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Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Gino Strada e il dovere di non ??dimenticare?
Gino Strada e il dovere di non ??dimenticare? Tra i tanti aspetti del bizzarro periodo che stiamo vivendo, uno ricorre più frequentemente degli altri: l’indifferenza. La denunciava già Enzo Biagi una decina d’anni fa ma da allora, invece di ridursi, di diventare un fenomeno marginale e circoscritto a poche persone, s’è diffusa a macchia d’olio come una pericolosa malattia ha invaso ogni settore della società fino a renderci di un egoismo e di una cattiveria mai visti prima. Tra le forme d’indifferenza, la più grave è quella legata alle cosiddette “guerre dimenticate”: decine di conflitti diffusi in tutto il mondo, soprattutto nelle zone più povere dell’Africa, che ogni anno uccidono milioni di persone per lo più inermi come anziani, donne e bambini. Per troppo tempo, di fronte alle agghiaccianti notizie che provenivano da quell’angolo del Pianeta ci siamo voltati dall’altra parte, pensando che non ci riguardassero, che fossero sì drammatiche ma non quanto i microscopici problemi del nostro cortile, che in fondo l’Africa, l’Asia, il Sudamerica siano continenti lontani e abitati da gente che ancora non ha raggiunto il nostro livello di civiltà. L’11 settembre 2001, assistendo in diretta al crollo dei nostri sogni e delle nostre certezze, ci siamo resi conto che il mondo non è globale solo quando ci fa comodo, che le vicende di quei popoli ci riguardano da vicino assai più di quanto non pensassimo e che, come scriveva lo stesso Biagi, “tutti i popoli piangono nella stessa maniera”, da New York a Kabul. Vedendo le Torri Gemelle collassare al suolo, con dentro migliaia di vite innocenti, per la prima volta abbiamo avuto la percezione che il nemico ce l’avessimo in casa, che l’avessimo alimentato noi, che il modello di sviluppo sfrenato seguito fino ad allora e l’“edonismo reaganiano” applicato anche all’economia e alla gestione delle risorse pubbliche non fosse più valido (forse, non lo è mai stato) e che si dovesse al più presto cambiare rotta. Sfortunatamente, nei sette anni successivi l’America è stata guidata da uno dei peggiori presidenti della sua storia, incapace di infondere speranze e certezze alla propria gente e ancora più incapace nella gestione dei sanguinosi conflitti in Iraq e in Afghanistan che hanno prodotto soltanto vittime di tutte le nazionalità, disperazione per milioni di famiglie e la condanna a morte di Saddam, trasformato da feroce dittatore qual’era in martire del popolo iracheno nella lotta per la libertà dall’oppressore. Definire queste due guerre “dimenticate” sarebbe un errore poiché le televisioni di tutto il mondo hanno trasmesso ore di dirette e di speciali, mostrandoci le immagini della presa di Kabul, dell’ingresso delle truppe americane a Baghdad, dell’abbattimento della statua di Saddam Hussein, della sua cattura nel dicembre del 2003 e di tutto ciò che andava mostrato alla gente per alimentare in essa la percezione che si stesse vincendo la “guerra globale al terrorismo”. Ebbene, quanti hanno visto invece come sono ridotti gli ospedali di Kabul, di Baghdad e delle altre città afghane ed irachene dopo i bombardamenti dell’esercito inviato dal “war president” e dal fido Tony Blair? Pochi, quasi nessuno perché, come sempre, ciò che la gente non deve vedere o non si trasmette proprio o si trasmette a orari assurdi. Per fortuna, dei disastri provocati dalle guerre, dimenticate o meno, da quindici anni se ne occupa il medico milanese Gino Strada ed Emergency, l’organizzazione da lui fondata, la cui missione è “fornire assistenza medica a tutte le vittime dei conflitti, ma anche a quanti nelle aree di crisi e di guerra soffrono di malnutrizione e di mancanza di cure per l’assenza di strutture e personale specializzato” e il cui obiettivo è “formare personale locale per far fronte alle urgenze chirurgiche e riabilitative più urgenti”. “Lo spirito di