Fragilità e ascolto. “I migrati”, stasera a Tg2 Dossier

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C’è il ragazzo “bravissimo” che sta imparando a fare innesti e a lavorare la campagna. Ci sono le donne , che lavorano turbanti dai colori sgargianti per altre donne che “vogliono essere belle anche se cadono i capelli”. C’è il pittore, che appena troverà lavoro rinuncerà volentieri alla sua arte ma vuole andare a vivere sul mare…questi personaggi sono alcuni dei protagonisti de “i migrati”documentario girato dalla “comunità XXIV luglio handicappati e non”. Gli ospiti della comunità fanno i giornalisti andando in giro per alcuni paesi dei nostri Appennini per incontrare e conoscere chi è arrivato da lontano per sfuggire a guerre, dittature, fame. E mentre di organizzazione e regia si sono occupati i volontari, attraverso le domande prive di pregiudizi , gli ospiti della comunità hanno ascoltato con vivo interesse le storie dei “migrati” , partecipando in modo empatico ai racconti ( “ sei venuta in aereo? Dal mare? Ma se era mosso? Le onde sono alte…”) e riparlandone dopo fra loro (“ se non hai le carte, il permesso di soggiorno, che fai?” ).

Domande che sembrano ingenue forse, a chi ormai da anni segue il dramma della migrazione con tutti suoi risvolti, le tragedie, le letture politiche…ma ritornare all’origine, tornare a guardare i “migrati” non come numeri ma come persone singole, ognuna con la sua storia, ognuna con le sue potenzialità , ognuna con i suoi problemi, è qualcosa di estremamente prezioso. Eliminare ogni sovrastruttura dal nostro osservare è un esercizio di umanità semplice ma potentissimo. Gli ospiti della comunità , i giornalisti di questo documentario, sono stati capaci di leggerezza e ironia e il regista e i volontari straordinari nella capacità di cogliere tutto questo.

E l’incrocio degli sguardi fragili ma accoglienti fra migrati e disabili rimane nella memoria del cuore.


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