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Libera Informazione in Emilia Romagna Parlare di mafie è â??Politicamente Scorrettoâ? ?
Libera Informazione in Emilia Romagna Parlare di mafie è â??Politicamente Scorrettoâ? ?

di Stefano Fantino

L’occasione per Libera Informazione di rilanciare il suo progetto in Emilia Romagna è quella del festival bolognese Politicamente Scorretto. Così a Casalecchio di Reno, all’interno di una manifestazione che ha voluto focalizzare sulle tematiche di mafia e antimafia, si è svolto il quattordicesimo seminario dell’Osservatorio presieduto da Roberto Morrione.

In un’Emilia infreddolita e spazzata dalla neve, che ha impedito a molti di portare il loro contributo, si è parlato ancora una volta di Informazione e Mafie nel nostro paese, cercando, in questo caso, di riproporre il discorso in una regione, l’Emilia Romagna, ritenuta al di fuori dei grandi giochi criminali italiani. Erroneamente, visti i continui clamori suscitati dalle operazione che in Emilia, come in Romagna hanno mostrato evidenti e profonde infiltrazioni nel tessuto dell’economia illegale e soprattutto legale. 

Daniele Borghi, referente regionale di Libera aiuta, con il suo intervento a entrare in contatto con il fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Infiltrazioni che, principalmente, sono dovute a due tipi di condotte che decenni orsono hanno permesso lo stanziamento in regione di elementi malavitosi. Il soggiorno obbligato ad esempio: «Pensare di neutralizzare i mafiosi privandoli del loro habitat ha permesso ad esempio al fratello di Riina di andare in soggiorno obbligato a Budrio, nel bolognese- dice Borghi - e visto altri personaggi eccellenti venire relegati nella nostra regione, come del resto in Romagna soprattutto sull’onda delle nuove rotte del traffico di “bionde”». Questo, insieme ai flussi migratori, ha permesso uno stanziamento consistente anche di malavitosi «che una volta giunti qui hanno sempre preferito colpire i loro stessi conterranei, considerati “culturalmente più ricettivi” degli autoctoni».  

Borghi, sollecitato da Federico Lacche, giornalista di Radio Città del Capo ha poi  indicato i settori che in Emilia Romagna hanno avuto maggiori infiltrazioni. Quello edilizio innanzitutto che rappresenta «un ottimo modo di pulire denaro sporco». Ovviamente senza dimenticare spaccio, prostituzione e gioco d’azzardo.  «Ma riciclare soldi e infiltrarsi negli appalti pubblici sono i metodi più efficaci per non dare nell’occhio e risultare, in questo senso, poco visibili agli occhi della popolazione locale». E anche agli occhi del lettore. Giovanni Tizian, giovane giornalista della Gazzetta di Modena lo dice chiaramente: come in molti parti d’Italia «anche qui si segue l’emergenza su questi temi. Si parla di un arresto, un sequestro, senza cercare il collegamento tra questi fatti. Noi alla Gazzetta abbiamo fatto recentemente una piccola inchiesta sul caporalato ma si tratta comunque di un caso raro nel giornalismo regionale». Anche qui, dunque, un atteggiamento simile a quello che Roberto Morrione e la sua truppa hanno incontrato durante la loro risalita dello stivale. Il presidente di Libera Informazione lo sottolinea ancora, ponendo sul piatto della bilancia le responsabilità del giornalista, sempre meno avvezzo a dare spazio a queste tematiche, ma anche sottolineando la grave situazione entro cui si muove, oggigiorno, l’informazione, stritolata da possibili leggi bavaglio. «Un giovane pagato quattro pezzi ad articolo non è messo nelle condizioni di lavorare, non al Sud e nemmeno dove ufficialmente si parla poco delle infiltrazioni mafiose», dice Morrione. Facendo notare ancora una volta come le assenze del servizio pubblico regionale non facciano che avallare l’interpretazione di trovarsi al cospetto di versioni “regionalizzate” dello stesso sistema informativo nazionale, con tutti i suoi limiti.

Un assist e insieme una frecciatina all’Ordine dei Giornalisti. Raccoglie la palla Gerardo Bombonato, presidente dell’Odg Emilia-Romagna che ammette la necessità di una riforma professionale e una assenza spesso ingiustificata su queste grandi tematiche. Che però sembrano comunque destare in alcuni interesse. Dall’alto e dal basso. Come quello del premio Ilaria Alpi da sempre aperto a parlare di questi e altri temi, scottanti e attualissimi, e addirittura capace di riproporre con il volume “Giornalismi e Mafie” quel percorso che Libera Informazione ha tratteggiato sullo stivale, delineando al contempo una realtà difficile del giornalismo militante italiano.

«E in Emilia-Romagna si nega la presenza di mafia, quando in realtà a Reggio Emilia si è anche sparato e le infiltrazioni di camorra casalese e ‘ndrangheta crotonese sono documentate da anni». Lo dice Federico Lacche, non solamente collante del dibattito, ma impegnato con la sua Radio a portare questa tematiche agli orecchi degli ascoltatori. Infatti Radio Città del Capo ha inserito da più di un anno nel suo progetto un programma, Libera Radio, format che vuole restituire le voci di attualità sul tema della mafia e dell’antimafia. Un progetto intimamente legato al progetto di Libera Informazione con la stessa finalità di accendere una luce su quanto accade in questo lato ignorato della vita italiana.  E se la mancanza di approfondire e collegare i fatti manca ai giornalisti, molto spesso sono i volontari a sostituirsi a loro. Il modenese Flavio Novara, ha messo su una piccola cooperativa, Alkemia, composta da volontari che trattano anche, di argomenti collegati alle mafie.  Nel suo intervento Flavio denuncia una pervasiva presenza di “mafia bianca” nella sua provincia. Dagli investimenti edilizi degli ultimi quindici anni, alla presenza di non meglio identificate società che hanno visto affidarsi dubbi subappalti. Il tutto nel nome di una tranquillità che sembra poco preoccupare la gente. Una infiltrazione che tocca anche il settore ospedaliero e la gestione dei flussi lavorativi, come ricorda Federico Lacche, citando l’ultimo rapporto «Sos Impresa che cita una costante infiltrazione dei clan nella organizzazione del lavoro».  

Una risposta a queste mancanze deve partire dalla presa di coscienza da parte della gente di ciò che li circonda. Come hanno fatto i ragazzi di Blogos, radio, sito, web tv, attiva in Politicamente Scorretto che ha deciso di andare in Calabria, nei terreni confiscati alla ‘ndrangheta. Lì, sui terreni gestiti dalla Valle del Marro, ha realizzato un documentario che è stato proiettato durante il seminario, inaugurando un percorso multimediale che la giovane redazione vuole orientare nel senso della informazione per la legalità. C’è molto da scrivere anche qui, nella fredda Emilia Romagna, la regione dei repentini cambi di proprietà, degli acquisti sottoprezzo o sovraprezzo, dei materiali da costruzioni obbligatori da usare, dei subappalti.

Libera Informazione cercherà anche qui di portare il suo lavoro e di organizzare la rete di coloro che insieme vorranno contribuire a questo percorso.

Dalla rete di Articolo 21