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Il Brasile e il crimine dei trentatré

 

In trentatré contro una ragazza di sedici anni. L’hanno violentata, in una favela di Rio de Janeiro, alternandosi uno dopo l’altro. Hanno anche filmato e poi messo in rete il video. Tra i ricercati per questo ennesimo brutale caso di violenza su una donna ci sono un giovane calciatore, un tecnico di rete O’ Globo e altri sei di cui si sa poco. Dopo la denuncia è cresciuta l’indignazione nel Paese, moltissime donne sono scese in strada in diverse città. Sono previste anche nei prossimi giorni manifestazioni. La vittima ha denunciato solo il giorno dopo e a poi condiviso questo messaggio:

“Quando mi sono svegliata,
c’erano 33 uomini sopra di me…
A tutte noi potrebbe capitare un giorno…
No, non fa male l’utero, piuttosto l’anima,
perché esistono persone crudeli come queste
che restano impunite!
Grazie per l’appoggio di tutti,
avevo davvero pensato
che sarei stata giudicata male…”

I media stanno cercando di ricostruire tutti i dettagli della sua giovane vita, come se ci fosse un motivo o una colpa da trovare, che può aver scatenato tale violenza. In Brasile la maggior parte delle donne che subiscono violenze o stupri non li denunciano e anche la legge è carente in questo senso, non le tutela. Un caso simile, di violenza di gruppo su una minore si è verificato nel Nord Est, nello stato del Piauì giusto una decina di giorni prima di quest’ultimo. Il video dello stupro è finito sui social. Sia su FB, che ci ha messo ore a rimuoverlo, che su Twitter, dove a toglierlo ci hanno pensato gli stessi autori quando si sono resi conto che la cosa poteva portare a gravi conseguenze. In realtà la maggior parte dei casi di questo tipo si risolve senza conseguenze per i violentatori. Difficile che chi abusa va in galera. Ci sono stati casi terribili nel corso degli anni. Alcuni hanno coinvolto anche personaggi importanti come fu quello del dottor Roger Abdelmassih, potente e famoso, che abusò di 52 clienti. Il presidente della corte suprema di Sao Paulo, Gilmar, fece di tutto prima per salvarlo dalla condanna e poi ritenendo che non potendo più praticare la sua professione fosse a quel punto “innocuo”, l’ha lasciato in libertà.

Anche nella politica la questione è divenuta tema di dibattito ma il clima che si è creato in questi giorni, con provvedimenti urgenti che hanno tolto tutele e aiuti a quella parte di popolazione che ne beneficiava perché bisognosa, non lascia presagire nulla di positivo. E i precedenti sull’argomento, quando la politica ha messo becco sulla questione, ha fatto quasi più danni che portato beneficio a chi subisce tali brutalità.

Il 31 ottobre 2015, il leader evangelico Eduardo Cunha (PMDB-RJ), presentò un disegno di legge (L. 5069),  che mirava a restringere ancora di più alla pratica abortiva per le donne vittime di violenza sessuale. Fu poi approvato poi dalla commissione per la Costituzione e Giustizia  della Camera dei Rappresentanti. La vittima dovrà fare rapporto della polizia, cosa che molte evitano per paura, per vergogna. Il testo di quella legge tende anche a ostacolare l’accesso alla pillola del giorno dopo. In Brasile, lo stupro è una delle poche condizioni che permettono a una donna di ricevere dopo consulenza medica, l’assistenza dovuta per l’interruzione della gravidanza. Per questo è molto diffusa come pratica illegale, perché è difficile ottenerla. Ed è comunque umiliante e stressante essere sottoposte a veri e propri interrogatori dove la vittima viene trattata come fosse la colpevole. Una condizione che molte associazioni, da anni, denunciano. La legge passò con 37 voti a 14. Nonostante fosse presentato dall’evangelico Eduardo Cunha, proprio lui, uno degli artefici dell’impeachment a Dilma, deputati di diversi partiti, tra cui il PSDB e PDT, votarono a favore di quel testo.

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