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Querele temerarie. Blitz e Report assolti, il querelante…

 
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Querele temerarie. I Gip di Roma e di Verona hanno aperto una strada che il Parlamento non era in grado di indicare. Ancora una volta un magistrato ha adeguato la legge alla realtà, mentre deputati, senatori e partiti sembrano incapaci di uscire dal loro recinto di odio verso i giornalisti o di insensibilità verso la società. Al centro delle due decisioni, non collegate fra di loro ma quasi contemporanee, Blitzquotidiano e Report. Blitzquotidiano era stato querelato a Roma per un articolo di due anni fa. Report è stato querelato aVerona dal sindaco Flavio Tosi.

Denunciato per calunnia chi querelò Blitzquotidiano. Per un articolo del luglio 2012 pubblicato sul sito di Blitz.it – una vicenda di truffe e riciclaggio per cui la procura romana dispose 11 arresti – Simone Fazzari intentò una querela per diffamazione nei confronti della testata online.

A metà gennaio 2016, presso il giudice per le udienze preliminari di Roma, il ribaltamento delle accuse. La dottoressa Anna Maria Fattori, il gup di Roma, ha fissato l’udienza preliminare unitamente al rinvio a giudizio dello stesso querelante Fazzari. In assenza di una legislazione che tuteli e non scoraggi il lavoro dei giornalisti sottraendoli al capestro di lunghi, snervanti e costosi contenziosi legali, è l’azione di un magistrato a disinnescare la minaccia usando il giusto deterrente. In attesa che anche il Parlamento ne segua l’esempio pratico.

 Report, archiviata denuncia, incriminato querelante. Il gip di Verona Livia Magri  – racconta la cronaca giudiziaria del Gazzettino.it – ha archiviato la denuncia intentata nel 2004 dal sindaco della città Flavio Tosi: il politico leghista aveva presentato querela e chiesto 9 provvedimenti per diffamazione nei confronti del giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Nella querela il sindaco insinuava accuse gravi: nella trasmissione del 7 aprile 2004 Ranucci avrebbe mostrato circostanze non vere attraverso notizie “comprate”, o ottenute “in maniera illecita”. In realtà, il presunto “acquisto” –  ha constatato il gip – fu il risultato di una macchinazione ai danni del giornalista di Report.

Accuse gravi respinte dal gip che, anzi, ha visto nella querela gli estremi per rilevare una “calunnia”: per questo ha incriminato il querelante per diffamazione. Soddisfatta la conduttrice di Report Milena Gabanelli: “Sarebbe stato gravissimo se fosse risultato lecito da parte di un politico tentare di stoppare un’inchiesta registrando clandestinamente un giornalista e utilizzando querele preventive, rifiutando al contempo il confronto col cronista”.

Fonte: “Blitz Quotidiano”

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