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| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Gli L.S.U. e il dovere di non arrendersi mai
Tutti sanno, più o meno approfonditamente, quali siano i problemi più urgenti del nostro paese. Non tutti però sanno (ebbene sì) che tali problemi hanno radici vecchie, che affondano direttamente nel malfunzionamento delle nostre istituzioni, e spesso, troppo spesso, nella corruzione di chi ne è, o ne è stato, alla guida, gente che noi abbiamo lasciato ci guidasse, nel bene e nel male, perché così si può pensare ad altro. E la cosa più ironica (non certo divertente) è che davvero tanta gente crede che un governo basato sul progetto di rendere l’Italia una grande azienda produttiva possa risolvere i nostri problemi. Tanta gente, la maggioranza, non capisce che tale orientamento comporta, come in ogni “fabbrica”, l’arricchimento dei “padroni” e l’impoverimento degli “operai”, semplici ingranaggi di un macchinario che, quando non funziona, si butta via. E perché poi non funzionano più? Perché vanno in maternità, perché cadono da uno spalto (senza ovviamente essere assicurati), perché fanno troppo rumore coi sindacati (che poi anche i sindacati sarebbero già un discorso a parte)… Ed ancora più spesso, ci si ritrova con tanti pezzi che proprio non servono e non vengono neanche impiegati: ecco come si arriva alla disoccupazione, che sempre più attanaglia il nostro paese, ed in particolare chi è giovane e si trova a domandarsi se sia più conveniente appendere al muro (ma poi a quale muro?) la propria laurea, farci tanti filtri per dimenticare, insistere fino ai 40 anni per riuscire a trovare un impiego inerente a ciò per cui ha dedicato anni di studio (ma bisogna essere figli di papà, cosa sempre più rara), oppure provare a fuggire (nel vero senso del termine) all’estero, dove forse ancora c’è qualche possibilità di lavorare, di dare un valore al proprio titolo scolastico, di essere qualcuno, e non perché si hanno soldi e tante spinte, ma perché il titolo di cui ci si vanta è davvero meritato, e si ha l’occasione di dimostrarlo. Certo ormai è sempre più difficile anche all’estero, del resto il denaro e le crisi sono veloci ad espandersi, specie nell’epoca globale. E comunque bisogna domandarsi quanto valore possa avere il titolo di studio di noi giovani italiani, usciti da un’università di baroni, dove ci si deve ritenere fortunati se in un anno è possibile assistere almeno un giorno alla lezione del grande professore, troppo occupato dietro a conferenze e programmi televisivi. E così, appunto, ecco a voi la disoccupazione, che ultimamente viene decorata ed “avvantaggiata” da una crisi economica che affonda anch’essa, più che mai, le radici nel nostro sistema amministrativo corrotto. Non si creda dunque che tale problema derivi solo dal corrente governo, che casomai non fa che acuirlo o peggiorarlo con “utili” riforme, quali una riforma scolastica ottima per farci affondare sempre più in un’ignoranza volta ad evitare che qualcuno preoccupato per il futuro disturbi il meccanismo della fabbrica, i progetti del padrone. Ma no, la verità è che la causa intrinseca non è questo governo, bensì quelli degli ultimi decenni, e sono stati parecchi: governi di destra, genitori di quello odierno, e governi di sinistra mai capaci di coalizzarsi in un forte e stabile partito, divisi internamente, privi di una vera figura leader, mai, o quasi mai, in grado di porre dei rimedi alle crisi del paese, ma solo di porre delle toppe, che a lungo andare non fanno che peggiorare la situazione. Ecco, una di queste toppe risale a 12 anni fa, sotto il primo governo Prodi: era infatti il 2 dicembre 1996 quando venne varato il decreto legislativo n°468, con cui nasceva la categoria dei L.S.U., cioè i Lavori Socialmente Utili, ed i “beneficiari” di tali occupazioni, i Lavoratori Socialmente Utili. Ma andiamo con ordine: i L.S.U. sono progetti lavorativi a termine, inerenti all’amministrazione pubblica; troviamo i Lavoratori Socialmente Utili nella raccolta differenziata, nella gestione delle discariche, nella tutela delle aree protette e nella bonifica di quelle industriali; ed ancora, sono loro a tutelare la sanità e la sicurezza dei luoghi pubblici, nonché della rete idrica e dello sviluppo turistico. Vi viene in mente niente? Tanto per essere il più chiari possibile, sono Lavoratori Socialmente Utili quelli che per strada, indossando quelle uniformi arancione che tanto vi fanno ridere, stendono l’asfalto, spostano le carogne degli animali, zappano via l’erba dai bordi della carreggiata, liberano i tombini intasati. E lo fanno dalle prime luci del mattino alle ultime della sera, sotto il sole cocente di luglio e sferzati dal vento di gennaio. E sono sempre Lavoratori Socialmente Utili quelli che passano col camion prima dell’alba a ritirare i nostri rifiuti e a spazzar via dai marciapiedi le foglie secche d’autunno e le cartacce di pizze e cornetti tutto l’anno (quelle che per noi è troppo faticoso gettare in un secchio dell’immondizia). Sì, insomma, gli spazzini, quelli che di solito si chiamano in causa per indicare il tipo più basso di lavoro, quello che mai si