Querele temerarie. L’appello di Marilù Mastrogiovanni ai colleghi: “riprendete quei pezzi che hanno dato fastidio”

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Dialogo, memoria, formazione, contratto di lavoro e codice deontologico, “lentezza”, passione, rigore. Sono state tante le parole chiave dell’incontro di oggi sulle “fake news” presso la sede di Assostampa a Bari. “Si prenda la Puglia come esempio: un centro unico dove riunire tutte le attività della categoria, dall’Ordine a Casagit, all’Inpgi al sindacato, evitando gli sprechi e ottimizzando le attività, il dialogo, e anche l’efficienza”. Il presidente della FNSI Beppe Giulietti e il segretario Raffaele Lorusso hanno scelto il capoluogo per lanciare la proposta di creare una “Casa dei giornalisti”, in cui, anche dal punto di visto logistico, il confronto venga agevolato dalla vicinanza.

E poi moltiplicare i Centri di ricerca, non solo sul giornalismo e i giornalisti del passato, ma su tematiche che i giornalisti devono fare proprie: il rapporto tra potere e giornalismo; la funzione sociale del giornalista; i linguaggi, a cominciare dal linguaggio di genere; le querele temerarie; la legalità, la formazione. Il sindacato come punto di riferimento a disposizione delle colleghe e dei colleghi, e sprone per stimolare la coscienza collettiva anche con uno sguardo più ampio, verso tutti luoghi in cui la libertà d’informazione e quindi il mestiere del giornalista, è minacciata. Ecco perché l’impegno per le colleghe e i colleghi turchi.

La FNSI si costituirà parte civile nei processi che si apriranno verso chi minaccia, offende, aggredisce, querela temerariamente i giornalisti. E’ già accaduto nel processo sugli aggressori di Paolo Borrometi, collega di Ragusa sotto scorta; nel processo contro gli aggressori di Federica Angeli che scrive sulla mafia di Ostia; a breve si costituiranno nel processo contro gli aggressori di Luciana Esposito, giovane collega di Napoli che scrive sulla camorra di Ponticelli.

Soprattutto l’invito ai colleghi presenti è stato di accendere un faro sulle inchieste per cui arrivano le minacce: non fermarsi a dare la notizia della querela, dell’offesa, ma andare oltre. Riprendere quei pezzi che hanno dato fastidio, andare sui territori, continuare a scrivere, “illuminare le periferie”, firmare quei servizi scomodi tutti insieme.

L’appello di Marilù Mastrogiovanni, direttora del giornale on line d’inchiesta www.iltaccoditalia.info, più volte minacciata per le sue inchieste e pochi giorni oggetto di offese sessiste e minacce da parte di un politico è stato di riscoprirci tutti “giornalisti giornalisti”.

“Una collega Rai, di quelle garantite dal contratto – ha detto Mastrogiovanni – dopo aver letto la mia inchiesta e aver saputo quello che mi stava accadendo, avendo saputo anche delle misure si sicurezza che le Forze dell’ordine hanno attivato, mi ha detto di sentirsi umiliata dal mio lavoro perché lei non lo può fare. Perché a lei chiedono di fare veline e se propone un approfondimento sa già che glielo lo bocciano”.  “MI ha detto, ha aggiunto Mastrogiovanni, che quello che faccio io contribuisce a costruire un’immagine pessima del servizio pubblico, contribuisce a far passare l’idea che ci sono i “giornalisti giornalisti” che rischiano e che questi non sono in Rai, non sono sui territori, non sono nei TG regionali”.

“Allora – ha detto la collega direttora del Tacco d’Italia – vi ringrazio per la solidarietà, mi sento davvero sostenuta da tutti voi, ma andate oltre. Parlate, scrivete, fate servizi sul Salento, che è una terra di frontiera che ancora si può salvare ma che è a forte rischio criminalità; dove si muore più che nel resto d’Italia per alcuni tumori a causa dello smaltimento illegale di rifiuti industriali, dove si sradicano gli ulivi e stanno per arrivare colate di cemento. Sono stati approvati 92 nuovi lidi nel Salento, dove però non c’è un piano coste. In quei lidi ci sono fiumi di denaro proveniente dal traffico di cocaina di Gallipoli e dalla camorra, pronti ad essere immessi sul mercato. Tutti siamo “giornalisti giornalisti”, ha concluso, dobbiamo riscoprire la nostra passione, perché è quella che ci ha spinto a iniziare questo mestiere”.


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