Iniziative

Terra dei fuochi: mai più zitti

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Monika (nella foto) è la moglie di Roberto Mancini, ancora giovane e di una forza da non saper spiegare. Mamma di Alessia che a 13 anni ha perduto la possibilità di avere accanto il suo papà, poliziotto testardo, cocciuto,che per indagare sui veleni versati in Terra dei Fuochi si è ammalato e di veleni è morto. Il nesso tra il suo male, linfoma non- Hodgikin,  e i veleni che di quella terra raccontano di morte e di disperazione,  noi è cosa da stabilire per chi si ostina a dire che in terra di fuochi sia lo stile di vita a far ammalare, come del resto si è detto per altre terre avvelenate, come Taranto e la sua diossina da Ilva.

Il fumo di sigarette,  lo smog cittadino, sono argomenti utilizzati per  tutto ciò  che si è detto e scritto negli anni in cui si è nascosta la verità, si è taciuto colpevolmente sul continuo avvelenamento di campi, dell’aria, di ciò che i nostri ragazzi hanno dovuto vivere sulla propria e pelle e per cui stanno perdendo la vita

Monika Dobrowolska Mancini, , insieme a Nello Trocchia e Luca Ferrari, autori del libro IO, MORTO PER DOVERE, la vera storia di Robetro Mancini, poliziotto che scoprì per primo che succedeva in Terra di Fuochi, o come dice Marzia Carcioppoli, mamma di Antonio  un angelo volato in cielo per un male assurdo in età infantile, Terra di Fumi, perché è di fumi neri che si muore in quell’amara terra, ci  racconta di 4 funerali in pochi giorni, di bambini. E lo fa in una delle molte presentazioni del libro, a Caserta.

Monika ha una figlia, Alessia, che ha 15 anni e che si chiede se arriverà a compiere 18 anni perché Dalia, un altro angelo, a 13 anni è volata via. E Monika mi dice di voler combattere per poter guardare negli occhi sua figlia, consapevole d’aver fatto qualcosa per chi si sta ammalando in quelle terre, combattendo contro l’indifferenza di molti che, non essendo toccati dal problema, restano fermi a guardare. E parla con la forza che nasce da una vita accanto ad un uomo come Roberto, che fino agli ultimi giorni  ha scritto e si è dedicato alla ricerca della verità chiusa in un cassetto.

Nello Trocchia. racconta di un uomo che conosceva la verità su un sistema criminale , di una malavita ben organizzata e di una volontà forte di voler dire a tutti i costi ciò che aveva scoperto, con una informativa  pubblicata per la prima volta proprio nel libro scritto con Luca Ferrari e Monika. E di Roberto ricorda la sua scelta di vita, di non amalgamarsi mai…e mentre mi parla di un livello di consapevolezza e di sacche di resistenza nati in terra dei fuochi, ricorda tutte le persone a cui dedica questo libro, partendo dai vivi, le mamme, gli attivisti, ma anche chi non c’è più. E gli occhi si fanno lucidi a tutti, a chi parla, a chi ascolta, a chi di rabbia si veste per scrivere eppur con mano tremante mette nero su bianco parole difficili. Ricorda Antono Riccardelli , un suo amico finanziere, morto di tumore, impegnato nelle inchieste per la ricerca della verità e Michele Liguori, un vigile, morto, che faceva   il suo dovere. Chi resiste?  Chiedo questo proprio a Nello che riporta la  frase di Roberto, un manifesto di vita, non amalgamarsi , e per Nello questo è un messaggio di resistenza enorme.

Luca Ferrari spiega come nel libro Roberto sia raccontato nella sua verità, di un uomo che voleva che Terra dei Fuochi non  fosse solo un fatto solo  campano e di quanto,  leggendo il libro,  si possa avere con lui un livello orizzontale, quasi dargli del tue. Roberto, per Luca,  è un simbolo, è una microstoria per parlare di un macrotema.

Si, porto a casa questo di una serata in una libreria di Caserta, una microstoria dal valore immenso,  quella di un eroe semplice, un ragazzo testardo che  ha pagato con la vita l’aver abbracciato un macrotema che ormai è scoppiato, grazie anche e soprattutto alla storia proprio di Roberto raccontata nel libro e vissuta dal grande Beppe Fiorello nella fiction ispirata alla sua vita.

E porto a casa le parole di una donna forte, di una mamma che spende il suo tempo per raccontare come sia giusto lottare per la vita, ed il coraggio di Nello e di Luca per aver affrontato questa battaglia. Si , perché scrivere di criminalità, di loschi affari, di intrallazzi e vergognosi silenzi è una battaglia d’una guerra che interessa tutti noi, quella guerra che Roberto non ha perso, perchè non s’è arreso.
E noi continueremo a scrivere e fotografare perché…non amalgamarsi è una scelta e resistere è un dovere.

*Foto Vincenzo Aiello

8 marzo 2016