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#tuttigiuperterra L’adesione di storiche trasmissioni sportive

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“Tutti giù per terra” è il titolo dell’originale e civile campagna lanciata da Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, da sempre in prima linea quando si tratta di difendere i diritti negati ai bambini di ogni colore, fede e continente. Questo perché, quando si crede nella dignità delle persone, non è possibile fare eccezioni, o ancor peggio, discriminazioni. Da tempo Andrea, e l’Unicef, cercano di richiamare l’attenzione sulle tante tragedie in atto dalla Siria alla Nigeria.

Spesso, troppo spesso, l’indifferenza, il cinismo e gli egoismi nazionali prevalgono sulla necessità di salvare le vite umane e di costruire ponti capaci di superare i muri dell’odio e del razzismo che, a loro volta, generano i mostri delle guerre e del terrore. Da tempo l’Unicef, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, denuncia le tragedie dell’emigrazione, i barconi rovesciati, i tanti bambini morti nei nostri mari, dal Mediterraneo all’Egeo. Lo sdegno causato dalla foto scattate al corpo senza vita del piccolo Ayal sembra essere già stato archiviato, anche se non mancano i segnali di reazione e di speranza.

Qualche giorno fa, alcuni calciatori greci del campionato di serie B, hanno deciso di “incrociare le gambe” in segno di rispetto verso i bambini annegati nei loro mari. Così, sull’onda di questo gesto, Andrea Iacomini ha deciso di lanciare una campagna e di chiedere anche alle nostre squadre di fare altrettanto e di mettersi “giù per terra” per trenta secondi. Piano, piano l’appello, subito rilanciato da Articolo 21, ha preso forma, trovando l’immediata adesione di trasmissioni storiche quali la “Domenica sportiva”, “90° minuto”, “Tutto il calcio minuto per minuto” e tante altre trasmissioni di emittenti locali.

Nelle prossime ore dovranno pronunciarsi anche la Lega calcio e i loro dirigenti. Dal momento che, anche recentemente, dai campi di calcio sono arrivati anche esempi di razzismo, di omofobia e intolleranza, non sarebbe male che arrivasse un segnale di segno contrario e che, anche dall’Italia partisse un messaggio di solidarietà verso quei bambini che, senza colpa alcuna, o hanno già perso la vita, o rischiano di sparire tra le acque di casa nostra.

9 febbraio 2016