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Il Mattino compie centoventicinque anni. La voce e il cuore di Napoli

 

Compie centoventicinque anni il glorioso Mattino, voce e cuore di Napoli, fondato da Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio (di cui ricorrono, rispettivamente, il centesimo e il novantesimo anniversario della scomparsa) e ci sembra giusto rendere omaggio a questo elemento costitutivo del nostro Meridione, a questo simnbolo partenopeo profondamente radicato in città e in grado di ospitare sulle proprie colonne, fra gli altri, il povero Giancarlo Siani e le sue coraggiose denunce contro il cancro della camorra.
Il Mattino nacque negli anni del verismo, quando la Serao era una delle più importanti scrittrici italiane, paladina dei diritti degli ultimi e delle loro storie di frontiera, al pari di Giovanni Verga, Grazia Deledda, Luigi Capuana e altri autori oggi purtroppo quasi misconosciuti.
Fu, in poche parole, “il ventre di Napoli”, la sua coscienza critica e il punto di riferimento di una città e di una parte d’Italia da sempre sopraffatta da innumerevoli problemi, stretta fra la nobiltà perduta degli anni in cui fu capitale e il degrado, le difficoltà e le ristrettezze economiche che afflissero ampie fasce della popolazione nei decenni successivi alla riunificazione del paese.
E Il Mattino, sia pur tenendo una linea borghese e a tratti aristocratica, sempre abbastanza vicina a posizioni liberali, Il Mattino, dicevamo, in oltre un secolo di storia, c’è sempre stato, dando spazio agli umori, alle sensazioni, alle speranze e alle prospettive di un catino ribollente di passioni, drammi, dolori e meraviglie, di una città speciale, straordinaria e tragica al tempo stesso, capace di sorprendere e di inquietare, di regalarci alcuni degli intellettuali più amati e stimati al mondo e di rendersi teatro di violenze, atti di corruzione e addirittura vere e proprie faide.
Un giornale complesso, dunque, un giornale sempre nell’occhio del ciclone, al contempo mezzo d’informazione e campo di battaglia, centro culturale e specchio dei cambiamenti e delle sofferenze di un universo pervaso da infinite contraddizioni e tutt’altro che semplice da raccontare per chi non conosce a fondo i delicati equilibri di un microcosmo paragonabile alla Macondo di Márquez.
E così, in questa solitudine levantina, solare e faticosa, straziata dal suo teatro delle maschere e nobilitata da qualche mente geniale, in questa città-mondo, intimamente monarchica e magnificamente anarchica, Il Mattino si è saputo muovere con levità, con quella leggerezza calviniana di cui De Crescenzo, Totò, i De Filippo, Pino Daniele e altri grandi intellettuali napoletani sono stati maestri.
Rivolgere i migliori auguri al Mattino, pertanto, equivale a rivolgere un virtuale abbraccio alla città di Napoli, alla sua storia, alla sua unicità e pure al suo destino, in questa stagione in cui Nord e Sud non sono mai sembrati così estranei e distanti.

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