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Il Parlamento approvi la legge contro le querele temerarie, vero bavaglio al diritto di essere informati

 

La misura è colma e il presidio di questa mattina davanti al Senato lo ha dimostrato: minacce, intimidazioni, insulti, botte, fermi e sequestri di materiale ai cronisti che fanno seriamente il loro lavoro rappresentano da alcuni anni solo una parte della deriva censoria che avanza nel nostro paese. La madre di tutte le censure è diventata l’arma delle querele temerarie, uno strumento puramente intimidatorio che non ha nulla a che fare con il diritto alla privacy e la protezione dell’immagine di chi le promuove, anzi. Non c’è giornalista che non le tema e non c’è cronista che non ne riceva, spesso quotidianamente, e sempre più preventive. Bavagli appunto, censura che scatta non appena un soggetto, che sia un mafioso, un corrotto, un gruppo economico con qualcosa da nascondere, un individuo non del tutto dedito al rispetto delle regole, vengono a conoscenza che una redazione sta facendo verifiche, realizza interviste e pone domande su di loro. E l’obiettivo, vogliamo chiarirlo una volta per tutte, non è il giornalista (che pure dovrebbe essere il responsabile del controllo sui potenti a vantaggio dei più deboli), ma siamo noi, cittadine e cittadini, è la verità, la trasparenza, il racconto delle vicende oscure, per impedire di capire, formarci un’opinione corretta e prendere decisioni consapevoli. E una proposta di legge, sia pure perfettibile, già c’è e attende solo che la commissione giustizia del Senato dia il via per il voto finale dell’aula.

E che si tratti di un’emergenza democratica lo hanno ribadito i rappresentanti di governo e parlamento che oggi hanno voluto essere accanto ai cronisti minacciati, dal vice ministro Filippo Bubbico, che ha annunciato l’avvio di un tavolo di lavoro con le associazioni dei giornalisti, ai senatori Monica Cirinnà e Beppe Lumia che si sono impegnati a sostenere l’iter della legge, al vicepresidente della commissione parlamentare antimafia Claudio Fava, curatore della relazione sugli attacchi ai cronisti, che ha ribadito l’urgenza di fermare proprio le liti temerarie, più temute delle stesse minacce mafiose. Una relazione, ha ricordato la presidente della commissione Rosy Bindi che ha chiuso gli interventi, che “è stata approvata all’unanimità e trasmessa al Parlamento, che ha avviato iniziative legislative. Ora chiediamo alla commissioni parlamentari di comportarsi di conseguenza – ha concluso la presidente Bindi, che ai tanti cronisti presenti, molti arrivati con gli uomini delle scorte con cui condividono forzatamente la loro vita sotto attacco, ha promesso: Noi non vi lasceremo soli”.

Perché un’informazione libera, corretta e completa è per la democrazia come l’aria che si respira. Senza, possiamo solo morire soffocati.

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