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Articolo21, 14 anni di battaglie contro bavagli e censure

 
libertà informazione

Quattordici anni. Tanti ne sono trascorsi dalla fondazione di Articolo21 (27 febbraio 2002). Donne e uomini di orientamento politico diverso; giornalisti, giuristi, economisti, personalità del mondo della comunicazione della cultura e dello spettacolo decidevano di dare vita ad un’associazione per difendere e promuovere i valori racchiusi nell’articolo 21 della nostra Costituzione.
Fummo premonitori di un evento infausto: due mesi dopo, dalla Bulgaria, si compiva uno dei più gravi attentati alla libertà di informazione degli ultimi decenni: la cacciata di due giornalisti e un comico per effetto del tristemente noto “editto bulgaro”.
Internet non era così diffuso come oggi, non esistevano piattaforme per le petizioni on line né tantomeno facebook e gli altri social network. Ma noi lanciammo una raccolta di firme che diventò subito virale tanto da raccogliere oltre 500mila adesioni in pochi giorni.

Ci auguravamo che la nostra “missione” si potesse esaurire rapidamente e che non ci dovesse essere bisogno, per lungo tempo, di un presidio a difesa della libertà di espressione in un paese che questo principio lo proclamava nella sua Carta.
Ma così non è stato. E negli anni a seguire censure, autocensure, bavagli, intimidazioni ai giornalisti sono state, pressoché ogni giorno, parole amaramente ricorrenti che hanno composto il vocabolario delle nostre mobilitazioni.
L’Italia sempre più in basso nelle classifiche internazionali della libertà di stampa. Colleghi minacciati, feriti o uccisi. Nel nostro paese e all’estero. Solo per aver svolto correttamente il proprio lavoro: informare.
Molti di loro oggi sono sotto scorta. Ma più che altro, come ci ricordavano instancabilmente i nostri Federico Orlando e Santo della Volpe, è di una protezione mediatica che hanno bisogno. Di giornali, tv, radio e siti web che non li lascino soli e che diano risonanza alle loro inchieste scomode.
E’ quello che abbiamo fatto in questi anni. Dare voce alle voci cancellate, oscurate, sgradite. Ed è con questo spirito che abbiamo contribuito a dar vita alla rete “Illuminare le periferie” per accendere i riflettori sui temi depennati dalla gran parte dei media.

Quattordici anni. Né padrini né padroni. E senza risorse economiche tranne quelle provenienti dai nostri stessi collaboratori che ci hanno consentito di tenere in piedi un server che via via è diventato più oneroso per le migliaia di accessi quotidiani al nostro sito.
Oltre mille collaboratori. Tutti volontari. Molto diversi tra loro ma accomunati dalla stessa passione. Per la libertà.

Il 24 febbraio presso l’Aula magna della Facoltà valdese di teologia la nostra assemblea annuale per rinnovare le cariche sociali dell’associazione e discutere delle nuove campagne per il 2016.
E ci auguriamo di essere in tanti perché la battaglia per la libertà di informazione, come scriveva Enzo Biagi, uno dei nostri fondatori, ha sempre bisogno di “giornalisti ‘vendicatori’ capaci di riparare torti e ingiustizie”.

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