| Mercoledì, 08 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 21:07
di Rino Giacalone
Il rapporto che denuncia malefatte e soggetti che se ne sarebbero resi protagonisti è stato scritto al termine di indagini dalla squadra Mobile di Trapani. E' finito poi agli atti della commissione nazionale antimafia (all'epoca in cui era il senatore di Forza Italia Roberto Centaro a presiederla), e ancora dopo depositato presso la Dda di Palermo. È passato attraverso il cordinamento di diversi pm, adesso ad occuparsene è il sostituto procuratore antimafia Sara Micucci, una dei componenti del pool di magistrati che si occupano delle indagini contro le cosche della provincia di Trapani. L'inchiesta riguarda la sanità e la gestione che nel tempo è stata fatta in provincia di Trapani.
Una indagine che si incrocia per un verso con la morte di Salvatore Capizzo, un infermiere di 44 anni, originario di Salemi, assassinato a Mazara nell'ottobre del 2002 sembra alla vigilia di una sua ulteriore scalata dentro la sanità «convenzionata» del trapanese. Da Mazara era pronto ad estendere alcuni suoi interessi proprio a Trapani, un killer lo ha però fermato uccidendolo a Capo Feto. Un omicidio che ancora resta non risolto, ma gli investigatori sono convinti che una chiave di lettura potrebbe cogliersi all'interno delle investigazioni sullo spreco di risorse pubbliche dentro l'Asl 9 che si sarebbe maturato con la «regia» mafiosa.
Cosa svela questa indagine? In sostanza una «cupola» avrebbe infatti guidato buona parte di ciò che sino a tempi recenti ha riguardato la sanità trapanese, progetti e finanziamenti, nomine e carriere di sanitari e dirigenti, società private, centri di riabilitazione, che in poco tempo dalla loro creazione hanno assunto ruoli esorbitanti, riuscendo a riscuotere grandi cifre per rimborsi di prestazioni, soldi che una volta liquidati avrebbero preso direzioni diverse, per foraggiare politici e mafia.
La commissione nazionale antimafia presieduta dal sen. Centaro dopo avere! raccolt o quei documenti nella relazioni di maggioranza e di minoranza conclusive prima dello scioglimento della legislatura in cui ha operato, aprlando di sanità trapanese ha fatto i nomi di possibili referenti del malaffare, il politico indicato è stato l'ex deputato regionale Pino Giammarinaro, il mafioso il super latitante Matteo Messina Denaro che avrebbe anche usato mezzi della sanità per le sue fughe ed i suoi spostamenti: un'ambulanza per qualche tempo sarebbe stata usata per muoversi tra Trapani, Palermo e guarda caso Bagheria che in Sicilia è dimostrato essere stata una città caposaldo degli affari mafiosi nella sanità.
L'individuazione di una serie di centri «con le spalle ben coperte», appoggi e sostegni che secondo le risultanza investigative si trovano sul fronte politico quanto su quello di Cosa Nostra, è solo uno degli aspetti di questa inchiesta, ma ci sono anche le «raccomandazioni», una sessantina quelle individuate dai poliziotti della squadra Mobile diretta dal vice questore Giuseppe Linares, segnalazioni che sono passate anche sul filo del telefono, riguardanti medici e funzionari amministrativi.
Tutto sembra essere stato favorito dall'assenza di adeguati controlli a livello regionale. Nessuno dall'interno dell'assessorato regionale alla Sanità mai ha avuto da contestare nulla ai diversi manager della sanità pubblica che si sono succeduti, tutto questo almeno fino a prima dell'insediamento del nuovo assessore, l'ex magistrato Massimo Russo che da pm della Dda di questa indagine si era pure interessato.
Una indagine quella trapanese che costituisce l'altra faccia della malasanità che non è fatta solo di errori in sale operatorie.
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