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Articolo 21 - Mostre e Arti figurative
Davide Dormino. ''Intelligenza Artigianale'' italiana
Davide Dormino. ''Intelligenza Artigianale'' italiana

di Antonella Sciocchetti

Docente di Scultura alla Libera Accademia delle Belle Arti di Roma (R.U.F.A), lo scultore Davine Dormino, udinese di nascita, è una delle più interessanti “figure” artistiche del nostro Paese. Nonostante la sua giovane età – classe 1973 – Dormino lavora da anni facendo spola tra Roma e Milano. Artista visivo, affascinato dalla lavorazione della materia grezza – in particolare il ferro – riesce a miscelare le sue qualità di scultore con altre espressioni artistiche, come la musica e la moda.

Sensibile, curioso e attento al mondo che lo circonda, Dormino sa interpretare con interessante eclettismo sia gli eventi del suo animo di artista contemporaneo sveglio, generosamente ricettivo, sia l’animo degli “eventi sociali”: eventi che arrivano improvvisi a sconvolgere i nostri ritmi, a modificare i nostri destini…eventi che cambiano in profondità la natura stessa dell’uomo, chiunque sia o sia stato in vita. Non a caso, nel 2010 Dormino riceve l’incarico dalle Nazioni Unite di creare un monumento alla memoria dei 102 caduti della Minustah (Mission Nations Unies Stabilization d’Haiti), durante il devastante terremoto di Haiti,  e realizza l’opera “BREATH” (Alito) che nel gennaio scorso è stata inaugurata all’interno della base logistica Onu di Port au Prince.  A New York, nel marzo scorso, lo scultore prende parte alla collettiva “Un'Ita. Italian Artists in New York”, ideata dalla rivista ‘Flash Art’,  nello studio del noto fotografo Fabrizio Ferri, per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia nella ‘grande mela’.

In occasione della settimana della moda a Roma, dal 28 al 30 gennaio, Artisanal Intelligence (A.I. Gallery) propone un progetto - promosso da Altaroma  - concepito come una piattaforma per unire Arte/Artigianato/Moda nel nome del Made in Italy. Tre eventi mettono a fuoco la relazione esistente tra pratiche artistiche e artigianali legate alla moda, in un itinerario che contempla nella prima tappa, dal titolo “L’origine della trama”, proprio un’opera di Davide Dormino. Lo spazio espositivo, volutamente piccolo, è la MuGa Multimedia Gallery di via Giulia, dove da sabato 28 gennaio fino al 22 febbraio potremo ammirare un’opera che esalta la fonte del lavoro dell’artigiano e la concerta con le musiche originali di Diego Buongiorno. Ma per sapere di più, abbiamo voluto incontrare l’artista.

Davide Dormino, da una lastra di ferro alta quasi tre metri l’osservatore sarà investito da una cascata di fili metallici, sprigionati verso il pavimento e oltre lo spazio stesso.  Qual è il senso di questo archetipo?
E’ l'origine di un gesto, l'archetipo del tentativo di creare un segno che possa generare altro. La memoria di un esercizio istintivo: la prova su una superficie da bucare per farci passare qualcosa. Così ho scelto il segno del ricamo come archetipo, precisamente lo schema del ricamo, uno dei primi tentativi umani di creare una matrice che potesse riprodurre manualmente qualcosa…di design artigianale. Questa tecnica inventata genera un prodotto che è opera della testa dell'artigiano e poi si trasforma di volta in volta grazie all'estro creativo. Quello che voglio mostrare è proprio il momento di trasformazione tra la parte razionale e quella irrazionale:  una messa in scena del gesto che da trama diventa trauma. E' stato necessario approfondire la mia conoscenza di questo “archetipo”. L’incontro con Liliana Tudini, che da anni insegna moda, ha contribuito alla genesi di questo lavoro. Il senso di tutto si completa capendo che su quella lastra c’e’ un disegno creato da 530 fori, una gabbia toracica, una macchina perfetta, che rappresenta il lavoro dell'artigiano, che protegge gli organi vitali, cuore e polmoni e che quei fili metallici sono il respiro dell'artista, scomposto, che  ci fa capire che siamo vivi quando veniamo al mondo ma deve ribellarsi se non vuole soffocare.

