Cuba, piccola isola al centro del mondo grazie a Castro

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[Traduzione a cura di Benedetta Monti, dall’articolo originale di Mervyn Bain pubblicato su The Conversation]

Il 25 novembre il mondo ha saputo che una delle ultime figure politiche iconiche del XX secolo, Fidel Castro Ruz, era morto. Nonostante Castro abbia giocato un ruolo meno importante nel panorama politico cubano sin dal 2006, quando le sue condizioni di salute hanno iniziato a peggiorare, la sua eredità, sia a Cuba che a livello internazionale, non può essere disconosciuta.

È stato l’uomo che ha portato al potere un piccolo gruppo di guerriglieri alla fine degli anni ’50, è sopravvissuto a nove presidenti americani, e si è ritrovato al centro di quello che è stato definito il momento più pericoloso della Guerra Fredda. Detiene inoltre il record del discorso più lungo mai tenuto alle Nazioni Unite. In breve, è riuscito a portare una piccola isola caraibica al centro della politica mondiale.

Dal gennaio 1959, Cuba fu in grado di esercitare un’influenza esorbitante sul palcoscenico internazionale. Negli anni ’60, dopo essere sopravvissuta a un tentativo di rovesciamento del proprio nascente governo appoggiato dagli Stati Uniti, Cuba si fece coinvolgere dai tentativi di innescare rivoluzioni nei Paesi in via di sviluppo.

Negli anni ’70 l’esercito cubano fu inviato a combattere guerre in Africa e, anche nell’era successiva alla Guerra Fredda, dottori e insegnanti cubani hanno continuato a recarsi all’estero. Oggi circa due milioni di operazioni alla cataratta nei Paesi in via di sviluppo sono eseguite da dottori cubani, pagati dal Governo dell’Avana.

Castro fu anche in prima linea per l’Alleanza bolivariana per le Americhe (Bolivarian Alternative for the Americas, ALBA), un progetto emerso all’inizio degli anni 2000. È inoltre considerato il riferimento dell’“onda rosa” che ha caratterizzato lo scenario politico dell’America Latina tra il 1998 e il 2009 con l’ascesa al potere di molti Governi di sinistra. Fu il suo atteggiamento di sfida all’egemonia statunitense la chiave del loro successo.

A livello interno, il regime di Castro ha cambiato completamente la società cubana. Negli anni ’60 fu avviato un programma di alfabetizzazione nel Paese e creato un sistema sanitario che ha suscitato invidia non soltanto nei Paesi del Sud del mondo. Cuba vanta anche un’industria biotecnologica estremamente avanzata.

Questi progressi interni e la forte capacità d’influenza nella politica estera sono stati raggiunti nonostante l’aggressione continua da parte degli Stati Uniti e un embargo economico che il Paese ha dovuto subire per più di 50 anni.

Nonostante molti abitanti dell’isola siano scontenti della mancanza di libertà politica, non si è assistito a massicce azioni di protesta contro il Governo sin dal 1959. Di recente, tuttavia, le “donne in bianco” (in origine parenti delle persone arrestate durante la repressione avvenuta nella primavera del 2003) hanno continuato a protestare ogni settimana nel quartiere Miramar della capitale.

Manifesto in ricordo della Rivoluzione del 1958. Foto Flickr degli utenti Indi e Rani Soemardjan. Licenza CC.
Manifesto in ricordo della Rivoluzione del 1958. Foto Flickr degli utenti Indi e Rani Soemardjan. Licenza CC.

La storia di Castro appare decisamente meno positiva se ci si confronta con gli esuli della diaspora cubana. Il regime cominciò a reprimere gli oppositori subito dopo la rivoluzione, e nei 30 anni successivi molti dissidenti sono stati condannati a lunghe pene detentive, e si sono verificate violazioni dei diritti umani. Molti cubani sono stati costretti a lasciare l’isola e, dopo la morte di Castro, sono scesi per le strade di Miami a festeggiare.

Il proseguimento della rivoluzione è stata messo in discussione nella prima metà degli anni ’90 durante il cosiddetto “periodo speciale”, quando sono aumentate le carenze di prodotti alimentari. Dopo la fine degli aiuti da parte dell’Unione Sovietica, Cuba ha dovuto lottare per sopravvivere e si è sentita la necessità di un cambiamento. L’economia cubana, in cerca di una valuta forte, ha cominciato ad aprirsi agli investimenti esteri e a incoraggiare il turismo, due aspetti fondamentali per il proseguimento della rivoluzione.

Oggi Cuba, alla morte di Castro, somiglia meno alla nazione di cui il líder prese il controllo nel 1959, perché l’isola degli anni ’50, piena di eccessi, è stata sostituita da una nazione più egualitaria e orgogliosa. Alla fine di una vita così lunga e straordinaria, è inevitabile che l’eredità di Castro venga percepita in modo diverso e generi discussione, ma sicuramente ha rappresentato una figura che non può essere ignorata.

Da vociglobali


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