| Sabato, 13 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento: 19:05
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di Giuseppe Giulietti
Il 5 dicembre parteciperemo alla manifestazione da tutti chiamata “no B day”, anche se noi preferiamo chiamarla “si C day”, o meglio giornata per la costituzione. Ci saremo perché pensiamo sia giusto rispondere all’appello di un gruppo di cittadini che hanno manifestato amore per la libertà e una grande carica di passione civile, questo in un paese nel quale molti, troppi ,persino nelle istituzioni, manifestano disprezzo per la legalità repubblicana. Ci saremo perché continuiamo a pensare che 3, principio di uguaglianza, 21, libertà di informazione, e 101, autonomia della giustizia, non siano tre numeri da giocare al lotto, ma diritti da difendere sempre, comunque, dovunque.
Ci saremo, come chiedono i promotori, senza bandiere di partito, con un drappo viola , in mezzo al corteo, senza sgomitare, e ai cittadini presenti chiederemo di firmare la petizione lanciata da Libera che trovate su questo stesso sito.
Siamo stati tra i promotori della grande giornata del tre ottobre sulla libertà di informazione ci auguriamo che quella del 5 dicembre possa essere un giornata altrettanto memorabile, anzi ancora di più.
Per questa ragione ci permettiamo di chiedere a tutte le associazioni che l’hanno promossa e a tutti gli artisti, i giornalisti, gli autori che vi hanno preso parte di esserci, di portare il loro contributo, di raccontarla in modo corretto e completo , perché tanti altri a cominciare dai soliti noti del polo Raiset tenteranno di trasformarla in altro, di usarla per alimentare polemiche, per seminare zizzania tra quanti si oppongono al berlusconismo, per nascondere le reali motivazioni di una giornata civile nata in modo originale nelle menti e nella passione di chi ha nel cuore il destino della sua comunità.
Non parteciperemo al gioco della conta dei presenti e degli assenti, chi sceglierà di non venire non potrà e non dovrà essere considerato un nemico, un berlusconiano, un pidduista potenziale, ci mancherebbe altro!
Di fronte a quanto sta accedendo in Italia abbiamo il dovere di lavorare per mettere insieme milioni e milioni di persone, di convincere la maggioranza dei cittadini delle nostre buone ragioni, in questa direzione tutto serve meno che continue e sempre meno comprensibili polemiche partitiche, gelosie di apparato, ricerca esasperata del proprio consenso.
Del resto chiunque nutrisse ancora qualche dubbio sulla drammaticità della situazione si vada a leggere la lettere di Roberto Saviano e l'intervista del presidente Ciampi, pubblicate sulla Repubblica di lunedì
Il 5 dicembre ci saremo perché sarà un’altra tappa sulla strada che dovrà portare l’Italia fuori dall’incubo di una Repubblica presidenziale, di segno plebiscitario e autoritario, nella quale un uomo solo vorrebbe stare al comando o meglio al telecomando.
Un’ora dopo la conclusione di quella giornata, proporremmo a tutte le associazioni che credono nei valori costituzionali di promuovere non una, ma cento piazze per la costituzione, sino a costruire una grande giornata nazionale che veda insieme milioni e milioni di cittadine e cittadini, stretti attorno alla bandiera nazionale e con in mano il solo testo della Costituzione, come ha proposto su questo stesso sito, in modo efficace, Gian Mario Gillo, direttore della storica e prestigiosa rivista Confronti.
Se e quando ci chiameranno alla mobilitazione Bersani, Casini, Rutelli, il presidente Fini, un sindacato, un giornale, un associazione o chiunque altro ci saremo lo stesso perché qui non si tratta di conquistare qualche voto, ma di impedire l’assalto finale alla costituzione e per respingere questo assalto ci sarà bisogno di tutte le energie vitali, altro che settarismi e piccinerie! Proprio per questo non faremo mancare il nostro apporto neppure alle due giornate di mobilitazione nazionale decise dal Pd per l' 11 e il 12 dicembre.
L’occasione per indire una nuova, questa volte comune, giornata nazionale, purtroppo, si presenterà tra qualche settimana quando il governo Berlusconi-Cosentino porterà in aula i provvedimenti relativi al processo breve e alle intercettazioni, e tenterà di sferrare un colpo mortale alla Costituzione. In quel momento sarà necessario far sentire in ogni modo la voce di quei milioni di cittadini che non intendono rassegnarsi, né tanto meno alzare la bandiera bianca in segno di resa.
La giornata del 5 dicembre potrà e dovrà rappresentare un primo forte segnale in questa direzione.





