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Concessione-Convenzione Rai.  I sindacati presentano un documento unitario in Commissione di vigilanza

 

Sono iniziate le audizioni della Commissione di Vigilanza Rai sul rinnovo della Concessione-convenzione del Servizio pubblico cui farà seguito la discussione che, si spera, terrà conto delle osservazioni e dei suggerimenti espressi dagli stakeholder consultati. Di particolare rilievo il documento presentato dai sindacati Rai che, pur riconoscendo il valore della Concessione decennale in esclusiva, contesta l’eccessiva ingerenza del potere esecutivo non solo nella gestione delle risorse ma anche attraverso meccanismi di controllo e verifica del piano industriale, dei piani editoriali e degli impianti di trasmissione, marginalizzando, di fatto, le stesse prerogative della Commissione parlamentare; il tutto a scapito del pluralismo, dell’autonomia e dell’indipendenza dell’azienda.

Inoltre, lamentano che nel testo della convenzione “non c’è un concreto impegno ad assicurare alla Rai le risorse indispensabili, anche nel medio-lungo periodo in quanto il canone non è interamente dedicato, e l’importo può essere modificato ogni anno. Dal combinato disposto dei limiti posti alle entrate da canone, alle entrate pubblicitarie e commerciali, si prefigura un’azienda con risorse bloccate e marginale nel sistema radiotelevisivo italiano, incapace di competere con le aziende pubbliche del resto d’Europa”.

I sindacati esprimono le maggiori riserve in un passaggio del testo in cui si fa riferimento alla quota del canone da riversare alla Rai, un termine che lascerebbe presagire uno “spacchettamento” delle attività di servizio pubblico in favore di altri soggetti. Pertanto ne propongono la cancellazione in modo che “il canone torni a essere una tassa di scopo con finalità unica, il cui importo dev’essere adeguato ad assicurare il finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo”. Nel contestare che il canone sia definito annualmente nella legge di bilancio, i sindacati chiedono “l’inserimento del principio della stabilità della risorsa pubblica nel quinquennio di validità del Contratto di servizio, imprescindibile presupposto per una sostenibile pianificazione industriale ed editoriale, ispirata a criteri di razionalizzazione ed efficienza”. Per questi stessi motivi, si contesta l’imputazione dei limiti pubblicitari sui singoli canali.

Riguardo ai tetti imposti ai compensi dei personaggi di spicco, i sindacati paventano “il rischio che, per calmierarne le retribuzioni, s’incentivi in realtà la cessione di tutte le produzioni qualificanti alle società di produzioni esterne allo scopo di aggirare il limite previsto: pratica, peraltro, già molto in uso nei programmi di prima serata”. A proposito di Rai Way, si fa notare l’incongruenza tra la collocazione in borsa della società e l’istanza di creare una rete pubblica o comunque a controllo pubblico.

Queste proposte di modifica della Convenzione da parte dei sindacati hanno il merito di rafforzare l’autonomia e le prospettive di sviluppo del servizio pubblico; ma altrettanto meritevole è il carattere unitario del documento, espressione di una sintonia tra lavoratori, dirigenti e giornalisti, che potrebbe consentire ai sindacati di svolgere un ruolo determinante nella necessaria opera di rinnovamento del modello organizzativo e della governance della Rai.

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