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Negata la scarcerazione per motivi di salute al fotoreporter egiziano Shawkan

 

Il pomeriggio del 27 dicembre 10 degli oltre 730 imputati del maxiprocesso del Cairo per i fatti dell’agosto 2013 sono stati rilasciati in attesa di giudizio per motivi di salute. Della lista non fa parte Mahmoud Abu Zeid, meglio conosciuto come Shawkan, il fotoreporter dell’agenzia londinese Demotix, che attenderà in carcere la nuova udienza, fissata per il 17 gennaio. Shawkah, 29 anni, è stato arrestato il 14 agosto 2013 mentre stava scattando fotografie in uno dei giorni più bui della storia recente dell’Egitto. Quel giorno, le forze di sicurezza dispersero con estrema violenza il sit-in della Fratellanza musulmana in piazza Rabaa al-Adaweya, uccidendo oltre 600 persone.

Shawkan, in carcere ormai da ben oltre 1000 giorni e del quale hanno chiesto la liberazione anche i genitori di Giulio Regeni, rischia una condanna all’ergastolo per questo lungo elenco di pretestuose accuse: “adesione a un’organizzazione criminale”, “omicidio”, “tentato omicidio”, “partecipazione a un raduno a scopo di intimidazione, per creare terrore e mettere a rischio vite umane”, “ostacolo ai servizi pubblici”, “tentativo di rovesciare il governo attraverso l’uso della forza e della violenza, l’esibizione della forza e la minaccia della violenza”, “resistenza a pubblico ufficiale”, “ostacolo all’applicazione della legge” e “disturbo alla quiete pubblica”.

Il suo unico “reato” è aver fotografato il primo sanguinoso atto di repressione dopo il colpo di stato di Abdel Fattah al-Sisi. Di rinvio in rinvio, la detenzione preventiva di Shawkan è arrivata a tre anni e 135 giorni, superando il massimo di due anni consentito dalla legge egiziana. Le sue condizioni fisiche non sono buone e nelle fotografie scattate nel corso delle ultime udienze è apparso emaciato e affaticato. In carcere ha contratto l’epatite C e ma, già prima del 27 dicembre, per almeno 20 volte la richiesta di scarcerazione per motivi di salute era stata respinta.

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