Emergency” aggiunge Roberto Di Nunzio (fautore di un appello e di una raccolta di firme per sollecitare la Fondazione “Nobel Peace Center” ad assegnare il Nobel a Gino Strada e ad Emergency) “è quello di promuovere e diffondere una cultura di solidarietà e di pace. Emergency è un'associazione che si batte contro ogni discriminazione politica, ideologica e religiosa. Emergency, dalla sua fondazione a oggi, ha assistito e curato oltre 2milioni e 500mila vittime di conflitti e di guerre. Emergency si dichiara neutrale rispetto alle parti in causa di qualsiasi conflitto: tutti hanno diritto a cure qualificate e gratuite. Emergency è attualmente presente in Cambogia, Afghanistan, Irak, Sierra Leone attraverso strutture ospedaliere costruite e gestite direttamente per far fronte a emergenze chirurgiche, riabilitazione fisica e sociale delle vittime di mine antiuomo e altri traumi di guerra, maternità, posti di primo soccorso, centri sanitari per l'assistenza medica di base. Il Centro di cardiochirurgia di Salam, in Sudan, è un centro clinico di altissima qualità scientifica che fornisce assistenza specializzata a pazienti affetti da malformazioni e patologie cardiache del Sudan e di 9 paesi confinanti”. Senza contare lo straordinario impegno di Gino Strada e nei suoi volontari anche in favore delle vittime di rapimenti. Ricordate la vicenda di Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie italiane rapite a Baghdad nel 2004? Senza l’impegno diretto di Gino Strada non sappiamo se e quando i rapitori ce le avrebbero restituite sane e salve. Così come non sappiamo se, senza le trattative condotte da Strada e dai suoi intermediari, i tagliagole talebani che rapirono in Afghanistan il giornalista di “Repubblica” Daniele Mastrogiacomo l’avrebbero restituito integro all’affetto dei suoi cari, considerando che il suo autista e il suo interprete furono barbaramente trucidati. Se anche personaggi abietti come i guerriglieri di quelle zone si fidano di un uomo come Gino Strada è perché hanno potuto constatare in più occasioni che egli non solo è contrario a qualsiasi guerra, a qualsiasi invasione e a qualsiasi violazione del diritto di ciascun popolo all’autodeterminazione, ma anche perché sanno che nei suoi ospedali vengono curati davvero tutti, compresi i talebani tagliagole e quelli che noi chiamiamo convenzionalmente “terroristi”.
Non appena ho letto sul sito di Articolo 21 questa meritoria iniziativa di Di Nunzio, oltre a sottoscriverla, mi sono sentito chiamato in causa, in qualità di giovane giornalista, e ho deciso di farla conoscere pure attraverso la mia rubrica e tra i miei coetanei, affinché anch’essi si facciano partecipi e si sentano coinvolti da questo appello in favore di una persona che ha speso la propria vita per gli altri senza chiedere né ricevere nulla in cambio, se non la gratitudine di coloro che ha assistito e di chi nel nostro Paese lo considera un esempio di rettitudine morale e di generosità e ne ha fatto un simbolo da esibire all’estero per diffondere gli aspetti migliori dell’Italia nel mondo.
Mi auguro che entro il 30 giugno 2009 si riesca a raggiungere e a superare il milione di firme che i promotori dell’appello si sono proposti come obiettivo perché se si riuscissero a spedire a Oslo così tante adesioni significherebbe che i cittadini italiani sono veramente diversi da una parte della classe politica che finge di rappresentarli.
Se Gino Strada e la sua organizzazione fossero insigniti col Nobel sarebbe un onore e un orgoglio per tutti noi, ma soprattutto per quell’Italia onesta (che, nonostante tutto, noi di Articolo 21 ci ostiniamo a pensare che sia composta dalla stragrande maggioranza dei cittadini), sensibile, attenta ai problemi degli altri e desiderosa, specialmente tra i giovani, di avere un modello positivo cui ispirarsi e di convincere pure chi finora s’è interessato solo delle vicende del condominio ad allargare un po’ i propri orizzonti.

Roberto Bertoni
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