Dormino, volte sembra quasi che Lei voglia scolpire la storia presente guardando al passato. “L’origine della trama” è opera commissionata o nasce da una Sua precisa esigenza di andare alla fonte delle cose, pur considerandone le naturali evoluzioni?
Mi verrebbe da dire che è commissionata dagli eventi contemporanei. Sono un artista attento e non distante da quello che accade intorno a me. Come altri sento che gli uomini stanno cambiando e che hanno bisogno di riappropriarsi di certi gesti. E' una evoluzione naturale che comporta la sofferenza della trasformazione ma da nuovi spunti su cui lavorare. La moda diventa un campo da percorrere per conoscere altre storie di lavoro. “L’origine della trama” nasce dalla mia esigenza di continuo nutrimento. Questo connubio tra arte e moda mi ha sempre entusiasmato, perché legato al disegno, alla forma, alla materia e a qualcosa che il tempo deforma. La ricerca è evoluzione sempre, per questo parto dall’origine, smontando sistemi per comprendere come sono stati fatti e riproporli con un'altra veste.

Dalle Sue opere fluisce una energia che – in prima istanza -  ci fa pensare ad una mano artistica ‘istintiva’.  Approfondendo Dormino, invece, si scopre un arista riflessivo, meditativo, anche. Quanto tempo ‘tramano’ in Lei le Sue opere prima di diventare vere e proprie istallazioni?
Molto tempo, proprio perché la gestazione non è mai ferma, cambia si evolve, si mette continuamente alla prova. Disegno moltissimo prima di realizzare un lavoro. L’aspetto “istintivo” e’ quello che genera l’idea, le mani danno forma a quel pensiero attraverso dei segni, mi interessa lo spazio da invadere quando diventa un’estensione del foglio. Tutto il resto è costruire che  per me è la cosa più semplice.

Perché predilige l’uso del ferro nei suoi lavori?
Spesso nel mio lavoro materiale e contenuto sono la stessa cosa. il segno  del ferro è quello più grezzo e capace di non interferire con quello che voglio rappresentare ma di visualizzarlo e basta. con i tondini di ferro disegno nello spazio come con la graphite sul foglio, creando  disegni tridimensionali.

Le musiche originali di Diego Buongiorno sono una rielaborazione dei ‘veri suoni dell’Universo’ registrati dallo scienziato John G. Cramer (professore di Fisica all'Università di Washington di Seattle). Anche questa è una scelta “primordiale”?
La musica nasce da un’intuizione di Diego Buongiorno dopo aver visto il mio progetto. Quando l’ho ascoltata la prima volta non ho avuto dubbi, era esattamente quello che volevo, quindi la risposta è sì, primordiale nel senso di istintiva.

Via Giulia, dove esporrà, rappresenta un po’ il rinascimento romano. (Credo che non sia casuale questa location) In cosa ha necessità di ‘rinascere’ Roma, nel campo artistico, intendo.
Qualcuno tempo fa’ aveva definito Roma un gigante che dorme, ora sembra che si stia muovendo. quando dico un gigante lo dico per definirne la grandezza, la potenza, ma anche la difficoltà di movimento. Roma è tanta, troppa, non può rinascere tutta insieme, ma possono succedere tante cose in tanti posti. Non ha una sola vocazione artistica, quindi è difficile accontentare tutti. Credo che possa rinascere perché la gente lo vuole, che si tratti di assessori illuminati o di cittadini che vivono intorno ad un museo.

Cosa si aspetta Davide Dormino da questa mostra? 
Come ogni artista, che venga capito quello che volevo dire. Un po' come è successo a me… di vedere oltre. Ho già fatto centinaia di chilometri dentro di me durante la progettazione e la realizzazione di questo lavoro. “Spostare” chi visiterà la mostra, anche solo di pochi centimetri è quello che vorrei.

Progetti futuri?
A meta’ aprile, a Milano. Un fuori salone nello spazio Vhernier in concomitanza con “Miart”, la fiera d’arte contemporanea di Milano.

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