| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
Roberto Bertoni
Un antico adagio recita: “Anno bisesto, anno funesto”. Forse è eccessivo definire il 2008 che sta per concludersi un anno funesto, ma di sicuro, almeno per quel che riguarda la politica italiana, è stato tutt’altro che positivo, con la caduta in Senato di un governo Prodi, privo di un’effettiva maggioranza in quel ramo del Parlamento, e il ritorno a Palazzo Chigi di un personaggio sulla cui moralità molto si discute. Come tutti gli anni, quando arriva dicembre, i mezzi d’informazione cominciano a tracciare un bilancio dei dodici mesi appena trascorsi e, avvalendosi dei pareri di autorevoli opinionisti e commentatori, si lanciano in previsioni sull’anno che verrà.
Il 2008 era atteso come l’anno della svolta (che per fortuna è avvenuta), soprattutto sul piano della politica internazionale, con l’auspicato arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama al posto di Bush e la conferma di Zapatero in Spagna per rilanciare il progetto di un credibile ed innovativo socialismo europeo che si era affermato nella prima fase dell’era Blair.
Per quanto la situazione fosse ormai compromessa e difficile, chi nel 2006 aveva dato fiducia al caravanserraglio dell’Unione sperava che l’esecutivo durasse almeno un altro anno, almeno fino all’arrivo di Obama negli Stati Uniti, per evitare la débacle elettorale cui invece è andato incontro il centrosinistra lo scorso aprile. In effetti, le premesse per impostare una seria politica riformista non ci sono mai state, non solo per l’incompatibilità fra le posizioni di Mastella e della Binetti con quelle di Luxuria e della cosiddetta Sinistra radicale quanto soprattutto per le faide interne al Partito Democratico che ora stanno esplodendo con tutta la loro forza distruttiva. Non c’è dubbio, infatti, che la sera del 24 gennaio il voto contrario di Mastella e Barbato dell’UDEUR sia risultato importante per assestare il colpo di grazia alla coalizione di centrosinistra; ma non bisogna dimenticare che il governo è andato sotto di cinque voti (161 a 156), con il decisivo contributo di Dini e Fisichella, portati in Parlamento dall’ex leader della Margherita Francesco Rutelli. Non sorprenda, dunque, la scelta di Prodi di non recarsi alla Fortezza Da Basso di Firenze, alla prima festa nazionale del Partito Democratico. Tuttavia il Cavaliere, che a modo suo è geniale, da quando è tornato al potere è riuscito nell’impresa di far rimpiangere chi l’ha preceduto, costringendo il Paese a subire la vergogna di leggi ad personam assai peggiori delle precedenti: dal Lodo Alfano alla recente decisione di portare l’Iva di “SkY” dal dieci al venti per cento, sostenendo che si tratti di un accordo stipulato da Prodi con l’Unione Europea e della fine di un’impropria agevolazione alla tivù di Murdoch quando in realtà è l’ennesimo, spudorato sostegno a Mediaset, così scandaloso da mettere in ombra perfino la legge Gasparri.
Se dovessimo fare una previsione per il 2009 basandoci sulla nostra politica interna, lo scenario sarebbe più cupo di una piovosa notte di dicembre. Per fortuna, come ricordato all’inizio, martedì 4 novembre gli americani si sono dimostrati più avveduti di noi, affidandosi ad un giovane senatore afro-americano che è riuscito ad infondere fiducia ad una Nazione che, nel 2006, Lilli Gruber descrisse in un libro (“America anno zero”) come “in guerra con se stessa”. Non è detto che Obama riesca a realizzare per intero il proprio programma e non siamo così ingenui da pensare che il suo arrivo nella stanza ovale possa risolvere dall’oggi al domani una crisi economica sempre più allarmante, ma almeno abbiamo la speranza che un personaggio del suo livello dia un po’ d’entusiasmo anche a noi, principalmente ai giovani, e si affidi a straordinari economisti e validi collaboratori per rendere più breve e meno gravoso il dissesto finanziario in cui stanno incappando banche, grandi industrie e la gente comune che Bush ha sempre ignorato e abbandonato a se stessa come testimonia la vicenda dell’uragano “Katrina” a New Orleans.