vorrebbe fare. Cominciate a capire? Sì? Bene! Di questi tempi è una cosa rara! Ma non finisce qui: Lavoratori Socialmente Utili ne trovi in comune ad occuparsi del protocollo, o a smistare la posta, o a dare informazioni. Potrei andare avanti a lungo, forse troppo a lungo. Vi do ora nuove interessanti informazioni: lo stipendio mensile di questi lavoratori è di 500.00 euro, ed i loro contratti hanno una durata massima di 12 mesi, prorogabili sino a un massimo di altri 12, al termine dei quali possono scegliere se cercarsi una nuova occupazione, oppure attendere di essere richiamati a un nuovo incarico dalla stessa amministrazione pubblica con cui hanno svolto il precedente lavoro. L’amministrazione non è infatti tenuta ad instaurare rapporti lavorativi duraturi con i L.S.U., ma qualora decida di fare assunzioni, ad essi spetta la precedenza. Ed ecco il nodo della questione: all’ente non conviene assumere L.S.U., perché in tal caso il loro stipendio dovrebbe essere alzato e chiaramente assicurato per un periodo indefinito, oltre al fatto che un qualsiasi contratto di assunzione prevede un pensionamento. Del resto, all’ente conviene avere al proprio servizio lavoratori così economici come i L.S.U., perciò, pur non procedendo mai ad assunzione, continua a richiamarli a lavorare nelle varie attività previste, quelle proposte ed approvate dalla Commissione Regionale. Dunque, molti lavori, molto guadagno, e grande risparmio. È bastato una sola volta richiamare qualche disoccupato dalle liste di collocamento o da quelle di mobilità, sostanzialmente scelti in base alla compatibilità tra le loro qualifiche di appartenenza e quelle richieste per il primo lavoro. Perché i L.S.U. continuano ad aspettare un’assunzione promessa da anni, ogni anno prorogata, e mai realizzata? Avrebbero forse altra possibilità di impiego? Direi di no! D’altra parte 12 anni fa era proprio il numero eccessivo di disoccupati a rischiare di compromettere l’entrata dell’Italia nell’Unione Europea: per ovviare a tale problema, il governo Prodi creò i L.S.U., progettando, nel giro di poco tempo, di regolarizzare tutti questi nuovi precari. Sono passati 12 anni. E “naturalmente”, durante il servizio non è concesso ai L.S.U. di cercare un impiego alternativo. A grandi linee, ecco il problema, uno dei tanti del nostro bel paese. E allora? Allora, come al solito, le possibilità sono due: andare a fondo cercando di sopravvivere, oppure darsi da fare, rendere udibile la propria voce, anche a costo di sbattere tante volte la testa contro muri alti e duri. E di testate i L.S.U. ne hanno subite molte in questi anni, nel corso di tante, tantissime manifestazioni, che troppo spesso si sono risolte in buchi nell’acqua. Ma non è sempre così, ed i risultati, anche se fragili, anche se in vergognoso ritardo, alle volte si cominciano a vedere. È questa una piccola lezione che ci hanno dato i Lavoratori Socialmente Utili di molti comuni del Lazio, che nella settimana tra lunedì 17 e venerdì 21 novembre, guidati dai rappresentanti di Fara Sabina, Frosinone e Magliano, hanno manifestato davanti ai loro prefettorati, bloccando di fatto la vita amministrativa di questi centri e raccogliendo anche il sostegno dei sindaci di Fara Sabina e Magliano, i quali hanno scritto una lettera all’assessore regionale del lavoro Tibaldi, affermando come ormai i L.S.U. siano parte integrante del funzionamento comunale. È infatti vero che in questi anni, venendo i L.S.U., e non altri, impiegati in alcuni punti nevralgici dell’amministrazione, essi hanno acquisito competenze professionali, che mancano totalmente ad altri lavoratori che guadagnano molto di più e hanno diritto a pensione, T.F.R. e simili ma non sarebbero affatto in grado di attenere a tali incarichi qualora i L.S.U. si fermassero. E stavolta i rappresentanti L.S.U. sono stati ricevuti dal prefetto di Frosinone e da quello di Rieti. Quest’ultima ha anche sollecitato i sindaci ad un incontro col presidente provinciale Melilli e l’assessore Tibaldi, con l’obbiettivo di trovare una soluzione definitiva ad un problema che si protrae da davvero troppo tempo. In seguito poi alle riunioni con i rappresentanti L.S.U., è stata promessa una proroga dei progetti per l’anno 2009, ed è stato proposto di realizzare quanto previsto da una circolare ministeriale del 2007, cioè un processo di stabilizzazioni contrattuali fino a giugno 2009. Ma la circolare, per essere attuata, prevede l’uscita del bando di concorso entro dicembre 2008. Esatto, siamo già a dicembre! Lo spettro dell’ennesimo rinvio alla soluzione ricomincia ad aleggiare, ed una promessa (ancora una promessa) di proroga è davvero una debole arma. Ma nessun passo avanti, benché piccolo, va sottovalutato, al contrario deve essere di esempio ed impulso per proseguire in un cammino difficile ma sempre più necessario, ciascuno con le proprie forze ed il proprio ruolo. Nel caso dei Lavoratori Socialmente Utili, uno dei tanti esempi dei problemi del nostro Paese, il loro ruolo è continuare a lottare per il diritto al lavoro. Il nostro, altrettanto importante, è informarci, riflettere, capire.Irene Costi
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