascoso rapporto con l’eterno nemico Stati Uniti, Mendoza afferma che non vi è mai stata una frattura incolmabile tra i due Paesi, perché la loro relazione, basata sul commercio del greggio, ha sicuramente portato beneficio ad entrambe le parti. “Gli Stati Uniti continuano ad essere i clienti privilegiati del petrolio venezuelano – ammette Mendoza - a patto che Obama non decida a grande rischio personale di sovvertire il meccanismo di approvvigionamento energetico degli Usa”.
“E ora prepariamoci”, conclude Chavez nel suo discorso, “Io sono pronto. Con la vittoria di oggi inizia il terzo ciclo della rivoluzione socialista bolivariana, dal 2009 al 2019! In questa sfida mi consacro, per questa sfida mi consumerò”.

Luca Papperini

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