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Il mondo che verrà

 
Strage, terrore e morte, bombe su scuole e ospedali, ecco un titolo dei titoli di Repubblica, Corriere e Stampa. Ad ammazzare bambini e infermieri nei pressi di Aleppo sarebbero state bombe russe, che non sono intelligenti ma “stupide”, spiega Repubblica, nel senso che falciano tutta la vita che sta di sotto, che sono “chirurgiche”, scrive il manifesto, nel senso che colpiscono i chirurghi di Medici senza Frontiere. Le Monde, giornale del pomeriggio, che dunque ha “chiuso” prima della strage, prima di vedere i feriti di Mara’at sbalzati in aria con le flebo in vena, e i soccorritori spianati da altre bombe, titola: “Siria, l’Europa impotente di fronte a Putin”. Massimo Gaggi, del Corriere, spiega oggi che “Putin approfitta dei calcoli (sbagliati) di Obama”. L’America, distratta dalle primarie, attenderebbe che i colpi messi a segno da Mosca (la conquista del Donbass in Ucraina, i bombardamenti a tappeto in Siria) ritornino come un boomerang in faccia a Mosca. Aspettando, le notizie dal fronte – con i turchi che bombardando i curdi siriani – rendono più probabile e più vicino lo scontro diretto tra Nato e Russia, quello scontro che la telefonata di ieri l’altro tra Obama e Putin avrebbe voluto scongiurare. Mi chiedo con angoscia cosa vogliano americani ed europei, quale linea persegua la famosa comunità internazionale? Consegnare, dopo aver cancellato il califfato, Siria e Iraq al governo a maggioranza sciita di Bagdad e a quello di Assad, sostenuto da russi ed Hezbollah? Favorire la nascita di stati etnici: uno curdo, uno sciita, uno sunnita, un ultimo cristiano alawita? Aspettare che anche Turchia e Arabia mandino i loro eserciti sul campo e lasciare che le truppe di Bagdad, sostenute dall’Iran, le milizie curde, le milizie del califfo, le truppe saudite, quelle russe e l’esercito turco se la vedano fra loro, sperando che la guerra non diventi mondiale?
Povero Giulio Regeni, cosa ti fanno? Stampa scrive: “a Londra aveva lavorato per un’agenzia di intelligence”. Repubblica scrive che potrebbe essere stato vittima di un “complotto contro Al Sisi”, o che almeno è “questa la pista dell’asse Roma Cairo che non convince gli USA”. Più prudente, Fiorenza Sarzanini del Corriere fa “l’ipotesi che sia stato tradito” e parla di “verifiche sul ruolo (di Regeni) nella società di analisi inglese”. Giulio era un ricercatore sul terreno e un giornalista, aveva studiato in Gran Bretagna e indagava tra i sindacati ostili al regime del Cairo. Tutti gli giravano intorno come le api al miele: agenzie di analisi fondate da reduci del Watergate e benedette dal guru del (controllo sul) web, Negroponte, scherani di Al Sisi, sindacati del regime e sindacati ostili al regime. Lo sapeva Regeni, vedeva tutto quel movimento intorno al suo lavoro? Penso di sì e certamente parlava con l’uno, provava a capire chi fosse l’altro, per ridurre il pericolo che sapeva di correre e fare quel che aveva deciso di fare. Ma cosa credete, che i giornalisti sul campo non incontrino le spie, o che i gaglioffi stiano solo da una parte? Però se titoli come anche i nostri giornali stanno cominciando a fare, rischi di suggerire che abbia ragione Lutwak, quando dice Giulio se l’è cercata e che l’imperativo per l’Italia è non “picconare l’Egitto di Al Sisi”, baluardo della democrazia e degli interessi europei. Stiamo ai fatti: le autorità hanno certamente depistato, le torture inflitte a Regeni sono simili a quelle subite da altri oppositori, un regime che odia la verità e la libera informazione deve essere messo sotto accusa se scompare un giornalista.
La Cina è vicina. Le borse esultano (da un paio di giorni), le banche temono meno. Merito di Draghi? In parte sì. Il presidente dalla BCE ha promesso nuova liquidità, ha chiesto agli stati di investire e sostenere la domanda interna, ha confermato che in caso di fallimento delle banche dovranno pagare in solido azionisti e correntisti (sopra i 100mila euro), ma ha poi aggiunto che si cercherà di non far fallire le banche, prevedendo qualche eccezione al rigore. Tuttavia, spiega Moyra Longo sul Sole, non è stato Draghi, questa volta il deus ex machina. É stata la Cina a rasserenare i mercati, escludendo altre svalutazione dello Yan e rilanciando così la sua moneta. La stessa Cina che molti imprenditori europei vorrebbero fuori dagli accordi del commercio globale perché, coi suoi metodi, riduce i suoi costi e fa concorrenza sleale ai loro prodotti. La Cina comunista, virus e medicina: ossimoro trionfante.
Politica vo cercando. Boschi e Zanda non hanno imposto la pax sulle unioni civili e forse oggi ricorreranno al canguro Marchini, per evitare i voti segreti e la convergenza di cattodem, catto crociati NCD, catto grillini e catto berlusconiani in funzione anti legge Cirinnà. Intanto ci si prepara a votare per i sindaci i quali, aveva scritto già ieri Ilvo Diamanti, sono ormai rimasti “senza partiti, piccoli capi, sparsi e dispersi nel Paese. A governare su tutti: un solo leader. Circondato da pochi consiglieri fidati. Sfidato solo da alcuni anti-leader”. La politica, le scelte che contano, sembrano uscite per sempre dal perimetro della democrazia rappresentativa e partecipata. Restano la gestione locale (con i soldi e nei limiti che il governo consente) e la gestione nazionale (nei limiti e gli euro che l’Europa e mercati concedono). É il sistema contro cui si batte Sanders in America. E oggi la jena, Barenghi, si chiede sulla Stampa perché la sinistra italiana non parli di lui. Perché impegnata in piccole cose e a seguire piccoli leader, risponde. A Sanders, Left dedicherà il prossimo numero.

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