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“Il nostro è un governo con un solo uomo al comando”. Intervista a Dilek Ocalan

 

Dilek Ocalan, trent’anni, è una delle più giovani deputate turche. Milita nelle file del partito filocurdo HDP. Dilek è la nipote di Abdullah Apo Ocalan, il leader del PKK detenuto dal 1999. E’ in questi giorni in Italia, per una serie di manifestazioni che chiedono la liberazione di Apo. L’abbiamo incontrata ieri a Milano. Il suo arrivo in città, martedì pomeriggio, è stato ritardato. Per qualche ora, infatti, Dilek è stata fermata all’aeroporto di Istanbul.  “Quello che è successo riguarda le posizioni politiche prese dal governo da quando è iniziata la repressione verso tutte le forze democratiche turche, tra cui HDP. Non è accettabile quello che mi è stato fatto all’aeroporto. Come rappresentante del mio popolo vengo fermata con forza e portata alla polizia nonostante si sappia che sono un deputata. È una azione del governo contro le opposizioni perché non possano svolgere tranquillamente il loro lavoro” racconta Dilek Ocalan. “L’accusa che mi è stata rivolta è di aver parlato ad una commemorazione pubblica di una delle vittime del massacro di Cizre. Il mio discorso in favore delle persone che sono state massacrate viene preso come atto di accusa”.

Come HDP avete denunciato, senza mezzi termini, la repressione del governo. Ma quali sono, concretamente, le condizioni in cui viene esercitata?
Quello che sta facendo il governo non è previsto dalla costituzione e dal diritto: ci arrestano nelle piazze, negli aeroporti, nelle strade, senza presupposti giuridici. Il nostro è un governo con un solo uomo al comando, un governo repressivo, che in questa maniera non può rappresentare tutta la società. I conflitti sociali, economici, di genere aumenteranno e parte della popolazione non si sente rappresentata. Tutto questo riguarda la convivenza della popolazione.

Diciotto anni dopo l’arresto, cosa resta delle battaglie di Apo Ocalan?
Per il popolo curdo Ocalan è una figura ancora determinante. Non solo per il Kurdistan turco, ma per l’intero Kurdistan e per il Medioriente. Finché sarà in carcere, per il popolo curdo sarà una profonda ingiustizia, ma nonostante questo isolamento forzato Ocalan continua a resistere, a cercare delle soluzioni e a rappresentare il suo popolo. Da molto tempo non riesce a vedere la sua famiglia e i suoi avvocati. Non può fare liberamente attività politica e interagire col suo popolo in una situazione pacifica e democratica. Questa situazione per noi è molto triste.

L’alleanza tra Putin ed Erdogan che impatto potrà avere sulla causa curda?
La storia ha dimostrato che il popolo curdo ha sempre resistito da solo e ha raggiunto autonomamente tutte le sue conquiste, quindi non c’è grande speranza per l’accordo tra Putin e Erdogan o nelle altre forze internazionali. D’altra parte nessun governo europeo ha alzato la voce un anno fa dopo il massacro di Cizre. E non succede nulla nemmeno quando veniamo arrestati con la forza. La questione curda non sarà risolta da Putin o Erdogan, la questione curda non potrà che essere risolta dai curdi.

ARTICOLO21 ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE  “Libertà per Öcalan e per tutte le prigioniere e i prigionieri politici – Pace e Giustizia per il Kurdistan”, Sabato 11 Febbraio, concentramento in Via Palestro, h 14 – Milano

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