| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 21:27
Ho avuto la fortuna, questo fine settimana, di essere a Livorno dove hanno avuto luogo due eventi che vorrei raccontare, anche in relazione al dibattito suscitato dalla querelle Ughi-Allevi. Nell’auditorium dell’Istituto Superiore di musica, intitolato a Pietro Mascagni, si sono confrontati il maestro Salvatore Accardo e Vincenzo Cerami.
Il tema della serata era “Una vita per la musica”. Con un aneddoto divertente, Accardo ha raccontato come è diventato violinista. Aveva 3 anni ed era il 1944. Chiese a suo padre un violino in regalo. E suo padre fece decine di chilometri per recarsi a piedi da Torre del Greco fino a Napoli per acquistare il violino.
L’indomani, ricordava Accardo, il maestro fece la sua prima tournee: dai cugini, dalle zie, e da altri parenti. Erano tutti entusiasti del suo precoce talento.
Tuttavia, il talento doveva essere incentivato, cioè doveva costruirsi insieme alla tecnica, allo studio faticoso dello strumento, alla esecuzione di scale ripetute centinaia e migliaia di volte.
Accardo ebbe la fortuna di iscriversi al Conservatorio San Pietro a Maiella, dove conseguì il diploma ad appena 15 anni.
Oggi, dopo mezzo secolo di carriera straordinaria, uno dei più grandi musicisti del Novecento riempie i teatri eseguendo Vivaldi e Bach, Mozart e Piazzolla. E quando parla ai giovani, consiglia sempre di guardare la Luna, cioè, la musica, piuttosto che l’egocentrico dito, ovvero l’esecutore. Insomma, anche per Accardo dobbiamo avere la consapevolezza che siamo nani sulle spalle di giganti.
Cito Salvatore Accardo non a caso. Egli, soprattutto negli ultimi due decenni, si è distinto quale grande maestro per molti giovani musicisti italiani. Ha fondato l’Orchestra da Camera italiana, la cui età media non supera i 30 anni. E con l’orchestra da Camera italiana aveva riempito il teatro Goldoni di Livorno. Ha una discografia rilevante, con più di 50 incisioni.
È parte dell’immagine artistica straordinariamente positiva dell’Italia all’estero. Eppure, mai e poi mai avrebbe fatto di sé l’icona dell’arte violinistica contemporanea, invece preferendo l’umiltà e il silenzio della grande didattica, ai clamori artificiali suscitati dalla stampa, come dimostra, al contrario, lo strano caso del quarantenne Allevi.
Se in Italia avessimo giornali con pagine culturali un tantino più attente a ciò che accade ogni giorno nei nostri teatri, nei conservatori e negli Istituti Superiori di Musica, temo che il caso Allevi (e l’invito nei suoi confronti da parte dei presidenti delle Camere) non avrebbe suscitato alcun interesse, perché in Italia la grande musica si fa, altrove e con grande fatica, ma si fa.
Basta andarla a cercare. Personalmente, non ho alcun astio personale nei confronti di Allevi, non lo considero un talebano, talvolta ascolto qualche suo brano – che non m’ispira grandissime emozioni – e gli auguro di continuare a mietere successi.
Un consiglio umile mi sento tuttavia di inviargli da questo sito: faccia come Accardo, sia promotore di iniziative per i giovani musicisti, si batta per l’apertura di spazi dove si possa eseguire ogni tipo di musica. E convinca le istituzioni che l’hanno invitato che l’investimento in Cultura e nella Musica rende più grande e più civile il Paese.
Non ci si può definire il Mozart del XXI secolo e osservare con indifferenza il deserto culturale che Governo e maggioranza stanno organizzando per l’Italia.
Grazie al cielo, in questo Paese non esiste solo Allevi, ma anche qualche musicista di valore straordinario che alleva…
Forse è a lui che il pianista dovrebbe guardare con più umiltà
Pino Salerno
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