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Articolo 21 - Ideeradio
LASCIATE IN PACE ALMENO LA RADIO
LASCIATE IN PACE ALMENO LA RADIO

RADIO: GASPARRI, SERVE CONTROLLO ANCHE QUI ATTACCHI A PREMIER. "Ha ragione il Presidente Berlusconi a mettere sotto accusa una televisione con innumerevoli contenitori antiberlusconiani che infondono scetticismo e pessimismo nel Paese”.
“Il fenomeno non si limita alla televisione, ma coinvolge massicciamente anche la radio" dice Maurizio Gasparri intervistato da Klaus Davi nel corso del programma web Klauscondicio.
“Di qui - secondo Gasparri - la necessita' di adottare dei meccanismi di controllo analoghi a quelli gia' in uso per la televisione. Certo, la televisione - ha spiegato il senatore del Pdl - ha una sua efficacia comunicativa indiscussa, un maggior calore e, quindi, fa piu' notizia, anche perche' Berlusconi e' un protagonista della vita di questo mezzo e perche' quando abbiamo fatto le leggi, compresa la mia, c'e' stata la rissa e la ressa attorno, dentro e fuori al tubo catodico.
Ciononostante, la radio si e' sempre difesa bene.
Molti non si sono resi conto che i numeri non sono mai diminuiti, anzi semmai sono cresciuti, anche perche' le radio, cosi' come le tv, hanno moltiplicato la loro presenza.
E' vero che per molte la politica e l'informazione non sono centrali, ma in generale emergono degli aspetti di satira da non sottovalutare.
Il passaggio radiofonico, e' vero, viene percepito come meno polemico rispetto a quello televisivo, ne' ci sono stati finora episodi eclatanti che abbiano attirato particolarmente l'attenzione, ma e' fuori discussione che bisogna stare piu' attenti e verificare che certi programmi non calchino troppo la mano contro il Governo".
Maurizio Gasparri si e' detto pronto a perorare presso il premier la proposta di dar vita a una radio di governo, utile per meglio spiegare ai cittadini le proprie iniziative, magari sul modello di quanto contribui' a realizzare negli Stati Uniti George Bush con i consorzi di network radiofonici.
"E' assodato - da detto Gasparri - che la gente si ricorda quello che ha sentito alla radio molto piu' di quanto abbia visto alla tv. Non e' un caso se da decenni i presidenti americani tengano dei discorsi trasmessi solo alla radio".
(AGI)

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Le parole di Gasparri preoccupano chi si è sempre difeso dalle censure e dalla riduzione della possibilità di esprimersi con libertà.
In un paese libero non si ha mai paura della critica e della satira e si risponde a questo con attenzione o con altrettanta ironia (mi viene in mente Spadolini che si fece regalare da Forattini, una vignetta che lo ritraeva), lo avevano capito già nel Medioevo, quando i vari Principi, permettevano, la presenza nelle loro Corti ai comici dell’arte, che mettevano in scena spettacoli in cui si ironizzava sulle loro persone e sui loro comportamenti.
Ma la risata che suscitava la satira, che veniva proposta in quelle circostanze, era il miglior antidoto alla protesta di piazza o alla rivolta, attraverso quel riso si potevano sopportare ancora per un po’ delle angherie e dei soprusi.
Ma l’epoca di cui parlo è un’ epoca di poteri forti e di convinzioni d’acciaio, dove anche i tiranni avevano una qualche dignità.
Le parole di Gasparri indicano semplicemente il basso livello dei nostri governanti, indicano la paura di un Presidente del Consiglio con i piedi d’argilla e con il terrore che si possa scoprire che il Re è nudo (cosa che molti già sanno, anche tra quelli che si riconoscono nel centro-destra), indicano semplicemente che c’è una grande differenza tra i proclami e la capacità di rappresentare con serietà, un popolo e un paese.
Forse l’Onorevole Gasparri ritiene che anche la satira debba appartenere alla sfera governativa, come più volte l’intera compagine ha tristemente dimostrato.
Basti pensare al discorso di Berlusconi all’insediamento alla Presidenza del Parlamento Europeo, o alle corna mostrate nella foto ufficiale con altri Capi di Governo stranieri; alle avances dichiarate ad un Primo Ministro di uno Stato del nord Europa; per non parlare del Ministro M. S. Gelmini e della sua collega M. Garfagna, le cui nomine sono di per sé esempi di satira, o vogliamo parlare delle poesie dedicate al Premier dal Ministro S. Bondi?...
Tutte scene e situazioni che avremmo preferito non vedere né sentire se non in un varietà.
Delle dichiarazioni di Gasparri mi resta una sola convinzione: della sua presenza politica ricorderemo soltanto le eccellenti e divertentissime imitazioni di Neri Marcorè.

Francesco Anzalone

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