Coppia di volontari “adotta” tre bimbi africani e il papà rimasto vedovo

0 0

Grazie al progetto “Estate insieme” Rakia, Lukman e Anes hanno partecipato a un campo estivo in provincia di Sondrio. Il padre, che ha perso la moglie durante la traversata, ha trovato un lavoro temporaneo. Ad aiutarli Khadija e Mattia, volontari a Palermo in Caritas

PALERMO – E’ stata un’estate diversa per i piccoli Rakia, Lukman e Anes grazie all’impegno di una coppia di volontari che, avendo assistito l’anno scorso a Palermo il papà, il ghanese Abdul Karim Omar, rimasto vedovo con i bambini, ha deciso quest’anno di continuare ad aiutarli. La coppia, infatti, per quasi un mese è riuscita a fare partecipare i tre bambini ad un campo estivo in provincia di Sondrio e nello stesso tempo a fare trovare una piccola occupazione lavorativa al padre.

I due volontari, Khadija Lamami impiegata bancaria e Mattia Marsetti prossimo ingegnere, si sono conosciuti due anni fa a Palermo durante un’esperienza di volontariato in Caritas a sostegno dei migranti giunti in città; si sono anche legati affettivamente. In uno degli sbarchi più drammatici, avvenuto al porto di Palermo l’anno scorso in cui persero la vita diverse persone in prevalenza donne, la coppia di ragazzi ha conosciuto il giovane immigrato ghanese rimasto vedovo con tre piccoli bambini di 3, 5 e 7 anni, per la morte della moglie nigeriana, con la quale aveva vissuto in Libia 15 anni, durante la traversata verso le coste italiane.

L’uomo, accolto subito dalla Caritas e fortemente traumatizzato dal lutto, ha avuto bisogno che qualcuno assistesse anche i suoi tre bambini piccoli rimasti improvvisamente senza mamma. All’inizio la famiglia è stata seguita da operatori e volontari della Caritas e della parrocchia di San Giovanni Maria Vianney di Falsomile presieduta dal direttore della Caritas padre Sergio Mattaliano. Successivamente, il nucleo familiare, dopo una breve permanenza in una comunità di Partinico e poi stata trasferita nello Sprar “Buona Grazia” di Montelepre, un paesino tra le montagne siciliane in provincia di Palermo.

“Con un accudimento quotidiano e una attenta presenza di operatori Caritas – racconta Khadija Lamami – e volontari il nucleo familiare, a poco a poco, è riuscito a ritrovare una certa serenità. Il periodo trascorso assieme ai tre bambini e al padre ci ha consentito di stringere un legame di fiducia e di affetto reciproco che è proseguito anche a distanza, una volta terminato il nostro periodo di volontariato; rapporto che ci ha portato in un secondo momento a ritornare in Sicilia, nel mese di marzo, per rincontrare la famiglia, consolidando ulteriormente il legame con loro”. “Con l’arrivo dell’estate avevamo il desiderio di trovare il modo per mantenere questo rapporto cercando le strade per offrire loro anche altre opportunità rispetto al centro dove si trovavano. Ci siamo quindi mobilitati con il parroco del paese di Teglio (So) per chiedergli se ci poteva aiutare a portare avanti un piccolo progetto di felicità per questa famiglia”.

Da qui la scelta da parte della coppia di volontari, con una richiesta di trasferimento temporaneo dallo Sprar, di farsi promotori del progetto “Estate insieme” che ha permesso ai tre bambini, dal 15 luglio all’11 di agosto, di partecipare al “Grest” (Gruppo ricreativo estivo) con animazione, giochi, gite e laboratori organizzate da un gruppo di giovani volontari presso la residenza parrocchiale di Teglio, in provincia di Sondrio. “Penso che sia molto importante essere riusciti a potere dare a queste persone delle piccole opportunità per potersi affrancare e potere camminare con le loro gambe – racconta emozionata ancora Khadija -. Riuscire a vedere questi bambini felici di divertirsi insieme ai loro coetanei è stato per noi un motivo di gioia immenso. Dopo la prima settimana di permanenza anche il bambino più piccolo che prima si esprimeva molto poco, è riuscito perfino a parlare”.

Anche il papà nel frattempo è stato accolto da un imprenditore del luogo per fare piccoli lavori in un albergo con un contratto di collaborazione temporanea. “L’imprenditore ci ha raccontato di essere rimasto contento di averlo avuto perché la sua presenza è andata oltre le aspettative e la sua testimonianza di vita è stata arricchente per tutti – continua Khadija -. Omar, il papà dei bambini, ci ha dato grandi segnali di forza dettati proprio dalla consapevolezza di volere riprendere in mano la sua vita ed iniziare a pensare al futuro”. “Questa anche per noi è stata un’esperienza molto bella – continua – che siamo sicuri proseguirà perché questi bambini hanno bisogno di ritrovare insieme al loro padre la loro strada. Per il momento stiamo verificando con la prefettura di Como se ci sono, intanto le possibilità per un eventuale trasferimento dallo Sprar di Montelepre in un’altra struttura vicina al nostro territorio dove verrebbero garantite maggiori opportunità per tutta la famiglia. Ci stiamo, infatti, attivando affinchè possa essere favorito tutto questo per fare loro intraprendere un migliore percorso di reinserimento sociale e lavorativo”.

Khadija Lamami, 36 anni di origine marocchina oggi lavora all’ufficio estero in banca da 10 anni ma anche lei quando è arrivata con la sua famiglia a Reggio Emilia, è stata subito bene accolta. “Sono arrivata 33 anni fa in Italia per raggiungere mio padre che ci viveva già da tre anni, insieme a mia madre e mio fratello ed avevamo davvero molto poco – racconta la volontaria -. Abbiamo incontrato subito delle persone generosissime, aperte e accoglienti che ci hanno aiutato a prendere una strada e ad imboccare un percorso di vita che per mio padre era un ‘progetto di felicità’ tanto che poi sono nati altri tre figli. Io adesso sento il bisogno forte di donarmi nello stesso modo, aiutando le persone che incontro e, soprattutto per questi bambini, che hanno vissuto queste tragiche esperienze, ho il desiderio forte, insieme a Mattia, di continuare a mettere nel loro cuore dei semi di speranza per migliorare il loro progetto di vita”. (set)

Da redattoresociale


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21