Che nella seconda metà del 2008 ci sarebbe piombata addosso una crisi senza precedenti l’aveva intuito pure Tremonti (che ha dedicato al tema il saggio “La paura e la speranza”), salvo poi illudersi di poter contribuire a risolverla varando una politica di tagli e riduzioni d’investimenti così capillare e deleteria da aggravare un contesto già di per sé molto preoccupante. Ha ragione Veltroni quando denuncia l’irresponsabilità e la mancanza di idee del governo di fronte a un tracollo di simili proporzioni, ma saremmo più contenti se, oltre ad attaccare il quartetto Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Sacconi, il segretario del PD ci indicasse le proposte del suo Partito in merito e ci spiegasse in cosa consistono gli emendamenti presentati dal PD riguardo alla legge Finanziaria.
Senza dubbio, il 2009 si prospetta come un anno di “lacrime e sangue” in cui la crisi economica peggiorerà, mettendo in ginocchio milioni di famiglie e costringendo tutti noi ad accantonare alcune consolidate abitudini e a scegliere uno stile di vita più parsimonioso. Il primo segnale di questa tendenza lo stiamo avendo nei giorni che precedono il Natale, con meno carrelli pieni, meno code ai supermercati, meno acquisti costosi e più regali utili per i parenti e gli amici più stretti. Sarà un Natale all’insegna della sobrietà e del risparmio, senz’altro sottotono rispetto agli altri anni, ma riflettendoci bene non sarebbe affatto negativo se la prima conseguenza di questa crisi fosse la riscoperta di valori per troppo tempo ignorati (la cui mancanza è una delle cause di ciò che stiamo vivendo) e il ritorno al vero spirito di una festività che s’era trasformata in puro business perdendo gran parte del suo significato originario.
Il 20 gennaio 2009 Barack Obama giurerà a Washington e s’insedierà alla presidenza degli Stati Uniti, con il compito, ai limiti dell’impossibile, di far uscire l’America dai pantani interni e internazionali in cui l’hanno cacciata le decisioni presuntuose e impopolari del predecessore.
Mentre il mondo assisterà ad un evento, forse ancora più epocale di quello cui ha assistito in novembre, ci auguriamo che per un momento anche i nostri politici si fermino ad osservare ciò che accade oltreoceano anziché farsi la guerra a suon di insulti e accapigliarsi sulle dichiarazioni dell’“eroe di giornata”.
Poiché abito a Monterotondo, dove nei giorni scorsi una donna è morta rimanendo intrappolata sotto oltre quattro metri d’acqua mentre si recava in macchina a lavoro, sento il dovere di dedicare l’ultima riflessione all’ambiente e alle dissennate politiche energetiche che sono state seguite negli ultimi decenni dai governi dei paesi più industrializzati. L’egoismo di crescere e svilupparci oltre i limiti consentiti alle spalle degli altri, ha provocato un innalzamento delle temperature, l’allargamento del buco dell’ozono e una miriade di danni che, se non s’interviene subito, finiranno col devastare il Pianeta fino a renderlo una prigione invivibile. Ora che ci siamo accorti della necessità di invertire subito la rotta, l’auspicio è che nel 2009 si possa giungere a qualche concreto miglioramento su una materia così delicata. Il primo segnale l’ha fornito Obama, nominando segretario all’energia il premio Nobel per la Fisica Steven Chu. Prima di giudicare, vediamo cosa accadrà nei prossimi mesi ma intanto, in un periodo in cui i timori della gente crescono di giorno in giorno e rischiano di fallire addirittura i colossi dell’automobile di Detroit, quest’ennesimo segnale di cambiamento dell’ex senatore dell’Illinois è un buon viatico per guardare avanti con ottimismo.
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