| Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento: 17:52
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di Simone Luciani
La proposta di legge Gasparri-Quagliariello-Bricolo inizia, fra le polemiche, il suo iter parlamentare. Un testo che ha già riscosso critiche bipartisan (ben oltre il tradizionale recinto “antiberlusconiano”) sia sugli effetti pratici che avrebbe, una volta approvato, sul sistema giustizia, sia sul piano costituzionale. Durissimo, ad esempio, l’intervento del Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi (solitamente assai misurato), che ha ricordato come “le riforme si fanno per i cittadini, non per i singoli.” Presa di posizione che gli è costata la scomunica dei berluscones. O, ancora, lo scrittore anti-camorra Roberto Saviano, che subito dopo l’annuncio della proposta di legge ha preso carta e penna e ha rivolto un appello al premier perché ritiri il provvedimento, raccogliendo attorno a sé le firme di centinaia di migliaia di cittadini.
Fra gli addetti ai lavori è un coro di no. L’Associazione Nazionale Magistrati ha subito segnalato che la prescrizione facile potrebbe far calare la mannaia su un numero enorme di processi. Ben più dell’1% conteggiato dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano: si va dal 50% dei procedimenti pendenti a Roma e Torino al 30% di Napoli o Palermo. Le toghe danno i numeri, secondo Alfano: una facile ironia cui si associano molti esponenti della maggioranza, da Capezzone a Berselli. Non, invece, gli avvocati. “Non credo”, dice Lodovica Giorgi, segretaria dell’Unione Camere Penali, “di avere pendenti giudizi in primo grado da meno di due anni. Un’amnistia produrrebbe molti più risultati e molto più ragionevoli.” Perfino l’avvocato del premier Gaetano Pecorella parla di legge che presenta “aspetti di irragionevolezza.”
Scatenati sono poi i costituzionalisti, che ravvisano almeno tre o quattro punti in cui il testo, così com’è formulato, potrebbe finire dritto sotto la lente della Corte Costituzionale (se non essere rimandato indietro direttamente da Giorgio Napolitano). “Questo progetto”, osserva Valerio Onida, presidente dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, “mina il principio di eguaglianza, è irragionevole e introduce aspetti discriminatori e di dubbia legittimità.” Ma la delusione più forte, per gli ambienti della maggioranza, deve essere arrivata da Antonio Baldassarre, ex presidente della Consulta ed ex presidente Rai, in quota centrodestra, quando, appena conosciuto il testo, parlò di “legge imbarazzante.” Ancora, durissimo il commento di Alessandro Pace, decano dei costituzionalisti italiani.
Ascolta l’intervista di Simone Luciani ad Alessandro Pace
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