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Il XIX congresso dell’Ucsi: il giornalismo ai tempi di Francesco

 
Andrea-Melodia

Si concludono domenica a Matera i lavori del XIX congresso dell’Unione Stampa Cattolica Italiana, un congresso importante, che vede concludersi l’esperienza di due mandati di Andrea Melodia (nella foto) alla presidenza e si inserisce in un momento cruciale della professione giornalistica in Italia. Nella relazione introduttiva Melodia non ha usato giri di parole: “La crisi della professione è epocale” ha esordito “Si mescolano infatti conseguenze che derivano dalla trasformazione tecnologica – il digitale, la rete – con quelle di natura culturale. Anzi, ancora una volta trasformazione tecnologica e cambiamenti culturali sono strettamente intrecciati, a dimostrazione ulteriore della impossibilità oggi di tenere separate la cultura tecnica e quella umanistica”.

Nei vari interventi, e nella relazione introduttiva, ci si è chiesti ripetutamente se ha ancora senso nella nuova realtà una separazione netta tra giornalisti e comunicatori professionali, quando ormai una buona parte degli iscritti all’Ordine operano ai confini della professionalità tradizionale, e la non iscrizione è una sorta di “libera tutti” dal rispetto di ogni regola. Tuttavia non c’è dubbio che la crisi della professione giornalistica non dipende da questioni relativamente secondarie come le vicende del nostro Ordine. Perché evidentemente la crisi è globale, e non solo italiana.

Occorre dunque, secondo l’UCSI, che i criteri di valutazione del lavoro giornalistico sulla base dei servizi resi ai lettori si diffondano in tutte le testate, almeno in parallelo a quelli sulla performance economica. Non è da combattere la cura del mercato, ma quella sua esaltazione esclusiva che si traduce in rifiuto della complessità e dell’intelligenza connessa. Il ruolo dell’informazione e dei giornalisti va collocato in una prospettiva di rilancio, di politiche pubbliche a sostegno della comunicazione di qualità, di trasparenza nelle pubbliche amministrazioni e di coinvolgimento dell’opinione pubblica nella costruzione di un modello nuovo di comunicazione, democratica e professionale. Occorre un Freedom of Information Act che sia vero strumento di contrasto alla corruzione, e ci aiuti a far avanzare la nostra cultura e la nostra storia verso gli standard più elevati, inserendole a pieno titolo in un progetto di unità dell’Europa costruita sul dialogo e la comprensione reciproca.

Su questi temi si stanno alternando numerosi importanti interventi, da Paolo Ruffini a Padre Francesco Occhetta, che ha sottolineato come “ Contemplare, discernere, esaminare e desiderare: sono quattro verbi della spiritualità ignaziana. Dietro al contemplare c’è la capacità di comprendere meglio il senso della vita, e questo richiede la capacità di restare in silenzio, riflettere, per poi scagliare parole generate nel silenzio”.

Il segretario di stato vaticano, cardinale Paolin, concluderà i lavori del congresso, dopo gli interventi, tra gli altri, di Lorusso e Giulietti per la FNSI e di Franco Siddi.

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